È passato un anno, l’Egitto ha appena iniziato il cammino

Piazza Tahrir, epicentro e simbolo della rivoluzione che ha deposto il presidente Hosni Mubarak, ieri è rimasta tutto il giorno stracolma di manifestanti che non riuscivano più a entrare nella piazza. Secondo alcune fonti in piazza erano circa due milioni, mentre tutte le strade di accesso alla grande spianata nel centro del Cairo sono state bloccate da manifestanti. Bloccato anche il ponte dei leoni che accede direttamente su piazza Tahrir.
Un invito all’«unione» in occasione del primo anniversario dalla rivolta che in Egitto ha costretto Hosni Mubarak alle dimissioni è arrivato dall’imam dell’università Al-Azhar, Ahmed al Tayyeb. «Le nazioni arabe e islamiche, il mondo intero, tutti vi stanno guardando – si legge in un comunicato dell’imam –. Sorprendeteli con il vostro sentimento di unione». «La storia di ogni Nazione è fatta di svolte e di giorni significativi – prosegue –. Insieme abbiamo vissuto il 25 gennaio dello scorso anno, un giorno che ha sorpreso il mondo e che ha portato il mondo a simpatizzare con voi».
Anche il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, si è unito ai manifestanti che hanno affollato piazza Tahrir, nel primo anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, culminata con la deposizione di Mubarak l’11 febbraio. Lo riferisce il sito web del quotidiano Ahram, precisando che anche il suo predecessore e attuale candidato alla presidenza dell’Egitto, Amr Moussa, si trovava in piazza. Non ha raggiunto invece il luogo simbolo della rivoluzione, l’ex direttore generale dell’Aiea, Mohamed ElBaradei, che nei giorni scorsi ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alla presidenza del Paese per protesta contro la giunta militare. Ahram, non ha reso noto il motivo per cui ElBaradei non ha raggiunto piazza Tahrir.
Uno dei principali obiettivi dei Fratelli Musulmani, che hanno conquistato la maggioranza nel nuovo parlamento egiziano, è quello di combattere la corruzione, ma ci vorrà tempo per sradicarla. È quanto ha affermato il portavoce del movimento islamico, Mahmoud Ghuzlan, secondo cui «quello che è emerso della corruzione del vecchio regime è solo una goccia nel mare della corruzione attuale». L’esponente islamico ha precisato che «questa corruzione, che è stata accumulata negli ultimi 60 anni, non può essere eliminata in una notte». I Fratelli Musulmani, messi al bando dalla vita politica sotto l’ex presidente Hosni Mubarak, ha vinto il 47 per cento dei seggi in Parlamento durante le elezioni che si sono svolte negli ultimi due mesi. «Faremo ricorso a molti mezzi per combattere la corruzione, soprattutto per ricostruire il senso morale dei cittadini egiziani, rafforzando la sua relazione con Dio e creando un clima favorevole alla riforma», ha detto Ghuzlan. Come è noto, Mubarak e una dozzina di ufficiali dell’ex regime sono sotto processo per corruzione, anche se l’opposizione ritiene che si tratti solo di una messa in scena. La Fratellanza sostiene che alcuni traguardi sono stati raggiunti, ma che per altri la strada è ancora lunga. E mettono sempre l’accento sulla gravissima crisi economica egiziano, dove la recessione ha pesato in maniera più forte che nel resto del mondo. Ghuzlan ha quindi precisato che altre priorità del suo gruppo sono ristabilire la sicurezza e dare nuovo vigore all’economia nazionale, pesantemente colpita dalla rivolta. I Fratelli Musulmani non hanno intenzione di vietare il turismo, ha aggiunto, riconoscendo che si tratta di una delle principali fonti di guadagno per l’Egitto. «Il turismo è come l’agricoltura, non ne possiamo fare a meno», ha aggiunto Ghuzlan, convinto che «possiamo aumentare il numero di turisti che vengono in Egitto». I proventi dal turismo per l’Egitto sono calati del 30 per cento lo scorso anno, passando da 12,5 miliardi di dollari nel 2010 a 8,8 miliardi nel 2011, come ha fatto sapere a dicembre il ministro del Turismo Fakhri Abdul Nur.
Intanto l’Egitto risponde anche a coloro che ritengono che in questo anno la libertà di stampa sia diminuita nel Paese dei Faraoni: «Non è ancora chiaro se ci siano stati dei cambiamenti effettivi per la libertà di stampa dopo la rivoluzione in Egitto», dice il presidente del sindacato dei giornalisti della stampa online in Egitto, Salah Abdel Sabur. «Al momento il parlamento nuovo non ha ancora annunciato alcuna iniziativa in merito – ha spiegato – ma certamente crediamo che in futuro ci saranno dei progressi verso una maggiore libertà». In particolare, racconta, «subito dopo la rivoluzione sono nati due sindacati dei giornalisti, quello della stampa indipendente e quello della stampa online, e questo per noi comunque è una grossa conquista». Abdel Sabur rileva come «rispetto all’era del regime ci siano meno interferenze da parte dello Stato nel nostro lavoro. All’epoca venivano prese iniziative contro i giornalisti, che sono stati anche repressioni in piazza, ora invece si va verso un progressivo aumento della libertà». Secondo il giornalista Mohammed Naser, «la situazione dei media in generale è peggiorata rispetto a prima perchè sono nate numerose piccole televisioni finanziate da imprenditori venuti fuori dopo la rivoluzione i cui capitali sono di ignota provenienza». A confermare un peggioramento della libertà dei media nell’Egitto del post-Mubarak è il rapporto rilasciato da “Reporters Sans Frontieres”, dove il Paese ha perso nel 2011 39 postazioni rispetto al 2010, posizionandosi 166esimo.
E anche nella giornata di ieri non è mancato un piccolo allarme in Egitto: È scattato un allarme bomba all’aeroporto del Cairo dopo l’arrivo di un volo dalla Libia. Secondo quanto riferisce il sito informativo locale “Egynews” gli artificieri hanno fatto brillare un ordigno ritrovato a bordo dell’aereo. Il capitano del velivolo avrebbe avvisato la torre di controllo dell’aeroporto della capitale egiziana di avere a bordo un oggetto sospetto. L’aereo è atterrato ieri mattina, verso le 11 ora locale. Nel frattempo le forze della polizia egiziana avevano evacuato la pista di atterraggio dagli altri velivoli. Sono subito intervenuti gli artificieri che hanno trovato un oggetto sospetto nel bagno del velivolo. Secondo gli inquirenti, potrebbe trattarsi di una bomba che avrebbe dovuto esplodere in volo.