“Vacanze a Parigi”, regia di Mario Monti

Era logico che dovesse finire tutto in un cinepanettone di quart’ordine, solo che non ci aspettavamo accadesse per merito del professore british. E invece eccolo lì, il Mario Monti che ieri è andato a Parigi a ritirare il premio consegnatogli da Trombinoscope. Chissà Vergassola, Crozza e Vauro quanti doppi sensi inventeranno. O forse no, forse tutti ridacchieranno sotto i baffi facendo finta di non notare l’aspetto infantilmente – ma innegabilmente – comico della faccenda. Forse tutti si daranno un tono per mostrare di essersi formati sui libri di Kundera e non sul “Drive In”. Gli unici che non resisteranno saranno i più giovani, queli che conoscono l’ironia dissacrante di “South Park”: loro non potranno fare a meno di pensare a Trombino e Pompadour, l’immaginario e sboccatissimo duo comico di origine canadese che allieta i bambini protagonisti della serie. Ma i giovani non contano, sono sfigati e bamboccioni. Ma più interessante è la motivazione del premio. «Mario Monti, un italiano contro natura?»: è questo il titolo scelto dall’annuario per la serata di gala. «Oggi – si legge ancora nel documento – si pretende dall’Italia che sia austera e rigorista per tornare un giorno, forse, leggera e luminosa. Mario Monti è l’uomo che gli serve». Per Trombinoscope il compito di Monti consiste nel «salvare un paese sul quale, a fine dicembre, pesavano le peggiori voci (…). Il compito di Mario Monti è quindi immenso» poiché «se il messaggio di rigore e serietà proviene dall’Italia è probabile che i famosi mercati finanziari, oggi onnipotenti come l’impero romano lo era una volta, rimarranno impressionati». E qui non c’è più da ridere, perché apprendiamo che il presidente del Consiglio viene premiato come italiano-non-italiano, come traditore dei suoi geni, come negatore di uno stereotipo che, per tutti noialtri, viene quindi dichiarato sacrosanto. E anche voi, adesso smettetela di suonare quel mandolino. Parbleu!