“Mezzogiorno di fuoco” per tassisti e governo

Oggi a mezzogiorno il governo tenterà la quadra per spegnere la rivolta delle auto bianche. L’esecutivo ha rinviato ad oggi alle 12 il vertice con i sindacati che doveva esserci ieri. Che è stata un’altra giornata caldissima di serrate e blocchi. “Chi non salta Monti è”, “giù le mani dai tassisti italiani” urlavano martedì al Circo Massimo prima dell’incontro a Palazzo Chigi concluso con un nulla di fatto. Lo stesso hanno fatto ieri incrociando le braccia per tutto il giorno aspettando il secondo round con il governo. Esaperati, soprattutto i tassisti napoletani falchi della dissobedienza civile, i driver continuano il braccio di ferro contro le privatizzazioni annunciate da Mario Monti (che ieri la bozza del governo ha dettagliato ulteriormente, senza recepire le richieste della categoria) Le intemperanze a suon di pedardi e incidenti non aiutano la trattativa in corso ma dimostrano che la tensione è forte.
«Pronto alla guerra», dice Loreno Bittarelli, presidente dell’Uritaxi e storico leader dei tassisti romani, «se ieri sera (martedì, ndr) il governo ci ha solo ascoltato allora scateniamo la guerra. E se è stata solo un’audizione, allora faremo sentire le nostre ragioni». «Siamo mettendo nero su bianco le nostre proposte», ci dice alle 4 di pomeriggio dal Circo Massimo, da giorni centro della protesta che ormai attraversa tutto lo stivale da Roma a Milano, da Napoli a Torino. Di lì a poco le 23 sigle sindacali mettono nero su bianco la controbozza che Raffaele Grassi, delegato dai tassisti, ha consegnato nel pomeriggio a Palazzo Chigi nelle mani di Manlio Strano. Il nuovo testo modifica in parte il primo documento: gli emendamenti riguardano il ruolo dell’Autorità nazionale dei trasporti che deve essere limitato al coordinamento e controllo e non più di assegnazione delle licenze (come stabilisce la riforma del governo); le competenze principali rimarrebbero ai Comuni.
Cancellate, invece, le parti relative alla doppia licenza, mentre l’incremento del numero delle licenze verrebbe rimessa ai sindaci d’intesa con i sindacati di categoria. Unica concessione, sullo scontrino fiscale. «Se il governo ce lo chiede lo emettiamo. Ma tenga presente che siamo l’unica categoria che paga l’Iva sui beni strumentali. Per noi l’Iva è un costo, non una partita di giro». Numeri e cifre per  dimostrare al governo che le liberalizzazioni nel settore delle auto bianche non portano benefici né per gli utenti, né per i tassisti. Il tutto suffragato da comparazioni tra città in cui le liberalizzazioni sono già una realtà e città che hanno scelto di non applicarle. La deregulation del servizio – insistono i rappresentanti sindacali – significa un impoverimento per la categoria e l’applicazione di tariffe più alte. Lo scontro con Palazzo Chigi non è materiale, ma c’è visto che ieri, spulciando nelle pieghe del “milleproroghe” viene ribadito che la nuova “Autorità per le reti” determinerà per i taxi «l’incremento del numero delle licenze, la possibilità per i titolari di averne più d’una, nuove licenze part-time, orari più flessibili, extraterritorialità e tariffe più flessibili trasparenza».
Anche il costo elevato del carburante è una delle note dolenti per le auto bianche. Cifre e non chiacchiere: in soccorso dei tassisti arriva la Cgia di Mestre che cita uno studio sui costi ai quali la categoria deve sottostare e dal quale risulta che si tratta dei più elevati tra i grandi Paesi dell’Unione europea: il gasolio per autotrazione costa quasi il 16% in più, il peso della pressione tributaria (ovvero, le imposte, le tasse ed i tributi sul Pil) è superiore di 3 punti percentuali; l’assicurazione dell’autovettura costa addirittura il 58% in più; mentre l’aumento medio del listino prezzi delle autovetture registrato nell’ultimo anno è stato superiore del 2,7% .  La protesta non promette di affievolirsi nei prossimi giorni e potrebbe – dicono i più catastrofisti – degenerare in un’escalation di violenza. La polizia municipale di Napoli, dove è scoppiata la miccia, d’intesa con la procura, sta svolgendo accertamenti per valutare eventuali profili penali nella condotta dei tassisti, che da giorni non garantiscono le corse. Gli agenti stanno raccogliendo dati sulle auto in attività; nelle prossime ore invieranno il materiale raccolto in Procura che deve accertare l’eventuale sussistenza di ipotesi di interruzione di pubblico servizio. Ma non sarà questo a fermare le serrate e i blocchi che culmineranno, salvo novità, nello sciopero generale del 23 gennaio.
E i politici? Nel centrosinistra (ma anche i finiani) cresce la denuncia sdegnata per le “intimidazioni” dei tassisti, «il governo vada avanti», dicono. «Se si cedesse alle pressioni della piazza e delle lobby, ognuno si sentirebbe autorizzato ad alzare il tiro della protesta, vanificando la riforma», viene detto al convegno “Liberalizzare è crescere”. Spicca tra i fan del governo l’ex ministro degli Affari regionali, Lindas Lanzillotta, per la quale «siamo a un passaggio molto importante per rimuovere definitivamente e in modo credibile i blocchi corporativi che hanno impedito al consumatore e ai cittadini di avere servizi più efficenti e a costi più bassi». Per il Pdl, invece, la strada, nel merito e nel metodo, non è quella battezzata dai tecnici che siedono al tavolo del Consiglio dei ministri. Nel sottolineare la lealta al governo, Silvio Berlusconi ieri ha sottolineato che le prossime settimane saranno decisive soprattutto in merito alle liberalizzazioni, «nel testo ci sono ancora diversi punti critici in particolare quelli che riguardano le categorie che verrebbero colpite dal governo: taxi e farmacie su tutto». L’auspicio del leader del Pdl, insomma, è che Monti tenga conto dei rilievi mossi dal centrodestra. Le prossime ore per il premier, sobrio e poco avvezzo a mostrarsi preoccupato, saranno difficili e delicate. Anche l’Italia dei Valori fa la sua parte. «Tre sono le strade principali per uscire dalla crisi e restituire dinamismo alla nostra economia – puntualizza Donadi – avviare una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e recuperare miliardi di euro, ridurre gli elementi distorsivi del sistema contrastando in ogni luogo la corruzione ed infine procedere spediti nella realizzazione delle liberalizzazioni, che non devono riguardare solo taxi e farmacie, ma le vere lobby di questo paese e i settori strategici, a partire da energia, trasporti, reti e sistemi finanziari».