Schettino, colpevole perfetto

Segnatevi questo nome: Francesco Schettino. Il marchio è già consegnato ai posteri. Come Girolimoni, come Michele Misseri, peggio del comandante Achab (che almeno aveva affondato il Pequod per inseguire la Balena bianca e non per salutare gli amici sulla banchina del porto). I garantisti si accomodino da un’altra parte. La sentenza di condanna è già scritta. Il beneficio del dubbio si concede agli stupratori, agli assassini, ai ladri, non quando le televisioni ti bombardano di sentenze pesanti come macigni: «Ha abbandonato la nave con gli anziani e gli infermi»; «Gli hanno chiesto di risalire a bordo e lui si è rifiutato»; «Si è avvicinato alla costa per salutare un amico»; «È stato arrestato perché poteva tornare sulla nave e manomettere la scatola nera» (neanche fosse un cattivo di un film di James Bond).   
A quel punto, dopo la sentenza mediatica è arrivata la Cassazione, ovvero i Social network. Lo vogliono impiccare sul ponte della nave come si usava per i pirati. Gli italiani, pure quelli che a malapena noleggiano un pedalò a Ferragosto, si sono scoperti esperti skipper. Giudicano la manovra, pontificano sulla rotta giusta che andava presa, spiegano che gli scogli vanno evitati grazie alla strumentazione di bordo, che sicuramente quel capitano è un incapace. E l’insulto «Sei come Schettino», ha già fatto il giro del mondo. Ieri è toccato al candidato socialista alle presidenziali, Francois Hollande venire paragonato da un avversario gollista «al comandante della nave Costa». Insulto che ha indignato l’intera gauche. Perché Schettino Francesco da Sorrrento, comandante della Costa Concordia, è il colpevole perfetto. Se questo è Titanic prima ancora che un eroe serve un “villain”, un cattivo. E, come insegnano i grandi registi, una storia funziona se troviamo «un cattivo che amiamo odiare». E chi meglio di Schettino? Prima ancora che le notizie (notizie ?) è il look inappropriato a tradire il comandante. Niente barba d’ordinanza come un Cino Ricci o un nostromo della pubblicità della Findus, neanche un filo di bianco tra i capelli. Troppi ricci neri, troppo abbronzato, troppo composto nell’immediatezza della tragedia. Le critiche arrivano da testimoni diretti e noti esperti di navigazione come Francesca Rettondini: «Ora che è a casa, con la sua barboncina Nocciolina», ci fa sapere l’Ansa, l’attrice ha raccontato che per scendere nelle scialuppe «il comandante ci ha tranquillizzato» (doveva dire: la nave sta affondando, si salvi chi può?) e poi «c’è voluto troppo tempo, due ore circa. Erano inchiodate alle funi di ferro, arrugginite. Il capitano ha usato un’accetta per cercare di staccarle». Accuse confutate da Katia Keyvanian, membro dell’equipaggio che ha scritto su Facebook per controreplicare ai media: «Non è vero che il Comandante è sceso per primo, io ero sull’ultima lancia, e lui rimasto attaccato alla ringhiera al ponte 3, mentre la nave affondava. Vergognatevi voi giornalisti incompetenti che avete scritto che lui è sceso per primo! Io ero sulla lancia, che mentre si allontanava, stava per essere schiacciata dai paranchi della nave che affondava e stava per sfondare il tetto della nostra lancia». La Keyvanian ha aggiunto: «Non vogliamo essere ringraziati. No, abbiamo fatto solo il nostro dovere, ma non vogliamo nemmeno sentire tutte le fesserie, bugie, menzogne, tanto per fare lo scoop. Quattromila persone in due ore, al buio… e inclinati, le abbiamo portate noi, staff del Concordia». A parziale difesa di Schettino interviene anche la Costa Crociere decine di «testimonianze interne» riferiscono che non è vero che il capitano abbia abbandonato la nave, e tantomeno che sia fuggito. Ora si trova in stato di fermo nel carcere di Grosseto «con accuse gravi e significative». Spetterà all’inchiesta in corso appurare la verità. «Da testimonianze interne sappiamo per certo che lui è rimasto molto a lungo a bordo». Schettino dunque può essere stato visto a terra. Se è così, non lo ha fatto certo per fuggire, ma per per verificare da terra la posizione della nave, per poi far subito ritorno a bordo. Pier Luigi Foschi ad della Compagnia, al riguardo non è entrato nei dettagli. «C’è un’inchiesta in corso ma va detto che tutti i membri dell’equipaggio, tutti indistintamente, si sono comportati da eroi». Anche il colpevole perfetto Schettino?