Altero Matteoli: «Silvio, salva il partito dai tecnici»

I primi cento giorni di Monti, Altero Matteoli li fa commentare al ministro Corrado Passera: «Il governo ha rovistato nei cassetti dei ministeri e ne ha tirato fuori decreti…». L’esercizio di ventriloquismo politico produce, in effetti, un risultato curioso: il low profile del braccio destro di Monti fa a cazzotti con il corposo dossier sui risultati parziali dei tecnici, sfornato ieri dalle sobrie stanze di Palazzo Chigi. «Passera ha detto proprio così, ma in realtà il provvedimento sulle pensioni noi non l’avevamo messo in cantiere, la Lega non ce l’avrebbe permesso», spiega l’ex ministro delle Infrastrutture, uno dei “montiscettici” della prima ora.

Cosa si aspetta dai prossimi cento giorni?

Che il governo intervenga sul mondo del lavoro, perché fino ad ora s’è mosso toccando gli interessi di un certo blocco sociale che fa riferimento più alla nostra area politica: vediamo se è altrettanto determinato sull’articolo 18.

Al Senato si discute di liberalizzazioni, tra accuse a Monti di timidezza e, al contrario, di eccessivo interventismo…

La verità è che questo decreto non avrebbe mai avuto il via libera del Quirinale se fosse stato partorito da un governo politico, visto che contiene misure eterogenee e annunciate per i prossimi mesi o anni, senza alcun rispetto del vincolo della necessità e della urgenza. Con noi non ci si sarebbe limitati a un richiamo formale, come quello fatto ieri da Napolitano sul Milleproroghe.

In questi giorni Berlusconi ha rafforzato il suo sostegno a Monti, secondo alcuni candidandolo anche per il 2013: le risulta?

No. Ho visto Berlusconi in questi giorni e mi ha confermato che il sostegno a questo a questo governo terminerà con la legislatura, dopo saranno gli elettori a decidere tutto.

Monti e Passera?

Se si vogliono candidare con noi, fare le primarie, aderire al Pdl, nessuno glielo può proibire. Ma saranno i partiti a presentare liste e candidati, sia chiaro.

Una delle ipotesi per il 2013 è quella di una larga coalizione che riconferisca un mandato politico al governo Monti.

Guardi, in Italia solo in due momenti particolari della storia repubblicana si sono create le condizioni per le larghe intese: nel dopoguerra e negli anni di piombo del terrorismo, peraltro con vita breve. Non mi pare che l’attuale fase lasci auspicare nuovi esperimenti del genere. Per il un buon funzionamento della democrazia io continuo a pensare che ci debba essere una netta demarcazione tra maggioranza e opposizione.

Non tutti le pensano come lei, nel Pdl.

In un partito che in Parlamento vanta il 35% della rappresentanza parlamentare è chiaro che ci possono essere opinioni diverse, ma il Pdl è nato per rappresentare un blocco sociale di elettori che vuole restare ben distinto dalla controparte, come del resto anche quelli del Pd.

Oggi Bersani puntualizza che questa non è una maggioranza politica: una coincidenza?

Non capita spesso, ma in questo caso siamo d’accordo con Bersani: non c’è una maggioranza politica che sostiene il governo Monti in Parlamento, va cercata tutte le volte. In ipotesi, quindi, potrebbe verificarsi che la maggioranza non sia formata dai gruppi del Pdl, del Pd e del Terzo Polo. Ma cosa accadrebbe se passasse una legge importante come la riforma del mercato del lavoro senza i voti, ad esempio, del Pd? Ecco, su questo Bersani dovrebbe essere più chiaro.

Lei teme l’Opa di Casini sul Pdl, quando dopo le amministrative scioglierà il partito per creare un contenitore?

Vedremo se lo farà davvero. Io sono tra quelli che all’indomani della vittoria del 2008, con l’Udc all’opposizione, dissi subito che bisognava iniziare a lavorare per fare rientrare il partito di Casini nell’alveo del centrodestra. Lo continuo a pensare, a maggior ragione oggi, ma i matrimoni si fanno in due.

Alemanno in un’intervista ipotizza un Pdl senza Berlusconi, anche se poi precisa che non c’era alcun intento polemico. Lei in che ruolo vede il Cavaliere?

Ho letto le parole di Alemanno in questo senso: ci deve essere una classe dirigente alla guida del partito, non si può pensare che il destino del Pdl dipenda solo da Berlusconi, ma io sono convinto che Silvio debba avere ancora un ruolo di primo piano, anche in funzione di garanzia del bipolarismo. Che è il mio paletto irrinunciabile rispetto al Pdl, la mia colonna d’Ercole, una necessità alla quale, sono convinto, finirà per piegarsi anche l’Udc.

Il Pdl come sta?

Maluccio, come tutti i partiti. E il governo tecnico non fa bene. Sono scomparsi i luoghi del confronto, dell’analisi, delle decisioni: il cardine della vita democratica.

E quindi?

Non mi interessa se Berlusconi e Alfano cambiano simbolo al Pdl, mi interessa che il partito si dia un’organizzazione e un programma. Con i congressi abbiamo iniziato molto bene, la questione dei tesseramenti falsi è assolutamente fisiologica e marginale. Però alla grande voglia di partecipazione che avverto, non sempre il partito riesce ad aprire le porte.

I sondaggi vanno male.

Quando li leggo mi dispiaccio. Ma il dispiacere non basta, bisogna capire perché, mettersi intorno a un tavolo e cercarne le ragioni.

Il Pdl non lo fa?

Non abbastanza.

E i congressi?

In molti casi sono serviti, e tanto, anche a discutere, ma non basta.

Al “perché” dei sondaggi in calo, lei come risponde?

Che con il sostegno al governo Monti, a coloro che ci hanno votato finora il Pdl non appare né carne né pesce: oltre il 70% di chi ci vota è contrario a Monti, qualcosa non torna. Forse dobbiamo spiegare meglio agli italiani che il sostegno ai tecnici è solo un atto d’amore verso un Paese in crisi e poco altro.

Il suo candidato premier per il 2013?

Alfano, ovvio. Non era facile gestire questa fase. Chi altri, se non lui? A meno che Berlusconi non tiri fuori il coniglio dal cilindro. O magari che si ricandidi lui.

E il mondo finiano? Che margini ci sono con loro?

La ferita è ancora fresca, nessuno di noi si aspettava che Fini spaccasse il partito che lui steso aveva voluto, a un anno dalla sua nascita. Per ora Fini ha lavorato per distruggere, per far cadere Berlusconi, e ha dato indubbiamente il suo contributo alla causa. Se vuole lasciare le macerie per provare a ricostruire il centrodestra, vedremo con quale cemento e quali mattoni si presenterà.