Monti & Sarkozy: fidanzatini Peynet (solo in apparenza)

L’immagine che hanno voluto dare, anche perché erano a Parigi, è stata quella dei fidanzatini di Peynet. «Mano nella mano», soddisfatti, in perfetta armonia. Ieri c’è stato il primo fatidico incontro tra Mario Monti e Nicolas Sarkozy, tappa prevista del tour del presidente del Consiglio in Europa, in attesa dell’appuntamento a tre (con l’aggiunta di Angela Merkel) fissato a Roma il 20 gennaio. Da Parigi, oltre all’annuncio di nuove misure per i prossimi due mesi, sono  arrivate prese di posizione di principio che consentirebbero al presidente del Consiglio italiano di proseguire il previsto giro delle cancellerie europee con qualche carta da giocare. «Crediamo nell’euro e nell’Europa e c’è bisogno che ognuno prenda le decisioni necessarie», ha affermato Sarkozy al termine dell’incontro con Monti che, da parte sua, ha fatto notare che «è essenziale prendere insieme decisioni che consentano di dimostrare la fiducia che abbiamo sull’Europa e sull’euro e che potranno permettere di pagare tassi più bassi». La parola finale la diranno i mercati che però, per il momento,  continuano a dimostrarsi scettici, con lo spread che ieri ha viaggiato poco sotto i 530 punti base. Il cammino percorso lo riassume lo stesso Sarkozy al termine dell’incontro con Monti: «Abbiamo parlato della situazione della zona euro e dei prossimi appuntamenti» per mettere a punto le riforme decise nel Consiglio europeo, «Italia e Francia condividono una perfetta identità di vedute per risolvere la crisi della zona euro». E la battaglia italiana per modificare la bozza di Trattato? Verificheremo in seguito se l’identità di vedute significa qualcosa di concreto anche in questa direzione. Per adesso meglio il poco che il nulla.

Il tour del professor Monti

Bruxelles, Parigi, Berlino, Londra: l’euro-tour di Monti, iniziato giovedì scorso e proseguito ieri nella capitale francese con l’incontro con il presidente Nicolas Sarkozy, prevede anche vertici con Angela Merkel, mercoledì 11 gennaio, e con David Cameron il 28. Una serie di faccia a faccia necessari per preparare la riunione del Consiglio europeo del 30 gennaio a cui il nostro presidente del Consiglio vuole presentarsi senza aver tralasciato praticamente nulla. Poi il summit, ancora da fissare ma che dovrebbe arrivare entro il mese o poco più in là, con il presidente Usa Barack Obama. Quanto ad attivismo non c’è male, ma sui risultati nessuno si fa illusioni. Almeno per ora. La serata nella capitale belga non è stata altro che un lungo prologo, con il nostro premier che ha visto l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, rappresentante permanente dell’Italia presso la Ue, dal quale è stato ragguagliato sulle novità previste dalla bozza di revisione dei Trattati alla vigilia del Forum sul «trattato a 26» di ieri. L’Italia ha presentato un pacchetto di emendamenti riguardanti la riduzione del debito, il deficit e la crescita. Una tappa di lavoro importante, l’avevano definita le agenzie di stampa, ma al termine nulla è filtrato. Quindi, il volo a Parigi e, nella mattinata si ieri, incontro all’Eliseo e colazione di lavoro con il primo ministro Francois Fillon, preparatorio di quello del pomeriggio con il presidente Sarkozy.

Cercasi alleanze disperatamente
«L’Italia lavora mano nella mano con la Francia, così come con la Germania», ha detto al termine Monti, mentre il premier francese ha sottolineato che «tra Parigi e Roma c’è identità di vedute quasi totale». Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, però, lasciati da parte i convenevoli ha affermato: «Ogni Paese dia il suo contributo, noi lo stiamo facendo». Segno che, almeno per il momento, le grandi intese non ci sono, come si evince anche dalla dichiarazione del nostro presidente del Consiglio che mette in qualche modo il dito nella piaga affermando che «è necessario che i diversi Paesi europei non proseguano da soli nella messa in atto della tassa sulle transazioni finanziarie» che la Francia si è già detta disposta a valutare. Perché questi sono i termini veri della questione: trovare delle alleanze prima della fine del mese e avere poi la forza di sostenere le posizioni assunte in sede di Consiglio europeo, anche nel caso in cui la Germania dovesse pervicacemente sostenere l’attuale linea dei sacrifici, senza tenere nel dovuto conto il fatto che di questo passo, molti rischiano di arrivare morti all’appuntamento con il pareggio di bilancio.

La posizione dell’Italia

La speranza di Monti è che alla fine anche i sordi (leggi la Germania) capiscano che di sacrificio in sacrificio, specie in momenti di non crescita, si rischia di tirare le cuoia. Pertanto la proposta del  presidente del Consiglio italiano sarebbe quella di scorporare le spese per la crescita, ammorbidendo in qualche modo la linea rigorista della Merkel. In questo ragionamento avere vicino anche Parigi non sarebbe indifferente. Ecco il perché della visita di ieri. Se poi anche Berlino dovesse convertirsi alla ricetta italiana e la linea della cancelliera venisse smussata, tanto di guadagnato. In caso contrario, però, si deve essere pronti anche al peggio. Ecco il perché della sottolineatura di Monti che ieri, da Parigi, ha richiamato l’attenzione sul fatto che «tra Italia e Francia c’è intesa non soltanto sui temi bilaterali ma, e questo è importante in modo particolare, su come costruire l’edificio europeo e la sua governance». Un fatto che, ove dovesse essere tanto forte da costringere l’Europa a tenerne conto, potrebbe portare al raggiungimento di quell’obiettivo per noi fondamentale: cambiare l’articolo quattro della bozza in discussione laddove è scritto che i Paesi con una percentuale di indebitamento superiore al 60 per cento del Pil dovranno ridurre l’extradebito (quello che eccede il 60 per cento) di un ventesimo l’anno. Tradotto in cifre per l’Italia significa qualcosa come una manovra di 40 miliardi di euro l’anno solo per mettersi al passo con i parametri. Monti, invece, come ha già fatto in passato Tremonti con il vecchio trattato, vorrebbe introdurre voci che consentano di calcolare il debito anche in funzione del risparmio privato, della sostenibilità del sistema pensionistico o di altre componenti positive del sistema.

L’inadeguatezza dell’Europa
«Il modo con cui la crisi è stata gestita negli ultimi mesi è stato sicuramente deludente». Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera prende la parola al convegno “Nouveau Monde” e manda alla Merkel, ma anche al direttorio Berlino-Parigi, un messaggio chiarissimo: dovete cambiare atteggiamento, altrimenti andiamo a sbattere. «La Ue si è dimostrata inadeguata», occorre dargli «una vera banca centrale per gestire la stabilità e la liquidità del mercato». Perché, adesso come adesso, a fatto notare Monti intervenendo allo stesso convegno, «l’Europa si è dimostrata più debole di quanto ritenevamo che fosse». Un o stato di cose, secondo Passera, conseguente al fatto «che ogni Paese ha le sue priorità e le sue caratteristiche. Quindi non c’è un piano d’azione che vada bene a tutti, ma ogni stato deve dare il suo contributo e l’Italia in questo senso è un caso emblematico». Come dire che i compiti a casa che ci erano stati assegnati li abbiamo fatti («Uno sforzo senza pari tra gli altri stati membri», secondo Monti) e adesso vogliamo vedere se anche gli altri hanno fatto altrettanto: «Non disfino di notte, come Penelope, quanto fatto di giorno». «Altrimenti – avverte il premier –  si rischia la nascita di nuove divisioni nella Ue».