Quando Monti sentenziava: «la crisi non riguarda l’euro»

Chiamatelo “bispensiero”, come faceva Orwell. Chiamatela ipocrisia, malafede, cattiva coscienza, faziosità. Insomma, ditelo come vi pare, ma un fatto è certo: sulle cause della crisi c’è chi ha fatto il gioco delle tre carte. Finché Berlusconi era in sella, la colpa era tutta sua. «Il problema è europeo», ripeteva il Cavaliere fra gli sberleffi generali. Poi è arrivato Monti e Palazzo Chigi ha perso ogni responsabilità: non c’entra nulla con lo spread e la crisi, tutto ha origine a Bruxelles. Che poi è quello che diceva Berlusconi. Insomma: il gioco delle tre carte, appunto. A gettare luce su questa ipocrisia mediatica ci ha pensato l’ultimo dossier di “Free Foundation”, il centro studi presieduto dall’ex ministro Renato Brunetta. Che, confrontando dati e dichiarazioni, ha tracciato un ritratto impietoso di questo cortocircuito politico e mediatico.

Monti e le colpe dell’Ue

Così il premier prima di partire per Bruxelles, secondo le indiscrezioni di Repubblica: «Il problema della speculazione non è nei numeri dell’economia italiana ma nei tentennamenti dell’Unione Europea. Se lo spread resta abbarbicato su vette pericolose, non è per l’assenza di una politica economica, né per la mancanza dei fondamentali, che sono di tutto rispetto a cominciare dall’avanzo primario, che si consolida intorno al 5%. È lo scacchiere europeo a non tranquillizzare Monti:  “in mezzo al guado è l’Europa, è l’Unione”, che non offre garanzie agli investitori e ai mercati, che restano nel dubbio e non capiscono quanto sia affidabile il sistema-Europa». Proviamo a riassumere: l’economia dell’Italia è sana, sono le debolezze dell’Ue a darci dei grattacapi. Avete preso nota? Andiamo avanti.

Così parlò Silvio…
Bene, riavvolgiamo il nastro. Ecco Berlusconi il giorno dopo le dimissioni: 13 novembre 2011, in un video-messaggio, l’ormai ex premier spiega:«Dobbiamo, uniti, far fronte a una crisi che non è nata in Italia, che non è nata sul nostro debito, che non è nata dalle nostre banche, che non è nata neppure in Europa. È una crisi che è diventata crisi della nostra moneta comune, l’euro, che non ha il sostegno che ogni moneta deve avere». Non è la prima volta che il Cavaliere si esprime in questi termini. Il 27 ottobre 2011, Berlusconi aveva spiegato al Tg1: «L’Italia è un paese solido […]. Quella in corso non è una crisi provocata dai conti italiani, ma è una crisi dell’euro, con un’Europa che ha una moneta unica ma senza un governo unico e senza una banca che la garantisca e la sostenga». Parole simili a quelle pronunciate agli Stati generali del Commercio Estero il 28 ottobre 2011: «Da che cosa deriva questa attenzione sull’Italia? Deriva dal fatto che c’è un attacco all’euro, che non ha convinto nessuno come moneta».

Monti smentisce Monti
Ed è proprio in risposta a queste analisi del Cavaliere che l’allora professor Monti interveniva, pochi giorni dopo, sul Corriere della Sera: «Lei – scriveva l’eminente bocconiano – rappresenta un euro in crisi, a seguito di attacchi speculativi. Questo no, signor Presidente.L’euro non è in crisi. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro. Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali». Insomma, la crisi non è crisi europea ma riguarda gli stati e, in particolare, la nostra economia. Il che è più o meno il contrario di quanto dirà solo pochi mesi dopo da premier. Praticamente un bel pastrocchio di versioni e controversioni per giungere infine a presentare il governo dei banchieri come unica ancora di salvezza per il Paese. Eppure i dati (vedi grafico) mostrano come sia stata proprio la campagna anti-Cav a determinare uno scollamento dal cammino intrapreso e a rendere necessaria, di conseguenza, la mazzata Monti per riequilibrare i conti. Ma questi sono “solamente” fatti, del resto…