L’unanimismo montiano mostra le prime crepe

Poco prima di Capodanno il marito economista (Deaglio) del potente ministro del Welfare (Fornero) scende in campo a sostegno del datore di lavoro (Monti) della moglie. Due giorni dopo due ex bocconiani (Giavazzi e Alesina) sparano sul governo di super Mario ma promuovono la moglie-ministro dell’economista che due giorni prima aveva lodato l’esecutivo dei tecnici. Chiaro, no? In mezzo a questo grosso e grasso intrigo natalizio di penne, veleni e bocconiani, un ruolo non secondario lo giocano due tre le più importanti testate italiane, il Corriere della Sera e La Stampa: il copione, però, è più da cinepanettone che da giallo, “Natale con Monti” più che “Psycho” di Hitchoch. È interessante però approfondire queste due vicende parallele perché rappresentano le due facce della stessa medaglia: il conflitto di interessi tra poteri forti editoriali, le invidie tra tecnici chiamati a salvare al paese o rimasti nell’ombra, il tentativo di fare lobby giornalistica perfino tacendo sui legami parentali. Tutta materia che oggi interessa poco o nulla ma che ai tempi di Berlusconi rappresentava la pregiudiziale per ogni valutazione giornalistica o politica da fare sull’ingombrante presenza dell’imprenditore approdato ai Palazzi del potere romano.

I bocconiani del Corsera

Bisogna dare atto agli economisti di area centrosinistra, Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, che da quando sono stati lasciati fuori dal governo dei “migliori” hanno assunto un atteggiamento coerente: sempre critico nei confronti del premier. È chiaro che anche tra gli economisti, specie tra quella della Bocconi, si sta consumando una sorta di resa dei conti, tra invidie e rivalità accademiche, con conseguente deficit di credibilità sui giudizi espressi, soprattutto quando compaiono su un giornale come il Corriere della Sera che era stato fin dall’inizio tra i principali sponsor del governo Monti. Alesina e Giavazzi, che da settimane invocano la famigerata crescita, ieri si scagliavano in modo particolare sulle annunciate misure della Fase due, interrogandosi su cosa sia l’equità. «La crescita non c’è, anzi siamo entrati in recessione. A inizio dicembre, Confindustria prevedeva per il 2012 una caduta del reddito dell’1,6%. Il decreto salva-Italia ha portato la pressione fiscale a un massimo storico: il 45%. Non sorprendentemente ne è seguito un calo nella fiducia degli italiani…La conclusione è che nel 2012 rischiamo una caduta del reddito del 2%. Se si fossero tagliate un po’ di spese inutili, anziché limitarsi ad alzare le tasse, l’effetto sarebbe stato molto meno grave. Ma ormai è tardi». Stoccate anche sulla lotta all’evasione: «Si dice che l’Italia con il nuovo governo abbia alzato la testa. Forse, ma il giorno di Natale la lettura di un articolo del New York Times sull’evasione fiscale nel nostro Paese ce l’avrebbe fatta riabbassare. Ecco un’idea quasi banale per combattere l’evasione: consentire ai cittadini di detrarre dal reddito soggetto a tassazione una quota delle loro spese. Poter detrarre il 30% sarebbe sufficiente per indurli a chiedere una ricevuta, anche se ciò comporta un prezzo maggiorato dell’Iva. L’effetto netto sul gettito sarebbe certamente positivo». Le uniche note liete sono per il ministro Fornero, che a detta dei due bocconiani, “ha le idee chiare” sul contratto unico.

La difesa del marito di Elsa
Solo un paio di giorni fa, dalle colonne della Stampa, il celeberrimo economista Mario Deaglio, marito del ministro Elsa Fornero e docente, come lei, all’università di Torino, s’era lanciato in una sperticata lode del premier definendo sbalorditivo il fatto che avesse utilizzato, come un professore universitario, alcune slides esplicative per illustrare l’andamento dello spread nella conferenza stampa di fine anno: «Molti italiani saranno rimasti sbalorditi alla vista di un presidente del Consiglio che si esprime con grafici…». Ammesso che sia così, Deaglio non si pone il problema del conflitto d’interessi familiare con il governo in cui milita la consorte e su Monti va giù con mano di velluto: «Per superare lo sbalordimento occorre probabilmente mettersi nei panni del professor Monti, nella condizione, incredibile per l’italiano medio, di un presidente del Consiglio che dichiara di non avere alcuna particolare ambizione politica….». Ma se il marito della Carfagna avesse scritto un fondo in prima pagina sulla “Stampa” per difendere Berlusconi, non ci si sarebbe sbalorditi di più?