Roma sotto choc: ma l’insicurezza è smentita dai dati

Nel giorno in cui la Capitale si risveglia sgomenta e furiosa per la morte di un commerciante cinese e della figlia di nove mesi, il riflesso pavloviano che sta montando in queste ore in città è quello di chiedere conto all’amministrazione comunale e al governo di una città sempre più insicura.
Un fatto di cronaca nera così eclatante sconvolge e rende tutti emotivamente più vulnerabili. Ci si chiede se davvero Roma sia diventata come la Chicago degli anni Trenta. In questi casi, al di là dell’emotività, delle dichiarazioni a orologeria, dei titoli a effetto sui quotidiani e dai servizi raccapriccianti dei telegiornali, bisogna fare riferimento sui dati oggettivi, i numeri, sulle testimonianze di personalità autorevoli e al di sopra delle parti.
In base a queste premesse, Roma è una città più sicura rispetto al passato. Sia rispetto a quando governavano Rutelli e Veltroni sia rispetto ai tempi delle giunte rosse di Argan, Petroselli e Vetere. Chi lo dice? Può essere attendibile il capo della squadra mobile? In un’intervista a Repubblica del giugno scorso, Vittorio Rizzi faceva parlare le cifre: «Negli ultimi dieci anni a Roma ci sono stati, in media, 40 delitti con una caduta verticale nel 2010 (sindaco Alemanno ndr) quando i morti sono stati 23». I paragoni con il passato? Improponibili. «Negli anni 80 e 90 durante le guerre di malavita, gli omicidi volontari erano un’ottantina all’anno. Oggi i delitti con un movente criminale sono pochissimi». Non solo, Rizzi citava un dossier internazionale del ministero dell’Interno inglese, che colloca la Capitale «al terzultimo posto tra le città europee e americane nel rapporto tra omicidi e abitanti». Si dirà: l’intervista è di sei mesi fa, nel frattempo le cose sono peggiorate. Raffrontiamo allora i dati forniti dal Fatto quotidiano, che contro il sindaco di Roma sta conducendo una campagna di stampa ferocissima. «La sicurezza di Alemanno rimane promessa elettorale: trentacinque omicidi solo nel 2011». Una contabilità atroce che andrebbe confrontata (per amore di verità) con le precedenti amministrazioni. Anno 2007: centrosinistra al potere su ogni poltrona. Al governo Prodi, sindaco Walter Veltroni, presidente della Provincia Enrico Gasbarra, presidente della Regione Piero Marrazzo. Nella Regione Lazio si registrano 50 omicidi, 40 (cinque in meno rispetto a quelli dell’anno appena passato). Il bollettino di guerra usato dai giornali che contestano Alemanno andrebbe contestualizzato tornando indietro negli anni e si scoprirebbe – è paradossale sottolinearlo in un momento in cui tutti sono sconvolti dagli ultimi fatti di sangue – che Roma non è mai stata così sicura. E le gambizzazioni? I regolamenti di conti? Le atmosfere da Romanzo criminale? La risposta la troviamo in una pagina della cronaca romana del Corriere della Sera, che ha questo incipit: «Tira una brutta aria in città. Tornano a risuonare i colpi di Magnum 44 e calibro 38. Vecchie e nuove “paranze” di rapinatori” vengono alla ribalta: assaltano uffici postali, banche, supermercati con un ritmo superiore alla media». È datato 17 settembre 2006 in piena era veltroniana, in cui l’unico pensiero dei romani sembrano le Notti bianche. Un modello tanto seducente da portare di lì a poco il sindaco di Roma alla candidatura a premier. Era la stessa situazione d’ordine pubblico, forse peggio. Stai vedere che alla fine è tutta una questione di buona stampa?