Un governo che non fa ridere. Cercasi satira disperatamente

Dormicchiano in attesa di ispirazione, flirtano con il “nuovo che avanza” o sono gravemente malati? Dei brillanti satiri della stagione berlusconiana non c’è  traccia. Chi li ha visti? Degli urticanti vignettisti che per decenni hanno sparato a colpi di matita su tic dei potenti? Nessuna notizia. Sobri anche loro come il premier, grigi come i bocconiani che siedono al governo, magari anche piagnioni come l’Elsa nazionale? Lo vedremo, per ora riposano o aggiornano la crociata contro Silvio, non si sa mai, rispuntasse dalle ceneri…
Roberto Benigni, ospite di Fiorello, due giorni dopo l’insediamento di Monti se l’è presa ancora con Berlusconi strizzando l’occhio al popolo brindante per la libertà ritrovata con tanto di sviolinata alla ministra-coccodrillo. Ancora  show sulle notti di Arcore, ancora battute sulle performance erotiche dell’ex premier fino al verdetto finale, «le dimissioni più belle degli ultimi 150 anni». Brutto segno per gli aedi del pluralismo e del laicismo progressista. «Beh, non hanno più merce», Maurizio Battista a febbraio al Sistina con Il mio secondo matrimonio, li aspetta al varco. «È facile fare satira politica da quattro soldi, che ci vuole ad attaccare Berlusconi, i capelli, i tacchi, le veline? È banale, qualunquista, demagogico. Sarebbe capace pure mia zia che fa l’estetista. Oggi è più dura, bisogna essere bravi. Hanno raggiunto l’obiettivo e rischiano la  disoccupazione». Lui che satira politica non ne ha mai fatta («perché è come prendere in giro se stessi») è convinto che i vari Guzzanti, Dandini, Marcorè (anche se non fa nomi) pagheranno un prezzo molto alto, «la comicità vera, quella di Gigi Proietti e Aldo Fabrizi, non è né di destra, né di sinistra né di lato, è arte, è palestra. A parte Crozza, tutti dormono. Sono proprio curioso di vedere che succede adesso senza veline, Papi, popi e Ruby. Finora hanno picchiato duro e adesso non sanno che pesci prendere, Monti è troppo normale».
Normale? Mica tanto per Francesca Reggiani, reduce dal successo romano di Spaesati, che torna in scena al Nuovo di Milano il prossimo 11 febbraio. Il materiale per far ridere, o incazzarsi, non manca. «Oggi s’è dimesso Malinconico? Vero? Ma insomma sono due anni che leggiamo queste denunce e Monti lo fa braccio destro? Ma andiamo… Vogliamo parlare di Catricalà che ci fa la morale? Un uomo di potere che ha attraversato tutte le stagioni politiche, Prodi, Berlusconi. Sono basita». A letto per un’influenza («c’ho un mal di testa bestiale»), la Reggiani ironizza sul “nuovo” governo («oggi non c’è il bunga bunga ma è lo stesso). «Berlusconi ha sdoganato pure la sinistra, con la pacca sul sedere, le barzellette, ha ringalluzzito l’uomo di sinistra, quello  che ha sposato la donna di sinistra, intelligentissima e colta, che ha cinque minuti di erotismo in cinquant’anni. E nel mio spettacolo lo dico… Adesso vogliamo parlare di questi qui? Non mi fate dire…». Nello straordinario monologo che apre lo spettacolo sullo spaesamento, si racconta un’Italia che ha ridisegnato i suoi confini tra cronaca nera e cronaca rosa, che ha promosso i rotocalchi da parrucchiere a pilastri dell’informazione, le chiacchiere da bar iamovimento di opinione. L’attrice spazia «da Atene ad Avetrana, passando da Arcore, tra Pil e sex appeal, tra import ed escort, tra diritti calpestati e delitti insoluti, tra donne che gridano “se non ora quando? a chi domanda “per un’ora quanto?».
E ancora imitazioni di nuovi personaggi e vecchie conoscenze: «Non si può andare in scena, in tempi di sparizioni e misteri senza un criminologo. E noi ce l’abbiamo!».
Chi non è disoccupato è Pippo Franco, in scena al Salone Margherita con Bambole non c’è un euro. «Più di così non potrei fare, due ore e mezza di spettacolo comico sul nuovo governo. Parliamo di concordato fiscale, di tasse, di crisi, di spread e di bund. La nostra è l’unica moneta al mondo a non avere dietro uno Stato», ride. Non è stanco di mettere alla berlina il potente di turno, che sia Andreotti, Berlusconi, Craxi o Mario Monti. Sui colleghi silenziosi, però, non infierisce troppo, «sono in pausa di riflessione, non hanno più materia prima, dopo diciassette anni di onorata carriera non hanno più il nemico. Oggi fare ironia sull’ex premier è come sparare sulla Croce Rossa». La premiata ditta dell’ex Bagaglino, invece, sfida l’austero inquilino di Palazzo Chigi. «Ci sono tanti aspetti cabarettistici, la sprovvedutezza del governo che è anche avvedutezza, perché sono normali. Il paradosso è che gli italiani non sanno niente di quello che li ha rovinati… non capiscono nulla di economia e si ritrovano con un governo non eletto che di umano ha davvero poco». Insomma aridatece Berlusconi? «Beh, allora aridateci Fanfani, Craxi e gli altri. Noi siamo così…».
Solo per Serena Dandini, neanche a dirlo, la satira ai tempi di Monti è «meglio di prima. Meglio perché le battute su Berlusconi non facevano più ridere, erano le stesse da vent’anni». Ma dove sta non lo dice. Intervistata dal Corriere sul prossimo programma satirico in onda su La7, spiega che l’obiettivo sono “i riciclati”, appunto. Non si stupirebbe di un ritorno di Berlusconi e mette le mani avanti: «L’uomo è un combattente. Oggi però sembra un vecchio cappotto fuori moda» mentre la sinistra, in questa fase politica, è «felicissima. Non le sembra vero di stare ferma e di lasciar fare a Monti, l’immobilismo le si addice. La sinistra italiana è una miniera per la satira».. Però lei preferisce guardare. Sentite come è tagliente e ruvida nel ritratto montiano: «Il nuovo presidente del Consiglio è il nonno che tutti vorremmo avere, la minestrina con il formaggino schiacciato dopo i bagordi. Niente Bmw blu, niente Smart blu, niente bici blu. Anche gli aerei sono sempre troppi grossi; preferirebbe il deltaplano. Viene voglia di dirgli: ma su, almeno lei, la prenda questa benedetta auto blu!». E questa sarebbe satira?
Claudio Bisio e Paola Cortellesi, invece, non si nascondono: «Questo governo non è politico, i ministri non sono volti noti, dobbiamo aspettare…», viva la sincerità. E poi quelle lacrime ministeriali «mi sembravano sincere». Ma la comicità politica e la satira non dovrebbero stuzzicare il manovratore, inventare parodie, divertirsi con i potenti, famosi o peones? Non sempre, oggi «meglio aspettare».