Palmieri: «Per convincere gli elettori puntiamo su una sinergia con il “Secolo”

Antonio Palmieri, classe ’61, una specializzazione in Comunicazioni Sociali all’Università Cattolica di Milano e un passato come manager televisivo in Rai e in Fininvest, ha seguito tutte le fasi della comunicazione politica della Seconda Repubblica. Il parlamentare Pdl, già responsabile del sito di Forza Italia, cura dalla sua nascita la comunicazione on line del Popolo della libertà.

Onorevole Palmieri, che cosa è cambiato dalla sua prima campagna elettorale del 1993?

È cambiato il mondo. Ha introdotto l’uso del marketing politico, con i nuovi media. Va ricordato che con la legge bavaglio del 2000, è praticamente fatto divieto di usare gli spot. Quindi con Berlusconi abbiamo sperimentato tutti gli strumenti. Dal sondaggio agli spot, dalle grandi affissioni alle convention. Dal marketing diretto alla comunicazione sul web.

Appunto il web. La grande novità è rappresentata dai social network.

Nelle elezioni del 2008 Facebook era pressoché inesistente in Italia. Oggi, invece, gli iscritti solo in Italia superano ventidue milioni. È evidente quindi che dalle prossime elezioni, quest’anno sono in programma le amministrative, dobbiamo adeguarci alle reti sociali e riuscire a comunicare al meglio chi siamo e che cosa vogliamo fare per il Paese.
Anche il Papa ha elogiato la funzione di Twitter, significherà qualcosa…

Il Vaticano per definizione evangelizza, quindi porta una buona notizia. E le notizie, anche le cattive, viaggiano molto spesso prima in rete che con gli altri strumenti di comunicazione. Se cavalca questo mezzo la Chiesa, è ancora più inevitabile che lo si faccia anche noi.

Da qui l’intenzione di puntare anche su questo nuovo portale sull’ascolto?

Noi pratichiamo l’ascolto non da oggi. Da Spazio Azzurro, al sito ForzaSilvio, ai commenti sugli spazi, da Twitter. Noi leggiamo tutto. E cerchiamo di rispondere, nei limiti del possibile, attraverso l’attività politica. In ogni caso, le tre parole d’ordine del nostro sito sono appunto ascolto, comunità e riconquista perché vogliamo usare i mezzi della rete per riconquistare gli elettori che in questo momento si sono rifugiati nell’astensione e nel dubbio.

C’è un bacino di elettori che vuole comunicare, spesso anche il proprio disagio.

Abbiamo diciotto milioni di cittadini che hanno votato per noi e che dobbiamo ascoltare e, alle luce dei sondaggi, in parte riconquistare. Il portale serve anche a ritrovare l’orgoglio di un’identità e di un’appartenenza che vanno recuperate.

Un banner a parte è invece dedicato al “Secolo d’Italia”…

Abbiamo dato e daremo uno spazio visibile al “Secolo”, perché è nostra intenzione creare una forte sinergia tra il sito web e il vostro quotidiano.

Il web non rischia di uccidere l’editoria cartacea?

Nella storia nessun media ha mai ucciso il precedente, lo ha costretto semmai a trasformarsi. Il come avverrà questa trasformazione per ora nessuno può dirlo. È una questione che andrà affrontata dall’industria editoriale.