Monti vuol dire sfiducia. Anche al Colle

Per tutti – dai grandi giornali agli opinionisti tv di qualsiasi statura e colore dei capelli, dall’alta finanza agli imprenditori e, perché no?, a parecchi sindacalisti – Mario Monti è una specie di Re Mida, capace di trasformare in oro tutto ciò che tocca (e che pensa). A leggere gli articoli e ad ascoltare i commenti televisivi, sono belle le sue tasse, sono belli i suoi decreti, è bello il modo in cui si esprime, sono belle le sue battute e persino le sue gaffe. Tutto il popolo lo apprezza, è quasi una bestemmia parlarne male o avere una piccola perplessità sul suo conto. I Monti-boys descrivono una realtà paradisiaca. Peccato per loro, ma l’ipnosi non dura un’eternità e al risveglio potrebbero restare delusi: un sondaggio apparso ieri su Repubblica (quotidiano molto, ma molto vicino al premier) tra le righe e ben nascosta c’è infatti una realtà un po’ diversa. Tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si sono avvicinati a Re Mida ne sono rimasti scottati in termini di consenso. Il primo è il presidente della Repubblica che in molti, soprattutto i navigatori del web, considerano il principale protagonista della marcia di Monti su Palazzo Chigi. Napolitano ha perso in una botta sola il 5,8 per cento, un vero e proprio crollo nella fiducia degli italiani. La magistratura – additata spesso come causa delle sventure del Cavaliere, perseguitato dalle toghe politicizzate – proprio in concomitanza con l’addio di Berlusconi al governo ha perso addirittura l’8,2 per cento. E l’Unione europea, nell’immaginario collettivo altra alleata del nuovo premier? Viene dissanguata, con una emorragia del 12,6 per cento di fiducia, così come le banche (che molti considerano “amiche” dei professoroni dell’esecutivo tecnico) perdono il 7,2 per cento. I dati sono chiari, è quasi impossibile darne una lettura diversa. Re Mida trasformerà pure in oro quel che tocca. Sta di fatto che chi tocca lui finisce per farsi male davvero. E anche parecchio. Alla faccia dei grandi giornali, degli opinionisti e degli attori dell’alta finanza.