Sorpresa: il governo riscopre la social card di Berlusconi che scatenò “no global” e Pd

Toh, cosa si rivede, la social card, quel vecchio arnese per il sostegno al reddito degli indigenti che Silvio Berlusconi lanciò nel 2008 e che la sinistra ribattezzò immediatamente come “umiliazione”. Più precisamente, Valter Veltroni parlò di “elemosina”, Rosy Bindi di “pannicello caldo”, Di Pietro di “vergogna” mentre Guglielmo Epifani, allora segretario della Cgil, lo definì «strumento usato da Roosevelt negli anni Trenta che è assurdo introdurre nel nuovo millennio». Oggi che dalle prime indiscrezioni sul decreto per la semplificazione viene fuori la notizia che il governo Monti si starebbe preparando a varare la proroga del programma “carta acquisti”, legandola ai Comuni con più di 250.000 abitanti e con una dotazione di risorse per 50 milioni di euro, si attendono reazioni altrettanto ruvide, almeno dal Pd, che questo governo lo sostiene, eccome. Non si esclude che si possa arrivare a un rapido processo di revisionismo politico per sostenere, senza autocritica, la validità di una misura berlusconiana che sconfessare oggi potrebbe risultare pericoloso, a fronte di un impegno convinto che i Democratici hanno garantito all’esecutivo dei tecnici che ha scalzato quello del Cavaliere.

Cos’era la social card
Quella varata nel 2008 era una tessera magnetica destinata a gli anziani con più di 65 anni e alle famiglie con figli sotto i 3 anni che percepivano fino a 6.000 euro di reddito annuo (8.000 se si ha più di 70 anni). Il primo importo previsto era di 120 euro perché cumulava i mesi ottobre, novembre e dicembre. Ogni mese, per un anno, lo stato provvedeva a ricaricare la card di 40 euro e si poteva usufruire di sconti presso catene di negozi convenzionati. Non tutto, però, funzionò bene in quell’iniziativa del governo Berlusconi: la mancanza di requisiti previsti per l’ottenimento della card fece scendere di tantissimo il numero di beneficiari rispetto alla previsioni iniziali. E il fondo a copertura della stessa a un certo punto si esaurì. Nel febbraio 2011 il governo Berlusconi aveva lanciato una seconda social card sperimentale e a luglio la legge delega aveva introdotto una terza social card. Ma andava rifinanziata, cosa che oggi Monti intende fare, riesumando un’arma del governo di centrodestra come fosse una novità assoluta, sulla quale, però, i partiti saranno chiamati a esprimersi in Parlamento. Cosa farà il Pd?

Un tuffo nel passato
Era un Antonio Di Pietro scatenato e al massimo del suo populismo quello che arringava i pensionati, nel 2008, parlando di affronto alla loro dignità: «Ci sono modi e modi per aiutare i poveri, ma l’ultima cosa che bisogna fare è umiliarli. La dignità del povero vale più della dignità del ricco. Il ricco se la può anche comprare, il povero la dignità non la compra, la deve avere». Eppure quaranta euro al mese in più non facevano schifo a nessuno, al punto che l’ex parlamentare no-global Francesco Caruso all’epoca ne propose la clonazione: «Aspettiamo di vedere questa social card, per capire se e come sia possibile clonarla, per distribuirne non una ma qualche centinaia di tessere ad ogni precario, pensionato, disoccupato. Tremonti, in nome del comune richiamo a Robin Hood, non ci denuncerà certo per quest’azione di risarcimento sociale».

Le critiche dell’Annunziata
L’atteggiamento snob e sprezzante del Pd e dell’intera sinistra sulla social card diede fastidio a tanti elettori, ma anche a qualche opinion leader di area, come Lucia Annunziata, che in tv si espresse così: «Un’umiliazione? Chi lo dice, purtroppo, non ha la minima idea di chi siano i nuovi poveri. Io li vedo tutti giorni, in fila per la mensa della Caritas, quando torno a casa. Chi deve andare due volte a settimana dalla Caritas non ci vede nulla di umiliante in un aiuto. Anzi!».

La Cgil dice subito no
«Rispediamo al mittente la social card così come facemmo quando ci fu imposta dal governo Berlusconi», chiarisce subito il segretario generale dello Spi-Cgil, Carla Cantone. «La social card – prosegue Cantone – è solo un finto strumento di sostegno al reddito che in realtà serve ad aiutare più il sistema finanziario che i poveri, tra i quali molti sono anziani pensionati». «Anzichè pensare ad interventi caritatevoli – ha concluso il segretario generale dello Spi-Cgil – è quanto mai urgente che il governo dia vita ad una politica sociale degna di un paese civile che sia in grado di fornire strumenti di intervento agli enti locali e autonomia e dignità alle persone più fragili ed esposte».

Il pacchetto “semplificazioni”
Social card a parte, il pacchetto semplificazioni del governo Monti cancella le leggi “inutili”, proroga i bonus assunzioni al Sud e mette il limite di scadenza alla carta d’identità che scadrà così al compleanno. L’articolo 65 della bozza sul provvedimento che sarà esaminato domani dal Consiglio dei ministri, come ha confermato il capo dello Sviluppo Corrado Passera, prevede che verranno mandate a casa 333 leggi dall’ordinamento italiano. La prima norma che sarà abrogata è del 1947. Si va dalla legge sui prospetti paga a norme di singoli atenei o a disposizioni per Expò già fatte. Inoltre il credito d’imposta per ogni lavoratore assunto nel Mezzogiorno a tempo indeterminato, introdotto lo scorso anno con il decreto di maggio potrà valere fino al 2013.