Tassisti in rivolta: il Pd si infastidisce

«Buffoni, buffoni», l’urlo ripetuto a oltranza e diretto a chi usciva da Palazzo Chigi. Non erano i militanti dei centri sociali che, incuneandosi nel filone dell’antipolitica, ne approfittavano per gettarla nel caos e magari lanciare qualche estintore a mo’ di sport. Erano i tassisti. Che nell’immaginario collettivo, provocato soprattutto dai giornali di sinistra, sono quelli che inseriscono il tassametro non appena entri in auto per farti pagare fior di quattrini. Ma che, invece, hanno famiglie da portare avanti con grossi sacrifici, devono far fronte a mille problemi e ora si vedono anche tagliare il futuro con un colpo di accetta.
«A lavorare, andate a lavorare», hanno continuato protestando all’altezza della “Galleria Alberto Sordi” di Roma, in pieno centro, con uno slogan da stadio. E un uomo sui cinquanta, capelli brizzolati, batteva le mani: «Bravi, bravi, la prossima volta tocca a noi». E con quel «noi» intendeva gli edicolanti, altri lavoratori che si sentono infilati in un tunnel e “criminalizzati” senza motivo. Già, perché – come ha evidenziato Massimo Corsaro, parlamentare del Pdl – «non vorremmo che l’esecutivo Monti si riveli forte con i deboli e debole con i forti». Intanto arrivavano le notizie, una dopo l’altra: blocchi a Fiumicino e Linate, tensione tra i manifestanti. Come venirne fuori? Il Pd trova la soluzione: restiamo zitti e facciamo trovare il piatto bell’e pronto, o ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. «Stupisce – hanno detto gli esponenti “democratici” a più riprese – che siano state lasciate trapelare sulla stampa numerose anticipazioni sul contenuto del decreto legge sulle liberalizzazioni. Sarebbe opportuno mantenere la massima discrezione». Il tutto mentre Casini ripeteva ad libitum: «Stanno lavorando molto seriamente», una frase che pronuncia da quando Monti – per la gioia dei terzopolisti – è salito sul trono di Palazzo Chigi.
Le proteste dei tassisti continuavano con blocchi e parcheggi vuoti. Chiamando il 3570 una voce rispondeva: «Gentile cliente siamo spiacenti ma a seguito di un’assemblea spontanea non siamo in grado di assicurare il servizio». Ma qualche auto bianca circolava lo stesso. E lì la tensione saliva alle stelle, con fischi e addirittura qualche sputo da parte dei tassisti ai loro colleghi che invece avevano preferito lavorare: «Crumiri, crumiri». I disagi si sono avvertiti subito: i passeggeri in arrivo agli aeroporti di Fiumicino e Ciampino non hanno trovato nemmeno l’ombra di un taxi. I passeggeri erano perplessi: «Please where are the taxi?» la domanda ricorrente rivolta da chi arrivava al Terminal 1, poi, alla risposta, un gesto di sconforto. Stesse scene alla stazione Termini dove il parcheggio è rimasto deserto e le rare auto bianche che circolavano caricavano solo malati e anziani. «Siamo costretti a prendere iniziative che vanno contro la nostra volontà», ha specificato Augusto Quartullo, capolista di “Insieme per il 3570”. Ma in tarda mattinata la linea telefonica del 3570 è stata ripristinata e da Loreno Bittarelli, presidente di Uritaxi è partito l’appello: «Fermiamo la protesta». Il Garante degli scioperi, nelle stesse ore, stava valutando l’ipotesi di una precettazione contro la rivolta.
I riflettori sono rimasti accesi soprattutto sul sit-in a Palazzo Chigi dove c’erano duecento tassisti senza striscioni o bandiere: «Siamo operai e ci rubano il lavoro» urlava uno di loro accusando il governo di prendersela sempre «con le fasce deboli» di questo Paese. Un altro alzava un cartello verso la sede del governo con la scritta: «Mario Monti… Scialla!».
C’era molta rabbia tra i tassinari: «Se raddoppiano le licenze non pago neanche le spese di gestione». E ancora: «La benzina quando la liberalizzano? Qui ottomila famiglie finiscono sul lastrico». «Chiediamo al governo Monti di aprire una trattativa, non siamo in un regime». «Ci aspettiamo che un governo democratico e un ministro responsabile convochino le organizzazioni sindacali e dicano chiaramente che quello che abbiamo letto nella bozza circolata non corrisponde al vero, poi si apra un tavolo governo-sindacati. Altrimenti le assemblee continueranno».
Spuntava pure una proposta: «Al posto delle liberalizzazioni, sarebbe opportuno venisse applicato anche a Roma il modello taxi che c’è a Bologna e che consiste in turni flessibili, ovvero più taxi quando c’è più richiesta, e maggiore trasparenza». Mentre Bittarelli spiegava la richiesta di fermare la protesta in questo modo: «Prima del 19 il provvedimento sulle liberalizzazioni non andrà in consiglio dei ministri e il 16 ci sarà un’assemblea a Roma di tutti i tassisti italiani, fuori turno. Lì decideremo come continuare la mobilitazione».
La rabbia tra i tassisti si è manifestata anche con le asssemblee spontanee ai loro parcheggi. Dopo la staffetta di protesta Bologna-Roma, molte auto hanno viaggiato in micro cortei con i clacson nel centro storico di Roma. Di pari passo, l’ira e il fastidio del Pd contro i tassisti: «Dopo la serrata, i cittadini prendano in seria considerazione l’ipotesi di non prendere i taxi per qualche giorno» la proposta (che aveva un certo sapore di “vendetta”) del “democratico” Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari europei. Il partito egemone della sinistra, quello che si è riempito la bocca quando parlava della necessità dei tavoli e della concertazione, stavolta i tavoli li vuole buttare all’aria. E chissenefrega se i tassisti e gli edicolanti hanno famiglia. Ora la sinistra è passata dal Capitale al capitalismo.