Sul carcere il ministro non capisce un’acca

La differenza sostanziale tra il tecnico e l’esperto è che il tecnico studia casi teorici, l’esperto ha conoscenza della realtà. Io sono un esperto delle carceri. Ho fatto cinque giorni in camera di sicurezza, quaranta in isolamento, sei mesi in un carcere speciale, un anno in uno normale e quasi un anno e mezzo in semilibertà. So di cosa parlo: dal punto di vista del carcerato, della guardia, del poliziotto e del magistrato. La Severino, come tutti i suoi colleghi tecnici, gioca con la vita della gente come un ragazzino che gioca con un videogame. Il carcere non si conta a giorni: cinque giorni in cella di sicurezza sono peggio di un mese in carcere. Lo stesso pensano i poliziotti, che dovrebbero stare nelle volanti a impedire gli stupri e non in commissariato a fare i carcerieri.
Il provvedimento “svuotacarceri” è inefficiente quanto la manovra “salva Italia”, perché fatto con la stessa logica. Trasferire la gente dal carcere ai commissariati è un atto folle e irresponsabile. Le amnistie non servono a risolvere il problema delle carceri; servono a Pannella e a chi gli fa da sponda per farsi bello una volta all’anno. Il giorno dopo le carceri si riempiono di nuovi detenuti e l’emergenza si ripresenta l’anno dopo. Il carcere è l’approdo finale di un percorso che nasce nelle aule giudiziarie: non si risolve il problema carceri se non si affronta l’intoccabile nodo della vergogna del nostro sistema giudiziario. Vogliamo svuotare le carceri? Liberiamo chi si trova da anni in semilibertà e ha dato prova di affidabilità e reinserimento. Un semilibero costa dieci volte un detenuto normale. In Italia, al contrario del resto del mondo, il carcere è un inferno per chi è in attesa di giudizio (e quindi si suppone possa essere innocente) e apre il percorso di “decarcerizzazione” solo al momento in cui si viene condannati. Il risultato è che un cittadino si può fare anni di carcere senza tutele in attesa di giudizio ed essere trovato innocente (quasi la metà dei casi) e uscire il giorno stesso che il giudice accerta la sua colpevolezza. L’Italia è una nazione senza giustizia e la colpa è della magistratura e dell’impossibilità da parte della politica di intervenire sulle sue regole. La Severino si facesse una settimana in cella di sicurezza e poi decida se vuole continuare a fare il ministro o no. In Inghilterra, prima di fare il concorso da magistrato, tre giorni in cella sono obbligatori. Così almeno i magistrati sanno di cosa parlano.