Parte la crociata di D’Alema contro Sarkozy e la Merkel

Come kleenex, preziosi per tamponare il raffreddore, dritti nel secchio della spazzatura quando l’emergenza è passata. Anche se si chiamano monsieur Sarkozy e Frau Merkel. È la nuova strategia europea di Massimo D’Alema, molto attivo in queste ore di inizio anno: i due compari devono togliere il disturbo, una volta portata a segno la missione salvifica per liberare gli “amici italiani” dalla palude berlusconiana, devono lasciare il posto alle “magnifiche sorti e progressive” della sinistra mondiale. Scava scava restano degli insopportabili conservatori di destra, simbolo della stagnazione e dello status quo. Smantellare il direttorio franco-tedesco è la nuova parola d’ordine del Pd in vista dei prossimi appuntamenti con le urne (le presidenziali francesi di aprile e le politiche in Germania e in Italia nel 2013).
«Va rilevata la scarsa credibilità di quella coppia per il modo in cui ha gestito la crisi europea, l’Europa soffre di una leadership miope e conservatrice e cresce la convinzione che una politica di pura austerità che abbia come esclusiva stella polare la stabilità monetaria rischia di portarci nel vicolo cieco della recessione», dice il presidente del Copasir in una lunga intervista al Messaggero, guardando alla Convenzione sul Trattato intergovernativo come a un «importante banco di prova» per l’Italia montiana. L’appoggio “leale” all’esecutivo tecnico, grimaldello per smontare il governo Berlusconi, non si discute ma a condizione che riesca a realizzare «una svolta profonda» che può andare a segno soltanto con il centrosinistra. «Oltre l’orizzonte del governo Monti o c’è un cambiamento politico in Italia e in Europa oppure da questa crisi non si esce», dice D’Alema candidando la sinistra al ruolo di «motore riformista» per ridisegnare la mappa dei governi del Vecchio Continente. Al diavolo il leader dell’Ump e la ruvida cancelliera tedesca, «in uno scenario come quello attuale è cruciale il modo in cui il governo italiano e il premier Monti spenderanno l’accresciuta autorevolezza italiana. Se noi dovessimo accodarci al treno franco-tedesco sbaglieremmo direzione – insiste D’Alema – certo, fa piacere che Monti sia invitato agli incontri… Ma è il contenuto di queste riunioni che va cambiato».
Stracciato sul tempo, Pier Luigi Bersani si adegua e, nel suo piccolo, rilancia: «C’è un primissimo punto che si chiama Europa su cui noi dobbiamo avere una posizione nazionale che dica così: “siamo pronti a fare le riforme, andremo avanti con il cambiamento, ma manovre non ne facciamo, adesso l’Europa deve agire collettivamente. L’Italia non la affonda ma non possiamo farci affondare tutti dall’Europa di Merkel e Sarkozy”». Sembra un secolo fa quando la Merkel e il presidente francese erano visti come la bussola per orientare l’Italia fuori dal Medioevo berlusconiano. Ridono di noi? “Hanno ragione, siamo impresentabili” era il refrain quotidiano deidemocratic italiani. Tengono sotto scacco l’Italia e flirtano con i grandi speculatori e le centrali della finanza mondiale? “Va bene se può servire ad azzoppare il Pdl e togliersi dalle scatole 17 anni di berlusconismo”.
Che delizia il pressing della Merkel su Giorgio Napolitano perché desse una spallata al premier i per salvare le sorti dell’eurozona! Che musica le promesse di Sarkozy di fare il possibile (fino ad autoinvitarsi a Roma come testimonial non richiesto dell’investitura montiana a Palazzo Chigi)! Barcamenandosi tra la difesa dell’orgoglio nazionale e il “giusto” tasso di antiberlusconismo, il giorno dopo i sorrisetti di Sarko e Angela all’indirizzo del capo del governo, D’Alema si distingue per una straordinaria esercitazione verbale: «Sarkozy ha avuto un atteggiamento arrogante, che mi pare non sia accettabile da parte di nessuno, ma il nostro governo è quanto di più improbabile ci sia. Non è adeguato alla gravità della situazione. Lo è da tanto tempo e l’Italia paga un prezzo in termini di scarsa credibilità». Era l’ottobre 2011. Oggi che le elezioni si avvicinano («di qui a 18 mesi voteranno tre Paesi su 27, che però insieme contano 200 milioni di elettori, quasi la metà dei cittadini del’Unione, dobbiamo preparare al meglio questo appuntamento decisivo», dice D’Alema) il gatto-francese e la volpe-tedesca rappresentano il nemico da buttare giù dalla torre. Il Pd si scalda i muscoli per fare il tifo a François Hollande, il candidato socialista avversario di Sarko nella corsa all’Eliseo. Ex compagno di Ségolène Royal che non riuscì nell’impresa quattro anni fa, non è esattamente il nuovo che avanza, ma è quello che passa il convento. Segretario del Partito socialista dal 1997 al 2008, è stato eletto per la prima volta all’Assemblée Nationale nel lontano 1988. «Non voterò mai per lui, siamo matti? Ma avete visto che faccia che ha?», ragiona il francese medio, anche se il leader dell’Ump è in seria difficoltà e più che con il leader socialista dovrà fare i conti con Marine Le Pen, autentica mina vagante del panorama politico francese. La figlia del leader storico del Front national non ha certo concrete possibilità di sedersi all’Eliseo ma ha tutti i titoli per dare filo da torcere al presidente francese in calo in tutti i sondaggi.
Anche Berlino deve essere riconquistata. Basta con i capricci di quella che il Forbes Magazine definisce la «donna più potente al mondo», è tempo che la “lady di ferro” tedesca si faccia da parte. È fresca fresca la notizia che il presidente tedesco Christian Wulff, alleato della cancelliera, è sulla graticola dopo la rivelazione di un suo maldestro tentativo di coprire uno scandalo legato a un prestito privato a tassi
agevolati facendo pressioni su alcuni giornalisti. Il mastino Angela oggi è tornata l’odiosa erede di Margaret Thatcher, solo due mesi fa era la ciambella di salvataggio per evitare il default. È la politica, bellezza! E il lìder maximo D’Alema non ha mai brillato per fulgida coerenza.