An, la Fondazione e il futuro del “Secolo”

Basta poco per alimentare la confusione, pilotare una notizia sui binari sbagliati, allarmare chi lavora per un progetto. Dire, per esempio, che ieri la Fondazione di An è stata commissariata e che il contenzioso tra le due anime del vecchio partito riguarda un patrimonio di centinaia di milioni di euro, è una notizia maliziosa e fuorviante. C’è di vero che ieri il tribunale di Roma ha nominato due commissari liquidatori affidandogli il compito di completare il trasferimento del patrimonio di An. Ma ciò di cui si occuperanno i commissari, nominati sulla base di un ricorso dei “finiani” Buonfiglio (peraltro già sceso dalla barca di Fli) e dell’ex amministratore del “Secolo” Enzo Raisi, riguarda solo quel poco che – in termini di asset e di liquidità – resta ad oggi in carico dell’Associazione, chiamata a traghettare il patrimonio del partito all’indomani del congresso di scioglimento: quel residuo gestionale di cui il comitato di gestione e il comitato dei garanti non avevano ancora completato il trasferimento alla Fondazione. Si parla, in pratica, di undici milioni, del personale del partito e del quotidiano “Il Secolo d’Italia”. Quella dotazione di risorse lasciata all’Associazione di An serviva proprio a coprire i rischi di mancato rifinanziamento del sostegno all’editoria per il giornale di partito, a risolvere le questioni occupazionali e le pendenze debitorie. Ecco perché ieri il senatore Franco Mugnai, presidente della Fondazione, spiegava che «il provvedimento del tribunale di Roma, che in alcun modo ipotizza comportamenti illeciti o fraudolenti degli organi di An, contrasta in modo palese con le determinazioni dell’ultimo Congresso di An del 2009, e in tal senso sarà necessariamente e doverosamente impugnato». Mugnai trova incomprensibile e sconcertante che lo stesso presidente del Tribunale, che solo sei mesi prima aveva rigettato un’analoga richiesta, oggi l’abbia ribaltata. Il suo auspicio è che «i commissari portino a termine l’attività di liquidazione in continuità e nella tutela più rigorosa degli interessi della Fondazione, erede di Alleanza nazionale». E che il “Secolo”, aggiungiamo noi, non paghi il prezzo di colpe non sue con l’assurda logica del “muoia Sansone con tutti i Filistei”.