Congressi e alleanze: il Pdl pensa  in grande

Le scadenze congressuali e le amministrative di primavera impegnano la macchina organizzativa del Pdl, in fase di restyling e di modernizzazione. Sul fronte politico continua il monitoraggio dei possibili nuovi (e vecchi) compagni di strada.
Se i rapporti con il Carroccio sono un capitolo a parte per l’opposizione al governo Monti dei leghisti, con l’Udc le carte sono ancora da scoprire e possibili accordi sul territorio vanno valutati – è il parere prevalente nel Pdl – caso per caso, città per città. Ad oggi sono circa metà i congressi già celebrati dopo il successo della campagna di adesioni (un milione di iscritti). «Sono andate a votare 120 mila persone», fa il punto Ignazio La Russa che rispedisce al mittente le polemiche sulle presunte irregolarità e le tessere truccate. «Può esserci stato qualche furbetto che voleva farsi bello iscrivendo qualcuno. Ma chi non sa di essere iscritto non va a votare e quindi non influenza minimamente il risultato». Se qualcuno ha cercato di rispolverare metodi da prima Repubblica, quando nelle varie assise si ritenevano validi interi pacchetti di tessere anche false, ha sbagliato, spiega Antonio Leone, «e bene ha fatto il segretario Angelino Alfano a raccomandare il massimo controllo e rispetto del regolamento». Democrazia interna e partecipazione dal basso sono le parole d’ordine della nuova leadership di Alfano, anche se Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione né di ritirarsi a vita privata né di abbandonare il partito che ha fondato. Il pressing del Cavaliere su parlamentari e dirigenti, gli incontri conviviali e le riunioni periodiche (l’ultima risale all’altro ieri) dimostrano l’intenzione di non cedere alla tentazione di subire l’interventismo del governo tecnico. Entro la fine del mese si celebreranno le assise in Abruzzo, Basilicata e Calabria, a marzo sarà la volta del Lazio, già svolti i congressi in Emilia, Lombardia,  Liguria, Puglia, Sicilia, Trentino, Umbria, Veneto e Toscana.
Nuovo inno  ma nessun cambiamento nel simbolo che gli elettori troveranno sulla scheda. «Per quanto riguarda le future elezioni, andremo avanti col nostro simbolo, pianteremo la nostra bandiera nelle città dove si vota e sceglieremo il migliore candidato sindaco in base alle esigenze delle singole città», conferma Alfano che ieri con Berlusconi ha incontrato a Palazzo Chigi il premier.
Ma ad animare i pidiellini è soprattutto la strategia delle alleanze e i rapporti con i centristi. Nell’ultima riunione con lo stato maggiore a Palazzo Grazioli il Cavaliere ha analizzato lo stato delle alleanze e ha auspicato un passo in avanti in direzione dell’allargamento del Pdl, del «rafforzamento» come lo definisce Berlusconi. Le vecchie intese non ci sono più – è il ragionamento – ecco perché, in vista del 2013 si deve preparare un nuovo quadro, nel quale un ruolo strategico giocherà la legge elettorale.
Prematura qualsiasi decisionesul futuro rapporto con il partito di Pier Ferdinando Casini.  «La sola idea di un’Opa dell’Udc sul Pdl è semplicemente assurda», dichiara Laura Ravetto, responsabile propaganda del Pdl, «nel diritto commerciale esistono due diversi tipi di Opa: una amichevole, perché concordata tra due soggetti, e una ostile quando a prevalere è un soggetto sull’altro. Il Pdl è aperto al dialogo e al confronto con tutti». Ma un grande partito come il Popolo della Libertà – conclude – non potrà mai «essere imprigionato in logiche contrarie ai valori e agli ideali che animano da sempre le nostre battaglie in nome del bene dell’Italia e degli italiani». Le amministrative saranno il banco di prova della possibili liaison con l’Udc: le comunali a Palermo, città-simbolo di quel laboratorio dei moderati, potrebbe diventare modello nazionale per il centrodestra che verrà. Facile a dirsi, molto meno a farsi. Restano, infatti, le distanze tra Pdl e Terzo Polo, che ha già calato il suo candidato sindaco restano, nonostante le mediazioni di Alfano tra Casini e Miccichè. Casini non si sbilancia: sul suo sito, per esempio, restano intatte le considerazioni fatte dopo le dimissioni di Berlusconi: 
«Dopo l’esperienza di questo governo i partiti non usciranno più con le vecchie alleanze del passato, incapaci di governare il Paese. Mi sembra difficile che il Pdl si ripresenti con la Lega, protagonista oggi dell’opposizione a Monti, così come mi sembra difficile che il Pd possa credibilmente presentarsi con gli alleati di Vasto, che oggi sono all’opposizione del governo che fortemente il Pd sostiene in Parlamento. Dopo i due fallimenti del governo Prodi e del governo Berlusconi la politica deve reinventarsi intorno a Monti, non può più essere la stessa. Noi crediamo che i partiti debbano capire che le vecchie formule del passato non saranno più in grado di convincere gli italiani e di cambiare il Paese».