Altolà del Pdl: Ammucchiata? No grazie

Si invoca la protezione di “San Tatarella” e della sua proverbiale moderazione (l’ex esponente di An moriva proprio l’8 febbraio del 1999), ma il dibattito sulla legge elettorale lascia sul tavolo diversi temi caldi e più di un nodo da sciogliere al di là di ogni larga intesa. Ma intanto ci si confronta, come nel convegno romano di ieri, intitolato “Quanto pesa il tuo voto? Ipotesi di legge elettorale oggi”, dedicato proprio al compianto Pinuccio e sotto il coordinamento di La Russa e Gasparri, due ex “Tatarella Boys” (l’espressione è dell’ex ministro della Difesa).

Obiettivo: governabilità
I due padroni di casa mettono subito i puntini sulle “i”, chiarendo che la maggiore libertà di scelta, per i cittadini, non potrà mai andare a discapito della governabilità. «Diamo più libertà agli elettori – dichiara Maurizio Gasparri, nell’intervento di apertura – ma non rinunciamo ai grandi progetti. Non si possono fare passi indietro rispetto a un sistema in cui, peraltro, le virtù sono maggiori dei difetti. Non dobbiamo tornare ai piccoli partiti che fanno e disfanno, il nostro obiettivo è la governabilità. Nel futuro serviranno grandi partiti-progetto». Sulla stessa lunghezza d’onda Ignazio La Russa: «I cittadini – ha spiegato – ci chiedono di poter scegliere in maniera concreta i loro rappresentanti e devo dire che tale istanza sta riscontrando, fra le diverse forze politiche, largo consenso. Ma non si può guadagnare la scelta dei candidati perdendo il bipolarismo e la possibilità di scegliere chiaramente il premier. Non possiamo tornare a un quadro generale in stile prima repubblica, dove persino il linguaggio, il famoso “politichese”, era lo specchio di un arroccamento dei partiti che escludeva i cittadini dalla politica».

Inciucio o non inciucio?
Ecumenico, con qualche sasso gettato nello stagno, l’intervento di Ferdinando Adornato. L’esponente dell’Udc cita più volte il comunicato congiunto di Pdl e Terzo Polo seguito all’incontro di giornata delle due compagini. Nella nota si esplicitano tre punti da cui partire per una riforma condivisa: restituire ai cittadini la libertà di scegliere i parlamentari, non obbligare i partiti a coalizioni politicamente forzate, no ai vincoli programmatici. Adornato, dal canto suo, insiste sulla necessità di costruire una nuova legge pensando all’interesse del Paese e non dei propri partiti di riferimento. Anche perché, aggiunge malizioso, «non è detto che il Terzo Polo arrivi così com’è oggi alle elezioni. D’altra parte mi sembra che anche Pdl e Lega abbiano dei problemi, mentre a sinistra Pd e Idv litigano in continuazione. E se nascesse un grande partito moderato dei riformisti?». Ma la domanda cade nel vuoto, perché Altero Matteoli si affretta a precisare: «Questa idea che bisogna dialogare per forza e stare tutti insieme a me non piace. Per me ci deve essere una maggioranza e una opposizione e più si scontrano e meglio è», ha tuonato l’ex ministro strappando un applauso alla platea. «Il comunicato congiunto di Pdl e Terzo Polo – ha aggiunto – non lo condivido, mi sembra molto equivoco. Vorrei sapere se coloro che trattano per il mio partito sono d’accordo sul bipolarismo o meno. Il punto è tutto qui: quando si vota l’elettore deve sapere chi sarà l’eletto e soprattutto chi sarà premier, senza accordi successivi». Matteoli si è detto anche contrario alle preferenze: «Credo che creino problemi seri dal punto di vista morale».

No alle ammucchiate
Già il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello, del resto, aveva chiarito, in seguito alla nota congiunta con il Terzo Polo: «Non abbiamo detto di non fare coalizioni. Ma siamo contrari alle ammucchiate». Gli ha fatto poi eco il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, per il quale «stiamo iniziando la discussione per riscrivere le regole e quindi è fisiologico il confronto fra i due maggiori partiti, ma il confronto è aperto a tutti in primo luogo all’Udc, al Fli, alla Lega ed è fatto per ridefinire il bipolarismo non per precostituire una grande coalizione. PdL e Pd rimangono alternativi ma è evidente che devono confrontarsi sulla definizione delle regole. Per assicurare l’elezione dei deputati da parte degli elettori ci sono altre vie oltre le preferenze». La Lega, dal canto suo, pone i propri paletti: «Se vogliono cambiare la legge, la cambiano. Per noi prima bisogna diminuire il numero dei parlamentari. Intese Pdl-Lega? Dipende dalla legge elettorale e se Berlusconi sostiene questo governo». In serata è poi arrivata la risposta del segretario del Pdl, Angelino Alfano: «Non vogliamo fare una legge elettorale contro la Lega e speriamo davvero che la Lega voglia contribuire alla scrittura di una buona legge elettorale», ha commentato.

La “road map” arranca
Non c’è accordo tra i gruppi parlamentari, intanto,  su quale ramo del Parlamento debba occuparsi della riforma della legge elettorale. È quanto si evince dopo la Conferenza dei capigruppo dedicata a tracciare la road map delle riforme. «Per noi – ha spiegato Anna Finocchiaro – la legge elettorale deve essere l’assoluta priorità ma mi pare che non ci sia ancora la giusta consapevolezza di questo e non è il caso di impuntarsi se si fa qui o alla Camera». Di diverso avviso è il capogruppo Pdl Gasparri: «La legge elettorale è incardinata al Senato e non c’è motivo per spostarla a meno che non si vogliamo allungare i tempi oltremodo».