È tregua con il governo, ma i tassisti non si fidano

Qualche schiarita nel braccio di ferro tra tassisti e governo sulle liberalizzazioni, ma è presto per scrivere la parola fine alla vertenza sulle liberalizzazioni. La piazza mobilitata dai conducenti della auto bianche non molla anche se i vertici sindacali mostrano soddisfazione e chiedono ai “loro” uomini di deporre l’ascia di guerra. La matassa verrà dipanata oggi dal Consiglio dei ministri che vaglierà le proposte portate ieri a Palazzo Chigi dai sindacati. Un incontro importante, definito dagli interessati “la madre di tutte le battaglie”. Ma non certo risolutivo
«Sono indubbiamente ragionevoli alcune delle proposte dei sindacati dei tassisti», si legge nel comunicato del governo subito dopo il vertice iniziato poco dopo mezzogiorno, «dopo aver illustrato la posizione del governo in tema di liberalizzazioni del settore si è avviato il confronto sulle proposte di modifiche». Il segretario Manlio Strano, in rappresentanza del premier, ha assicurato che le richieste saranno valutate e discusse collegialmente oggi dai ministri. Una scelta obbligata per Palazzo Chigi al quarto giorno di serrate e mobilitazioni in tutto lo stivale, accomunate idealmente a quelle degli autotrasportatori in Sicilia.
L’apertura del governo a rivedere il decreto è un buon segnale per le rappresentanze sindacali mentre i falchi della disobbedienza civile contro Monti non si fidano. Delusi dai sindacati troppo morbidi, oggi saranno nuovamente al Circo Massimo per attendere «quello che uscirà fuori dal Consiglio dei ministri». Anche ieri un massiccio schieramento di forze dell’ordine ha blindato la capitale per evitare disordini: riflettori puntati sulle aree “a richio” intorno ai palazzi delle istituzioni nel cuore della cittadella politica. Il questore Francesco Tagliente ha messo bene in chiaro che Palazzo Chigi d’ora in poi sarà off limits e che non saranno tollerati blocchi del traffico. Positiva, dicevamo, la valutazione di alcune sigle dei tassisti sul confronto con Monti (che però non si è mai degnato di incontrarli personalmente). Parlano di «buone aperture» e anche di un possibile differimento delle norme al 30 giugno. Nel documento sottoposto all’esecutivo in primo luogo viene respinto il ruolo dell’Autorità delle rete come organismo competente sull’incremento del numero delle licenze, poi si chiede anche il riconoscimento del lavoro usurante e l’abbattimento dell’Iva, proposte definite «ragionevoli» dal governo. E ancora, tra i punti salienti: «maggiore libertà» nell’organizzazione del servizio che deve essere demandata all’intesa con i sindaci interessati e le organizzazioni sindacali e associazioni di categoria maggiormente rappresentative; «maggiore libertà» anche nella fissazione delle tariffe in funzione dei miglioramenti qualitativi, «fermo restando» l’obbligo da parte dei Comuni di determinare annualmente le tariffe massime a tutela degli utenti  e comunque in relazione ai costi di esercizio indicati». Cassati invece i commi del decreto liberalizzazioni che consentivano la possibilità di un singolo soggetto di detenere più licenze e la extraterritorialità del servizi.
Ma le tiepide aperture del governo, i “vedremo domani” non bastano. La piazza che contesta si aspettava risposte e controproposte immediate e la reazione è stata ancora di rabbia: “venduti, venduti” è stato lo slogan più urlato insieme a “buffoni” all’indirizzo dei leader sindacali. Restano per tutto il pomeriggio al Circo Massimo dove l’assemblea é autorizzata fino alle 19. «Ritornate a lavorare. È questo il mio consiglio. In caso contrario non saremo ascoltati dal governo e ci beccheremo le denunce da tutti quanti», è l’invito di Loreno Bittarelli, presidente dell’Unitaxi e leader dei tassisti romani, di fronte alla folla riunita al Circo Massimo. Il “consiglio£, però, non è piaciuto ai manifestanti che si sono allontanati al grido “andiamo tutti a palazzo Chigi” .
«Non possono chiederci di tornare al lavoro quando non hanno niente in mano», dicono gli oltranzisti, «sono giorni che siamo qui in piazza e ogni volta che prendono la parole i sindacalisti parlano di aspettare e di rinvii. Solo chiacchiere e nessuna certezza. La mobilitazione per noi continua», promettono i tassisti napoletani sbarcati a Roma tre giorni fa per far sentire il fiato sul collo ai protagonisti del tavolo con il governo. Ora tornano a Napoli minacciando di occupare tutta la città. «Il servizio va ripreso», insiste Bittarelli che non è certo una colomba, «questo è il mio pensiero, ma ognuno è libero di andare dove vuole. Ma vi suggerisco di calmarvi, perché il vostro atteggiamento serve solo a inasprire la situazione». Di più non si poteva, ora il boccino è nelle mani di Monti e dell’esecutivo, si difendono le associazioni di categoria. «Noi abbiamo fatto la nostra parte mettendo sul tavolo proposte che aprono al lavoro e all’occupazione, garantendo il giusto equilibrio tra la domanda e l’offerta di servizio, maggiore trasparenza e concorrenza sulle tariffe», diche Pietro Marinelli, responsabile nazionale Ugl taxi, «ora il governo faccia la sua e prenda atto che abbiamo migliaia di lavoratori in piazza, che aspettano risposte». Di sicuro oggi sarà un’altra giornata molto calda, le principali città saranno nuovamente bloccate dalla protesta.
Anche le reazioni del palazzo sono divise tra chi sposta l’obiettivo sull’ordine pubblico ignorando il cuore della protesta e chi è vicino a una categoria che rischia di pagare senza un criterio i costi della crisi. «Non è questo il problema italiano: c’è un accanimento nei confronti di alcune categorie che ha creato una centralità immotivata del tema», sostiene Maurizio Gasparri. Gianni Alemanno ha confermato ieri l’apprezzamento per le proposte contenute nella bozza sindacale, «è impensabile che i Comuni vengano espropriati del potere di regolare il Trasporto pubblico non di linea», ha detto,«le autorità nazionali (come prevede il dl sulle liberalizzazioni, ndr) non devono espropriare i Comuni di questo potere. Su questo c’è una piena convergenza dell’interesse dei Comuni e di quello dei tassisti». Marco Marsilio, deputato romano del Pdl, non ha dubbi sulla necessità di appoggiare il braccio di ferro dei taxi driver e giudica le loro proposte «assolutamente ragionevoli, fondate e coraggiose». Ci sono tutti i margini perché la vertenza si concluda con soddisfazione di tutte le parti, aggiunge ringraziando i leader sindacali, «che nei fatti«smentiscono l’immagine caricaturale di una categoria “becera e arrogante”  costruita contro di loro, a volta a causa dei comportamenti incivili di una fazione violenta e minoritaria».