Spot e web, le gaffe del Partito democratico

Se volevano creare curiosità sulla nuova campagna di tesseramento del Pd, partita ieri in tutta Italia, di certo non ci sono riusciti. Anzi, i responsabili della comunicazione del partito guidato da Pierluigi Bersani hanno ottenuto l’effetto opposto: indignazione. Dopo giorni di interrogativi si è capito, infatti, che i cartelloni, abusivi e poco chiari, che erano comparsi a Roma, non sono nient’altro che i manifesti per il tesseramento 2012 del Pd. “Conosci Eva?”: c’è scritto su quello rosa, “Conosci Faruk?” su quello azzurro; “Conosci Francesco?” su quello arancione. E così via. Nessuna informazione se non una scritta che ha rimandato a una pagina aperta su Facebook con la quale poi è stato svelato il mistero. Eva, Faruk, Luciano e Serena. Hanno passioni diverse, ma una cosa in comune? Cosa? Il partitodemocratico.it. Una mossa che nelle intenzioni degli organizzatori doveva creare suspance per la campagna 2012 di tesseramento del Pd, ma che si è rivelata un boomerang e dimostra ancora una volta come sinistra e marketing siano distanti anni luce. Che si trattasse di una campagna del Pd lo si era intuito solo alcuni giorni fa quando sul profilo di Pier Luigi Bersani era stato pubblicato uno di quei manifesti. La conferma si era avuta poi da Cristiana Alicata che sul sito “iMille” aveva scritto: «Ecco. Io come dirigente del Pd chiedo scusa a tutta la città. Chiedo scusa perché mi vergogno di tutti i miei compagni di partito che lo fanno a titolo personale, ma oggi proprio mi andrei a nascondere avendo scoperto che è una campagna nazionale del Pd. Non ho nemmeno il tempo di dare un giudizio su una campagna di comunicazione che fa manifesti di carta per promuovere una pagina Fb e che è un ossimoro in termini di comunicazione. Penso che il nostro partito avrebbe bisogno di altre pratiche. Penso che un Partito di sinistra non debba più fare manifesti. Tantomeno abusivi. Imbrattano, non sono ecologici, sono brutti. Umiliano le città….».  Una campagna decisamente poco azzeccata e poco capita non solo dai cittadini, ma anche dagli iscritti e dai simpatizzanti: dal 2 gennaio ad ieri pomeriggio alle 16.30  aveva ricevuto solo 595 “mi piace” (decisamente pochi per il numero di iscritti alla pagina del Pd sul socialnetwork: 57.390 persone) e anche i commenti non sono stati dei più lusinghieri. Sono solo 340 le persone hanno parlato di questo argomento. Alla fine, la scelta di puntare sul successo dei social network si è rivelata un flop. Simone Pimpa l’altro ieri ha commentato i numeri: «Ammazza che successo: 200 mi piace e 100 che ne parlano, davvero una cosa virale. Ha più fan la pagina degli amici dello spritz». Mentre Davide Rondini ha scritto: «Se l’obiettivo della campagna pubblicitaria era fare notizia direi che si è centrato l’obiettivo; se era avvicinare la gente al Pd o almeno far sì che se ne parlasse “bene” non si poteva fare cosa peggiore!». Neo Seleçao III si è rivolto al partito: «Ma perché non togliete subito questo scempio dai muri? Roma è infestata già da cartelloni abusivi e voi cosa fate? Continuate; fra l’altro con una campagna di marketing tristissima. Ma in quale realtà vivete?…». Dulcis in fundo Fabrizio Principi, che non è un avversario politico, ma un dirigente di partito, e ha scritto: «Ma voi conoscete la decenza????? E questa sarebbe una campagna… Mi fate vergognare, cari “compagni”. Chi ha ideato questa campagna con la carta che rimanda al web (un po’ come dire che la m…a ricorda la Nutella) meriterebbe la Siberia! Chiedo scusa come dirigente». Nico Stumpo, responsabile dell’organizzazione del Pd e Stefano di Traglia, responsabile della comunicazione si sono  difesi: «Abbiamo voluto dare spazio ai veri protagonisti del Pd…». Ma le loro giustificazioni sono apparse a tutti poco convincenti…