Celentano diventa il grimaldello del Pd per scardinare la Rai

Dopo di lui (Celentano) il diluvio. Crollati gli ascolti nella seconda serata (un milione di telespettatori in meno dello scorso anno), è scattato lo scaricabarile. Chi ha voluto il Molleggiato al Festival di Sanremo? Il primo a chiamarsi fuori è il direttore di Raiuno, Mauro Mazza. Ieri il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha distribuito al Cda di viale Mazzini la lettera ricevuta da Mazza. Una lettera nella quale il direttore sostiene che la colpa di quanto accaduto durante lo show di Celentano non è sua, in ragione di un contratto, non firmato da lui, che concede totale autonomia al cantante. In sostanza, scaricando le colpe sul dg, Lorenza Lei.
«Il contratto tra Rai e Celentano – scrive il direttore di Raiuno – consente all’artista la massima libertà di espressione e non contempla la possibilità che i testi dei suoi interventi siano sottoposti al vaglio preventivo di chicchessia». Non solo. Nella lettera Mazza aggiunge che se Celentano, nel suo intervento di martedì sera ha violato «il codice etico che si era impegnato a rispettare, il dg può riunire subito la commissione, valutare eventuali violazioni e decidere di conseguenza nei confronti dell’artista».
Non a caso un consigliere ha chiesto nel corso della riunione l’avvio di un audit interno per verificare il rispetto del codice etico da parte di Celentano. Ma il Cda ha deciso di rinviare alla prossima settimana tutto ciò che attiene al Festival. Il criterio è chiaro: censurare Celentano adesso avrebbe ripercussioni persino peggiori, non tanto e non solo in termini di ascolti, ma di immagine. Meglio piuttosto verificare che i tempi siano rispettati per evitare che l’ex ragazzo della via Gluck vada di nuovo a tracimare. Tornando alla lettera di Mazza sembra che Garimberti non l’abbia gradita, ritenendo che non sollevi il direttore di Raiuno da responsabilità che, pur non essendo tutte sue, comunque ci sono. Nella missiva, tra le altre cose, Mazza farebbe notare di essersi scusato con Famiglia Cristiana e Avvenire; di aver esplicitamente criticato in conferenza stampa le numerose parolacce dette dalle jene Luca e Paolo martedì sera e di aver definito utile l’arrivo del “commissario” Antonio Marano a Sanremo.

Chi distrugge la Rai?
La debacle della kermesse sanremese diventa quindi l’occasione per scatenare gli appetiti del centrosinistra su viale Mazzini. Ci pensa Pierluigi Bersani: «La Rai è in decadenza – tuona il segretario del Pd – e a intervenire deve essere il padrone dell’azienda, che è il Tesoro. Da lì deve venire un’iniziativa sulla governance. Si affronti questione o il Pd non ci sta». Per Bersani «se la riforma della Rai si concretizzasse in iniziative di abbellimento, noi non ci stiamo e stiamo fuori. Se ci troviamo davanti ad una Rai che corre verso il caso Alitalia, noi non ci stiamo». L’alternativa? «Se invece ci viene la proposta di una nuova governance, con un capo azienda che può decidere e affronta il tema del piano industriale di un’impresa stracolma di risorse ma in decadenza, allora si può discutere». Celentano come grimaldello del Pd? Ne è convinto Vincenzo Fasano. «Chi distrugge la Rai –  osserva il membro della Commissione di Vigilanza – sono i guitti cari alla sinistra e il Pd che vuole mortificare il Parlamento, violare le sentenze della Corte, e vuole che il governo svolga ruoli che invece gli sono preclusi».
Gli fa eco il collega di partito, Alessio Butti. «È veramente singolare che Bersani, che è primo firmatario di una proposta di legge del Pd sulla governance Rai, anziché ragionare sulla parlamentarizzazione dell’iniziativa, invochi un intervento del governo che genererebbe seri dubbi sulle sue competenze». Per il capogruppo Pdl in Commissione di Vigilanza Rai, come previsto dalla legge Gasparri, «la parlamentarizzazione delle nomine della governance non è in discussione. Se i leader dei gruppi parlamentari decidono di trovare un eventuale accordo sui numeri del consiglio siamo aperti, ma la ratio della legge è fuori da ogni discussione. Il Parlamento è l’editore della Rai ed è davvero singolare che Bersani invochi un intervento a gamba tesa del governo».

Il Molleggiato è sparito
Tornando alla sessantaduesima edizione del Festival della canzone italiana, o a quel che ne rimane, ha offerto l’occasione al sindaco di Firenze di dire qualcosa di condivisibile. «La Rai sapeva – ha commentato Matteo Renzi – quando lo ha invitato, che lui non sarebbe andato lì a cantare il ragazzo della via Gluck. Lui andava lì a dire quel che gli pareva». Quindi «è ridicolo che dopo averlo chiamato si faccia il pianto del coccodrillo…». Intanto, lo stesso Celentano ha scelto di far saltare l’incontro con la stampa programmato per oggi. A farlo sapere ai giornalisti il direttore artistico del Festival, Giancarlo Mazzi, un altro in odore di siluramento alla fine della kermesse.