Taxi, farmacisti  e benzinai: “lotta dura” contro Monti

Niente articolo 18 dello statuto dei lavoratori per chi è occupato in aziende con meno di 50 dipendenti (ma il limite potrebbe anche essere di 30), una farmacia ogni tremila abitanti, l’aggiunta di più di mille notai entro il 2013. Il pacchetto di liberalizzazioni che il governo sta mettendo a punto prevede tutto questo e anche altro: saldi liberi tutto l’anno senza vicoli di sconti e durata; class action per i consumatori ispirata alla legislazione anglosassone; abolizione delle tariffe professionali, sia minime che massime; possibilità per i gestori delle pompe di carburanti di acquistare all’ingrosso almeno il 20 per cento del venduto, indipendentemente dal marchio di distribuzione; liberalizzazione dei servizi postali; concorrenza nei servizi pubblici locali e la rete ferroviaria scorporata dal gruppo e nelle mani del Tesoro. Cose importanti, ma quelle che più stanno facendo discutere in questi giorni sono la riforma dei taxi (è previsto l’aumento delle licenze in alcune aree metropolitane) e quella delle farmacie: attualmente ce ne sono una ogni quattromila persone per i Comuni sopra i 12.500 abitanti e una ogni cinquemila per quelli al di sotto, in futuro la soglia sarà – come detto – di tremila abitanti su tutto il territorio nazionale. Relativamente al mercato del lavoro, in particolare, si sta cercando di aggirare il veto delle organizzazioni sindacali mettendo in piedi una riforma che non abolisce del tutto il diritto di reintegro, ma libera le mani alle piccolissime aziende. Troppo poco per parlare di riforma, ma sicuramente un segnale per chi aveva parlato di intangibilità dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Tassisti in trincea
I primi a dichiarare guerra al progetto del governo sono stati i tassisti. Per il 23 di gennaio è in programma uno sciopero generale (l’Autorità di garanzia sugli scioperi parla di un blocco che «non potrebbe essere considerato legittimo»), ma da adesso e fino a quella data sono in calendario una serie di scadenze con assemblee in tutta Italia. La categoria, che in passato è già riuscita a respingere un tentativo di riforma messo a punto dall’allora ministro Bersani, sostiene che la mobilitazione si estenderà a tutti i livelli. «Mostrare i muscoli è diventato necessario – fa sapere l’Associazione liberi tassisti da Napoli, dove i taxi (circa 500) ieri hanno invaso il centro della città e minacciano di andare avanti ad oltranza  – forse non siamo molto diplomatici, ma la nostra protesta è pienamente condivisibile, perché il governo ci ha trattato con una sufficienza abnorme». A Roma è alta tensione. Il leader di Uritaxi Lorenzo Bittarelli fa sapere di essere in attesa di un incontro con il governo e lamenta il fatto che la categoria si sia trovata di fronte a decisioni assunte senza la minima concertazione. È «lotta dura» annuncia anche la Cgil. «Se il governo vuole lo scontro –  afferma il leader di Unica, Nicola Di Giacobbe – siamo pronti. La bozza è inaccettabile. Diciamo no alla possibilità di esercitare il servizio fuori dai Comuni per cui quella licenza è stata autorizzata e non accettiamo nemmeno il cumulo delle licenze in capo a un singolo soggetto».

Il rebus farmacie
Ma il pacchetto Monti è davvero in grado di superare privilegi, rendite e parassitismi, affrontando finalmente il risanamento del tessuto produttivo? Così com’è probabilmente no. Il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, guarda al panorama italiano e afferma che taxi e farmacie vanno pure bene, ma la «polpa» delle necessarie liberalizzazioni è tutta interna ai settori dell’energia, dei carburanti, dei trasporti e della pubblica amministrazione. Ergo, ci vuole un progetto ampio. «Non possiamo rischiare – afferma – di logorarci sulle singole categorie». E Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, invita il governo a fare le liberalizzazioni «dove ce n’è davvero bisogno». Prese di posizione che concordano pienamente con quanto affermato ieri da Silvio Berlusconi, che si è detto d’accordo sulle misure che aiutano a «sviluppare l’economia», ma totalmente contrario a «quelle inutili». E i farmacisti? «Così – ha sostenuto il Cavaliere con riferimento alla bozza di provvedimento – rischiano di chiudere». E non è solo una questione relativa al numero di esercizi per abitanti, ma anche al fatto che nelle regioni con numero di farmacie inferiore al fabbisogno stimato «i farmaci di fascia C – secondo il documento  – potranno essere venduti dagli esercizi commerciali». In ogni caso, si prevede che le novità in arrivo (il decreto è atteso entro il 20 gennaio) porteranno all’apertura di non meno di tremila farmacie in più su tutto il territorio nazionale, da riservare  a farmacisti non titolari e a quelli che risiedono nelle zone disagiate. Nuovi esercizi saranno aperti anche negli aeroporti, stazioni, alberghi, centri commerciali e aree di servizio. E gli eredi dei farmacisti che non intendono portare avanti la professione? Hanno tempo sei mesi per vendere la licenza (finora era possibile farlo entro due anni).

No di petrolieri e benzinai
Anche sul fronte dei carburanti le novità in arrivo non piacciono. L’Unione petrolifera si dice «totalmente contraria», parla di «vero e proprio esproprio ai danni delle aziende con effetti dirompenti sul sistema petrolifero italiano già colpito dalla crisi della raffinazione». Contrari i petrolieri, ma contrari anche i gestori. Luca Squeri, presidente della Figisc, la Federazione che riunisce i benzinai di Confcommercio, lancia l’allarme e denuncia quella che a suo avviso si annuncia come «l’eutanasia della categoria». Con l’aggravante che non ci saranno ricadute apprezzabili sul fronte dei prezzi. Un’analisi che il governo contesta. La libertà di rifornimento per i gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti, che potranno rifornirsi «liberamente da qualsiasi produttore o rivenditore», consentirà di ridurre il prezzo alla pompa. Ma non è solo questo: gli impianti potranno trasformarsi in veri e propri negozi con una vendita che va dalle bevande fino ai tabacchi e ai giornali.