Rai: Pd e Terzo Polo vogliono il posto del capo del Tg-Lazio

A volte (i cattocomunisti) ritornano. Lo fanno come ai vecchi tempi puntando a spartirsi la Rai, sempre più orientata verso il centrosinistra. Un colpo di mano soft, prima il direttore generale, Lorenza Lei, interna (in quota Udc), poi la testa del direttore del Tg1 Augusto Minzolini servita su un vassoio d’argento in cambio di un altro interno, Alberto Maccari (in quota al partito di Casini anche lui). Ad interim fino a giugno, intanto sta esprimendo la sua riconoscenza nei confronti del segretario Udc in termini concreti: indovinate chi è il politico italiano più presente nell’edizione del Tg1 delle 20 dopo Monti e Napolitano? Proprio Pierferdinando Casini, davanti anche a Berlusconi e Bersani (dati dell’Osservatorio di Pavia relativi al mese di dicembre). Visto e considerato che il direttore del Tg2 Marcello Masi è arrivato in quota Pdl ma ora è caro al Terzo Polo e il Tg3 per discendenza dinastica è dei postcomunisti, (direttore Berlinguer Bianca) la collezione è quasi completa.
Probabilmente è quel “quasi” che indispone i compagni di Pd, Udc, Fli e Api (anche i rutelliani nel loro piccolo si ingozzano). Nell’album della Rai presieduta da Paolo Garimberti (in quota Pd) manca infatti ancora qualche casella. Ad esempio quella del Tgr Lazio, diretta da un professionista di pluriennale esperienza come Nicola Rao. Non importa la qualità del giornalista, la carriera specchiata in Adnkronos. Importa solo quella poltrona, ancora più ambita in una Regione dove storicamente la sinistra ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo nel campo dell’informazione. Da qui la campagna infame, anzi, «vomitevole», per usare l’aggettivo usato contro Rao dall’ex sottosegretario alle Comunicazioni Pd, Vincenzo Vita.
Sulla base dei dati dell’Osservatorio di Pavia lo accusano di avere dato troppo spazio al sindaco di Roma. Insomma, come se il direttore dell’Osservatore romano fosse accusato di avere dato troppo spazio a Benedetto XVI o quello del Corriere dello Sport di avere dedicato troppe pagine a Totti.
È vero che in politica si può sostenere tutto e il contrario di tutto, ma viene da ridere nel leggere accuse come quella di Giovanna Melandri, sì la stessa che a 40 anni suonati faceva il ministro della Gioventù. Non esternava da tempo, stavolta l’hanno tirata fuori dal congelatore e le hanno fatto firmare un comunicato stampa contro lo squilibrio delle presenze dei politici al Tgr Lazio: «Da giugno a settembre 2011 – si indigna la Melandri – mentre Alemanno ha raccolto oltre 75 minuti, Zingaretti ha di poco superato i 14 minuti. Il Tgr Lazio non può essere Alemannocentrico». Praticamente, secondo la logica dell’esponente Pd, quando Francesco Rutelli era sindaco di Roma, Alleanza nazionale avrebbe dovuto pretendere sul Tg3 lo stesso spazio informativo per l’allora presidente della Provincia, Silvano Moffa.
A Roma, in questi casi, si liquida la questione con un icastico «Levateje il vino». E verrebbe proprio da sperare che sia stato sotto l’effetto dei superalcolici Riccardo “Cuor di leone” Milana, quando ha diramato il suo livoroso comunicato contro il responsabile della Tgr Lazio. Forte della immunità da parlamentare dell’Api, Milana ha descritto Rao come «steso a pelle di leopardo sotto il suo padrino politico», Alemanno. Un vero e proprio linciaggio mediatico: da una parte il direttore del Tgr non è autorizzato dall’Azienda a rispondere, dall’altra chi potrebbe farlo, l’ufficio legale di viale Mazzini, ha scelto il silenzio tombale. Per capire quanto sia grottesca la campagna sul conteggio dei minuti, gli stessi che contestano il troppo tempo concesso al sindaco di Roma non prendono in esame (per esempio) il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che nello stesso periodo, in proporzione al Tgr Toscana ha goduto di maggiori spazi informativi. Quella di ieri non è la prima offensiva, anche il 12 gennaio il centrosinistra aveva innescato un’analoga quanto stucchevole battaglia di cifre in questa guerra del cronometro. Una polemica pretestuosa, come argomentato dal vicepresidente della Commissione di Vigilanza, Giorgio Lainati, che ha ripescato uno studio del 2007 quando al Campidoglio c’era Walter Veltroni e il centrodestra era all’opposizione. Dati che dimostrano come il centrosinistra di oggi riceva un trattamento molto più equilibrato rispetto a quanto non accadesse per il centrodestra quando si trovava all’opposizione. Una difesa corroborata da cifre e dati anche quella di Paolo Corsini segretario di “Lettera 22” che aveva sottolineato come «il Tgr Lazio risulti assolutamente equilibrato, come testimonia, oltre che l’Osservatorio di Pavia con questi dati, anche il Corecom. Molto più equilibrato rispetto a passate stagioni politiche ed anche rispetto a molti Tg di altre regioni».
Intanto, «se la situazione non cambierà» (traduzione: se non salta la testa di Rao), ha minacciato il segretario romano del Pd Marco Miccoli, «siamo pronti a organizzare sit-in davanti alla sede di Viale Mazzini». Immaginate se l’avessero fatto quelli di An con un’analoga iniziativa contro un qualsiasi direttore di Tg. Qualcuno avrebbe gridato allo “squadrismo fascista” e sarebbe prontamente intervenuta la Federazione nazionale della stampa. E adesso?