Ora il Pd ha paura: abbiamo creato un mostro

La paura è quella di aver costruito un “mostro”. Nel Pd si è aperta una fase tanto difficile quanto delicata: la strategia dei vertici del partito era quella di dare l’appoggio a Mario Monti, un appoggio offerto su un piatto d’argento per liberarsi subito di Berlusconi e preparare al meglio lo sprint elettorale di Bersani, «uno di noi a Palazzo Chigi», la riconquista del potere perduto. E ora si trovano a dover fare i conti con un premier che si sta innamorando del suo ruolo e che salta da un salotto televisivo all’altro, si fa intervistare, conquista popolarità, divide l’opinione pubblica, viene messo sull’altare dai grandi giornali che ormai parlano a una sola voce, come il famoso Piccolo coro dell’Antoniano di Bologna. In una parola, il Pd non si trova di fronte a un “tecnico temporaneamente prestato alla politica” ma a un tecnico diventato personaggio in un batter d’occhio, proprio grazie alla “clemenza” dei maggiori quotidiani italiani. Questo elemento offre due chiavi di lettura: che Monti continui nel suo impegno presentandosi in prima persona alle elezioni o che un uomo della sua squadra decida di scendere in campo. In ambedue i casi il Pd si troverebbe con l’acqua alla gola, costretto ad accettare una candidatura “esterna”, e a rinunciare a quella di Bersani.
Un’ipotesi da incubo. E i sondaggi che piovono sulle scrivanie della segreteria del Pd, letti con una certa angoscia da Bersani, peggiorano le cose. Per non parlare dell’ultimo sondaggio reso noto nel corso di Ballarò. La domanda era semplice: “Attualmente preferirebbe un governo guidato da Monti o dal leader del suo partito?”. Il dato più eclatante è stato quello dell’elettorato di Pd, Idv e Sel: il 69 per cento ha risposto Monti, solo il 32 il leader del proprio partito. Siccome Idv e Sel non provano grande simpatia per l’attuale presidente del Consiglio, verosimilmente la quota del popolo del Pd che preferirebbe Monti a Bersani supera di gran lunga la quota del 69 per cento. Uno choc, specie se “aggravato” dal 60 per cento del Terzo polo, che andrebbe a rafforzare la candidatura di un “esterno” nell’ipotesi – un po’ fantasiosa – di alleanza in vista delle politiche. Per quanto riguarda il centrodestra, invece, le risposte sono l’esatto contrario: il 64 per cento degli elettori di Pdl e Lega voterebbe il leader del proprio partito, solo il 32 preferirebbe Monti. Il che significa maggiore compattezza e maggiore fiducia.
La situazione, quindi, è abbastanza incandescente, destinata a creare non pochi imbarazzi nel Pd. I “democratici” hanno la sensazione di perdere tempo prezioso e regalarlo a chi sponsorizza se stesso in ogni occasione, costringendo gli altri all’oblio. Anche ieri, infatti, Monti – nel presentare il pacchetto delle semplificazioni – si è autoelogiato all’insegna del “quanto siamo bravi” con frasi a effetto e spot dati in pasto all’opinione pubblica: «Siamo decisionisti», «a noi piace essere molto veloci per prendere le decisioni», «a noi piace approfondire», «i nostri provvedimenti migliorano la vita». In sostanza, lui – il professorone che regala perle di saggezza dall’alto della sua cattedra – è una sorta di elisir di lunga vita per sé e per gli altri, magari pure per chi si sente a un centimetro dal baratro e scende in piazza a manifestare la sua disperazione con blocchi, sit-in, cortei e lanci di uova.
Il sospetto di aver creato un “mostro” si trasforma in una convinzione. Specie se si considera l’atteggiamento accondiscendente dei grandi giornali, che parlano di Monti come se parlassero di un santo o di un mago. I nomi dei suoi decreti sono sempre in positivo, prima «Salva Italia», poi «Cresci Italia», poi ancora «Libera Italia». Se non riceve applausi a Montecitorio o al Senato – raccontano le cronache – non è perché ha addormentato i parlamentari ma perché li ha ipnotizzati. Se passeggia con il cagnolino è un uomo di cuore, se festeggia il Capodanno a Palazzo Chigi lo fa in modo sobrio, solo con il cotechino. Un tam-tam di santificazione che si ripete ogni giorno e che finisce per mettere sempre più in ombra gli esponenti del Pd – in primis Bersani – destinati alle retrovie della politica. Un’atmosfera di santificazione che comincia a non essere più gradita dai “democratici”. Un esempio per tutti, un’agenzia diffusa dall’Adnkronos nella giornata di ieri sulla collezione Gattinoni Couture Primavera-Estate 2012, che verrà presentata domani a Roma: «Fanciulle dall’eterea soavità abitano universi siderali. Un omaggio ai Maya, ai loro messaggi profetici, ai simboli del loro calendario. Al 2012. Al cambiamento politico-economico dell’Italia. Ecco il Monti dress dedicato al rivoluzionario protagonista della Rinascita dell’economia italiana, non ancora realizzata ma in gestazione. Impalpabili organze velano il corpo della Top Model Adela Novotna all’ottavo mese di gravidanza, raggiante, di colta bellezza come una divinità. Sull’abito migliaia di banconote di vari tagli sfumate sulle tonalità del bianco, del nero, del verde e del glicine, i colori dell’euro. Sul capo l’elmo disegnato da Leonardo da Vinci, rivisitato da Guillermo Mariotto». Roba da far venire il mal di testa. Soprattutto al Pd.