Nania: «Per un’ottima legge ci vogliono soltanto tre semplici ritocchi»

Il “porcellum” ha la pelle dura? Il punto non è questo, molto più utile uscire dai luoghi comuni di una battaglia ad alzo zero contro il “vergognoso” (si dice) sistema elettorale vigente per capire luci e ombre e correggerne il tiro. Domenico Nania non fa mistero di considerare questa legge la migliore che esiste perché garantisce agli elettori di scegliere chi governa e fa vincere chi prende più voti. «Sensa trucchi», aggiunge il vicepresidente del Senato, che preferisce aspettare le motivazioni della bocciatura dei quesiti referendari da parte della Consulta. «Magari arriveremo a una sentenza aggiuntiva, come in altri casi…».

Senatore, questa legge, tanto strapazzata, le piace?

L’ho sempre detto, questo sistema va bene perché consente agli elettori di scegliere chi governa ma non per scegliere chi ci rappresenta in Parlamento.

E non è poco…

Basta inserire ridurre la quota dei bloccati al 25% come era nel “mattarellum” e introdurre la preferenze per consentire all’elettore di decidere con un solo voto chi governa e chi siede in Parlamento. Con questi semplici ritocchi si trasformerebbe in una legge efficiente come quella per le elezioni regionali e comunali.

Preferenze, terreno minato…

Si dice che la preferenza alimenterebbe la corruzione, ma è un tema fittizio per due ragioni. Innanzitutto perché non siamo più nella Prima repubblica quando non c’era alternanza e governavano sempre gli stessi partiti, allora le preferenze rappresentavano lo strumento per decidere chi dovesse “pesare” di più. Oggi, con il sistema dell’alternanza, si mettono in campo i migliori e il cittadino sceglie chi ritiene più in gamba.

E l’altra ragione?

Una volta il sistema era chiuso, oggi, con l’esplosione della rete e dei social network, non esiste più una campagna elettorale giocata con gli strumenti tradizionali ed è più facile distruggere un candidato, aggredirlo, infangarlo. Lo abbiamo visto. Se invece le candidature sono multiple il killeraggio non può colpire tutti, un sistema plurinominale è un sistema più “protettivo”.

Un’altra obiezione comune riguarda il premio di maggioranza…

Che non dev’essere ritoccato. Chi conosce la legge, che chiamerei “toscanellum” perché ricalca il sistema elettorale toscano (Calderoli c’entra poco), deve parlare di un “premio di minoranza”, perché congela la distanza tra maggioranza e opposizione riducendo a dieci punti percentuali la forbice tra chi vince e chi perde le elezioni. Una prova? Nel 2006 quando Prodi vinse con un vantaggio di 24mila voti ottenne gli stessi parlamentari ottenuti dal centrodestra con un milione di voti.

Che cosa si deve cancellare, dunque?

Ricapitolando, questa legge si può migliorare con tre semplici emendamenti: l’attribuzione del premio di maggioranza anche al Senato, l’introduzione della preferenza per scegliere l’eletto e la riduzione dei bloccati al 25 per cento, secondo lo spirito referendario, com’era previsto dal “mattarellum”.

Allora questa volta ce la farete?

Se c’è un’intesa seria perché no? Nessuno si impicca a una legge elettorale, si possono trovare tante formule a condizione che non si rinuncia al bipolarismo alla volontà dei cittadini. Tre punti sono irrinunciabili: partecipazione, stabilità e alternanza. Personalmente penso anche che si dovrebbe anche aumentare il numero delle circoscrizioni elettorali.

Però deve ammettere che al cittadino tutto questo parlare di regole e ingegneria elettorale non importa un granché…

La legge elettorale è il cuore di una democrazia, come per le dittature può esserlo l’esercito o i carri armati. È vero la legge elettorale non sfama, però una buona legge elettorale alimenta una buona democrazia e aiuta una buona digestione della politica.