Verzelli: «Le agenzie? Utili solo se non fanno politica»

Le agenzie di rating? Ormai danno valutazioni scontate. E in fondo in fondo, qualche ragione i dietrologi ce l’hanno. Che in S&P, Moody’s e Fitch ci sia qualcosa che non va, effettivamente, cominciavamo a capirlo. Se però a confermarlo è un banchiere come Gianluca Verzelli, vicedirettore centrale di Banca Akros (gruppo Bpm), allora significa che qualcosa, nel sistema del rating, va davvero modificata.

Verzelli, perché ha definito “scontate” le valutazioni delle agenzie di rating?

Be’, mi sembra che l’efficacia di queste agenzie abbia perso un po’ di forza. Sono dati in genere anticipati dal mercato, che certificano una tendenza in atto da due anni. Insomma, non si tratta di valutazioni che hanno effetti dirompenti, come accadeva una volta.

Ma soprattutto: sono valutazioni affidabili?

Guardi, sull’affidabilità delle agenzie si sta aprendo un dibattito. La mia opinione? Sono affidabili… un po’ sì e un po’ no.

In che senso?

Vede, il vero business delle agenzie deriva dalle valutazioni delle società, che hanno bisogno di un rating per collocare i propri titoli sul mercato. L’affidabilità, tuttavia, è stata messa in dubbio quando si è cominciato a valutare i titoli dei debiti sovrani. Si tratta, ovviamente, di un’ottica che è già un po’ politica, entriamo nel merito di una valutazione che non è, semplicemente, “l’azienda X ha venduto più macchine, quindi è in trend positivo”.

Insomma, le agenzie di rating hanno cominciato a fare un po’ politica?

Be’, diciamo che sempre più spesso nelle motivazioni emergono interpretazioni che entrano nel merito di ciò che un certo governo riuscirà o non riuscirà a fare. Ed è questo che lascia perplessi.

C’è poi la questione della proprietà delle agenzie: a volte sembra trattarsi di giocatori che si vestono da arbitri…

È vero, ma sono cose che sapevamo da tempo. Non mi convincono certe improvvise scoperte dell’acqua calda. Certo, è un settore a bassissima concorrenza. Le tre principali società sono americane. I proprietari sono gruppi privati molto influenti in Borsa. Ma lo abbiamo sempre saputo, non lo scopriamo certo oggi… Ma quello che mi lascia perplesso è altro.

Cioè?

Il problema è il timing di certi annunci. Alcune tempistiche, soprattutto quella dell’ultima valutazione, consentono di ragionare in modo un po’ dietrologico…

Lei dice: “ci sono aspetti problematici, ma li sapevamo da tempo”. Ora, questo è vero per lei che è un addetto ai lavori, ma il grande pubblico si è trovato da un giorno all’altro ad avere a che fare con un nuovo oracolo infallibile che valutava stati e governi e che non aveva mai guadagnato le prima pagine prima di allora…

Esatto, questo è il punto focale. È la gestione mediatica di questi strumenti che lascia a desiderare. Le agenzie di rating servono, ma non sono oracoli…

Molti politici suggeriscono di creare un’agenzia di rating europea…

Guardi, da italiano quando sento certe cose penso a nuovi enti per nuove poltrone, nuovi incarichi milionari. Noi siamo molto bravi a creare nuove autorithy per controllare le cose più inutili. Mi sembra, tuttavia, che la situazione presente richieda più semplificazione, cioè l’esatto contrario.

È vero che le banche italiane sono più sane di altri istituti esteri?

È vero nel senso che nell’ultimo triennio non hanno avuto perdite e che sono banche commerciali che non operano nei settori che hanno causato la crisi. Il loro problema sono i titoli di stato. Ma qui la soluzione deve essere politica.

A proposito: del governo Monti si è detto che è il “governo delle banche”. Che ne pensa?

Mi viene da sorridere. A parte il fatto che l’unico banchiere è Passera…

C’è qualche sottosegretario…

D’accordo, però la cosa mi sembra comunque insostenibile. Del resto il governo sta parlando di Tobin Tax, cosa che il precedente esecutivo aveva escluso. Se questo è essere amici delle banche…