Lombardo e Confindustria non fermano i “forconi”

Per il quarto giorno consecutivo la Sicilia è bloccata dal “Movimento dei forconi” e da “Forza d’urto”. Sono bastati quattro giorni per metterla in ginocchio: nei supermercati cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità e i distributori di benzina sono a secco. E mentre Confindustria Sicilia ha invocato un atto di forza da parte dello Stato per rimuovere i blocchi per la «presenza inquietante di personaggi legati alla criminalità organizzata», l’atteso vertice alla Regione ieri, con Raffaele Lombardo e i prefetti di Catania e Palermo, è stato un buco nell’acqua che ha dato ulteriore forza alla protesta. Il presidente della Regione se n’è lavato le mani: «Abbiamo chiesto un confronto per iscritto a Monti, perché la gran parte delle rivendicazioni dei manifestanti non sono di nostra competenza». Risultati assolutamente deludenti che non hanno soddisfatto gli organizzatori della protesta definita “I nuovi Vespri siciliani”. «Lombardo e i politici non hanno capito o non vogliono capire: la gente è affamata. Dobbiamo andare a protestare a Roma? Non abbiamo i soldi per comprare i biglietti. Ci vadano i deputati regionali con le loro indennità. La verità è che stanno sottovalutando quanto sta accadendo». A parlare è Giuseppe Richichi, leader dell’Aias, l’associazione degli autotrasportatori che, assieme al movimento agricolo dei “forconi” ha promosso i blocchi in varie zone della Sicilia. Dopo il vertice alla Regione, Richichi ha avvertito: «La protesta va avanti, non cambia nulla». Blocchi e presidi, dunque, proseguiranno fino alla mezzanotte di stasera. E poi? «Finché c’è vita c’è speranza». La notizia che l’incontro non ha prodotto nessun risultato ha fatto subito il giro dei comitati da una parte all’altra dell’Isola. Tra gli organizzatori è un passaparola: «Non molliamo», «Andiamo avanti», «I Vespri siciliani non si fermano». «È giusto dialogare –  ha detto Franco Crupi, del “Movimento dei forconi” – ma ci sono poche cose da fare perché i i comitati d’affari non vogliono perdere i loro privilegi. Continueremo la nostra protesta perché in gioco c’è la dignità di un popolo». Una protesta che è stata, prima taciuta e poi criminalizzata. Ma loro, forti del sostegno che gli è arrivato da ogni parte d’Italia e d’Europa, vanno avanti. Camionisti aderenti all’Aias, agricoltori, pescatori, ma anche disoccupati, pensionati e cittadini comuni – tutti uniti nel protestare contro la manovra Monti che «ha messo in ginocchio l’economia», contro l’aumento del prezzo dei carburanti e delle tariffe delle autostrade e contro il governo regionale – non hanno infatti assolutamente intenzione di fare passi indietro. E da ieri al gruppo si sono aggiunti anche gli studenti che oggi scenderanno in piazza in tutta la Sicilia. Sui social network è nato, infatti, un coordinamento “Studenti siciliani in lotta”. A Palermo il presidio è previsto alle 10 di in piazza Indipendenza.
Anche ieri non sono mancate le polemiche dopo le accuse lanciate da Confindustria sulle possibili infiltrazioni della malavita nella protesta. «Noi abbiamo prove evidenti che in molte manifestazioni nei blocchi che stanno creando tante difficoltà in Sicilia erano presenti esponenti riconducibili a Cosa Nostra», ha ribadito il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello. «Non siamo mafiosi, se lo dite fate i nomi», ha ribattuto Martino Morsello, il leader del “Movimento dei forconi”. Un “botta e risposta” che è andato in onda in diretta, nel corso della trasmissione Start su Rai Radiouno. Sulle ragioni della protesta che stanno agitando l’Isola, Lo Bello ha osservato: «Il malcontento è reale, ma le ragioni sono più serie e non si può trovare la soluzione negli slogan di demagoghi in servizio permanente effettivo e neanche in alcuni “bravi” che stanno agli angoli delle manifestazioni». Proprio per protestare contro queste accuse Martino Morsello ha rivelato di «aver iniziato uno sciopero della fame» e ha concluso spiegando di non essere di Forza Nuova e di aver parlato «di rivoluzione intesa solo come rivoluzione culturale entro i paletti della legalità». L’allarme lanciato da Confindustria, per il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo «è giustificato». Ma a sostegno del movimento è sceso in campo il presidente del Palermo Calcio, Maurizio Zamparini: «Mafiosi sono quelli che stanno uccidendo l’Italia che produce, non i manifestanti. Ho parlato con gli agricoltori e gli autotrasportatori, sono disperati perché questo Stato sta uccidendo quelli che lavorano e producono la ricchezza specialmente tra le partite Iva. Si sentono distrutti dallo Stato in un momento di crisi in cui manca il lavoro».
Critico nei confronti del movimento Antonio Scolletta, responsabile Ugl Sicilia: «Sotto alcuni punti di vista le motivazioni della protesta sono legittime e riguardano il costo del carburante per gli autotrasportatori e l’aumento dei costi della filiera dei beni di prima necessità. Ma sono problematiche note da tempo. Le proteste hanno messo in ginocchio l’isola impedendo i servizi primari per interessi particolari e dimenticando l’interesse generale. Da questa crisi si esce se tutti quanti remiamo verso la stessa direzione. Noi siamo disponibili ad attivare un tavolo interdisciplinare con la Regione, le Province e il mondo delle organizzazioni di rappresentanza e soprattutto con lo Stato centrale. L’unico modo per uscire dal tunnel è quello di inserire le rivendicazioni degli agricoltori e trasporti nel novero della discussione più generale della crisi e sulle modalità con cui la si supera. O il Paese esce tutto assieme dalla crisi o affonda».