L’ultima di Elsa: più invecchi, meno ti pagano

«Vi sorprenderemo». Parola di Corrado Passera, a Davos. Ma non saranno i potenti dell’economia mondiale a sorprendersi. Saranno gli operai, i commessi dei bar, chi ha le spalle (non tanto) larghe e una famiglia da mantenere, magari pure con il peso di un mutuo. E la sorpresa, a meno che non si cambi rotta, non sarà piacevole perché – secondo il Verbo del governo tecnico – chi servirà i caffè ai tavolini guadagnerà di meno se sessantenne e di più se quarantenne. Il pacchetto-lavoro, dunque, è destinato a tranquillizzare i finanzieri internazionali e Angela Merkel, ma a creare allarme tra chi, in Italia, vive oggi di salario. Il tutto, in vista degli incontri con le parti sociali che dovrebbero ripartire in settimana. «Saremo pronti per giovedì al massimo», ha fatto sapere il ministro Elsa Fornero che, come al solito, tende ad alzare una cortina fumogena su quello che costituisce l’essenza del problema, dopo la fredda accoglienza dei sindacati al documento presentato la scorsa settimana e il cui testo non è stato nemmeno consegnato. Si riparte da quattro tavoli: forme contrattuali, formazione, flessibilità e ammortizzatori sociali. Uno spacchettamento resosi necessario dal muro che Ugl, Cgil, Cisl e Uil hanno eretto per bloccare le ipotesi di modifica all’articolo 18 e alla cassa integrazione straordinaria.

Confronto con sorpresa

Mario Monti e i suoi ministri continuano a dire che non ci saranno totem e le indiscrezioni che giungono agli organi di stampa fanno pensare che alla fine non si salveranno né l’articolo 18 né la cassa integrazione straordinaria. Del resto, se il governo dei tecnici intende fare i compiti a casa dati dalla Merkel, non può ignorare le indicazioni giunte ad agosto dalla Bce, con in primis il dualismo dell’attuale mercato del lavoro e il reintegro in caso di licenziamento. Ecco perché le frasi non dette o bisbigliate acquisiscono un significato particolare. E la ripetuta assicurazione che non ci saranno tabù fa il resto. Alla fine l’articolo 18 continuerà ad avere validità per i vecchi assunti. I nuovi, invece, nei casi di licenziamento, dovrebbero fare a meno del reintegro che verrebbe sostituito da un equo indennizzo (è quello che chiedeva la lettera della Bce) che crescerebbe con l’anzianità. Disco rosso ai licenziamenti discriminatori, sia per i vecchi che per i nuovi assunti, se effettuati per motivi di sesso, religione, razza e così via. E i sindacati? Si preparano a vendere una soluzione di questo tipo come una vittoria. Ai loro iscritti, che continuerebbero a essere garantiti, si potrebbe presentare il tutto come una rivincita, dopo i colpi da ko incassati sulle pensioni di anzianità e sull’allungamento dell’età.

La truffa del “ciclo vita”
Preoccupazioni sindacali a parte, comunque, l’articolo 18 è un falso problema. È diventato un simbolo ma potrebbe essere molto più preoccupante quello che il ministro Fornero sta preparando sul fronte contrattuale. Ufficialmente la parola d’ordine è bonificare la palude: un solo contratto in sostituzione dei 46 esistenti oggi. In realtà, però, la cosa è un tantino più complessa. Le proposte sul tavolo sono parecchie e tutte ruotano attorno alle tutele crescenti con la permanenza sul posto di lavoro. Si vedrà come alla fine tutto questo verrà messo nero su bianco, perché quello che già esiste non è tutto da buttare: i contratti a termine e quelli part time funzionano. Tra il detto e il non detto della Fornero, nel linguaggio in parte indecifrabile a cui i tecnici ci stanno abituando, va trovando conferma anche un’ipotesi che appare estremamente preoccupante. Il ministro del Welfare, incalzato dai sindacati, esclude che si punti ad abolire la cig straordinaria e sul contratto unico fa una parziale marcia indietro («quelli che servono li teniamo, quelli che non servono li togliamo»). Poi precisa che «il governo punta a un contratto che evolva con l’età dei lavoratori, piuttosto che a contratti nazionali specifici che evolvano per tutte le età». Il riferimento – sottolinea – è al modello “Modigliani”. Per i più parole in libertà. I pochi che, invece, hanno il bagaglio tecnico per decrittare l’arido linguaggio della Fornero si accorgono che dietro la teoria del ciclo di vita e della curva retributiva, enunciata più volte dal ministro del Welfare, si cela l’obiettivo di penalizzare i lavoratori anziani: quelli con maggiore anzianità.

Il complotto contro i “vecchi”

Oggi, nell’arco della vita lavorativa, i salari vanno crescendo sempre a partire dall’assunzione e fino al momento di andare in pensione. Più alta è l’anzianità più pesante è la busta paga, perché si presume che via via che si lavora la professionalità aumenti e un lavoratore diventi sempre più indispensabile per l’impresa. Così un lavoratore maturo costa all’azienda più di uno giovane. Adesso con la riforma delle pensioni questi occupati “senior” dovranno rimanere occupati per più anni (anche se non l’hanno chiesto loro) e quindi il costo per il datore di lavoro sale. Così gli imprenditori mugugnano e, con la crisi in atto, minacciano di dare corso a ristrutturazioni di massa. Per questo la Fornero tira fuori dal cilindro «i contratti che evolvono con l’età» e che hanno la peculiarità di tenere in fabbrica il lavoratore anziano ma senza pagarne i costi. Come? È presto detto. Il salario, basso all’inizio, cresce gradualmente fino a raggiungere un massimo in concomitanza con l’età di massima produttività per poi drecrescere gradualmente da qui alla pensione. Così un lavoratore anziano potrà guadagnare anche meno di un giovane e, in cambio, avere più tempo libero. Un’innovazione di cui nessuno sentiva il bisogno. Con i tempi che corrono più che di tempo libero si ha bisogno di lavoro retribuito. Infatti, i più fanno fatica ad arrivare a fine mese e non si capisce come potranno fare quando guadagneranno meno in una stagione della vita in cui i figli sono diventati grandi e hanno aumentato le loro esigenze e mentre con l’arrivo della maturità bisognerà ricorrere più spesso ai farmaci e alle cure mediche. Tra l’altro, le attese di un contratto a tempo indeterminato per tutti sono destinate a rimanere frustrate. Perché ce ne saranno sicuramente non pochi, con valori diversi per lo stesso lavoro svolto, in funzione dell’età e non dell’anzianità in azienda come avviene oggi. Il risultato sarebbe di cancellare il contratto nazionale e il principio giuridico della parità del trattamento restributivo in presenza di un’eguale posizione lavorativa. Perché, se hai la fortuna di avere un’occupazione, più invecchi e meno ti pagano.