«Legge elettorale in un mese, a marzo l’esame a Monti»

«Ora nessuno parla più dello spread, allora lo faccio io, e non dite che sono noioso. Per cinquant’anni ci hanno martellato con la parola antifascismo, ora lasciateci parlare ancora un po’ dello spread: era colpa nostra, eh? Speriamo solo per Monti e per l’Italia che si riabbassi in fretta…», scherza (ma non troppo) Ignazio La Russa. A pensarci bene c’è poco da ridere, deve aver pensato l’ex ministro gettando l’occhio al calendario: il malessere del Pdl e degli italiani cresce e il tempo stringe, sia per riscrivere la legge elettorale che per valutare se andare a votare in primavera. Nell’agenda del coordinatore del Pdl – seduto nella sua stanza di via dell’Umiltà dietro a una gigantografia di lui e Gasparri, con la Santanché a décolleté spianato sistemata in mezzo ai due per ricoprire il volto di un ex fedelissimo – c’è una data in rosso, quella di oggi, quando la Consulta si esprimerà sui referendum abrogativi del “Porcellum”. «Comunque decida, c’è tempo per correggere la legge esistente o farne una nuova, anche in un mese». L’altra data è quella di fine febbraio: «Scadranno i cento giorni di Monti, verificheremo come s’è comportato». L’ultima deadline è fine marzo: «Entro quella data dovremo decidere se andare alle urne o sostenere il governo fino al 2013». Ma molto dipenderà dalla legge elettorale, quella su cui ieri il Pdl ha discusso in uno dei quattro tavoli convocati dal segretario Angelino Alfano. Un accordo bipartisan rapido darebbe ai partiti mano libera nella valutazione serena dell’operato del governo e sarebbe la migliore risposta alla campagna anti-casta, sottolinea La Russa, «oltre che il modo migliore per andare incontro ai cittadini, che con le firme dei referendum hanno manifestato la volontà, legittima e giustificata, di tornare a scegliere direttamente i propri politici».

Se la Consulta dovesse ammettere i referendum, sembra già di sentire la voce di chi attaccherà il Pdl e gli scaricherà le colpe del “Porcellum”…

Ecco perché dobbiamo dire prima e in maniera forte che noi non siamo il partito delle liste bloccate. Sul “Porcellum” sono state dette tante falsità: la verità è che l’hanno voluta tutte le forze politiche, nessuno la contrastò, ed era un modello mutuato da quella pensata dalla sinistra in Toscana. Chieda un po’ a Buontempo.

Che c’entra Buontempo?

Fu lui a presentare un emendamento che introduceva le preferenze, dalla volta successiva. Lo votammo in pochissimi, una sessantina, io ero tra quelli.

Quali sono le priorità del Pdl sulla legge elettorale?

Siamo tutti d’accordo nel considerare il bipolarismo come la stella polare, insieme con la necessità di garantire ai cittadini la possibilità di poter scegliere nelle urne il premier, il programma e la coalizioni.

Lei quale modello preferisce?

Personalmente penso che la cosa più facile da fare sia quella di mantenere l’attuale legge elettorale, emendandola, dando la possibilità ai cittadini di indicare almeno i due terzi dei candidati o almeno più della metà dei parlamentari, nel segno di una uniformità sistemica, visto che modelli simili sono quelli per il voto alle Europee, alle comunali e alle Regionali. Un secondo ritocco al “Porcellum” va fatto anche anche per il premio di maggioranza al Senato, per fare in modo che non possa venire fuori una maggioranza diversa tra i due rami del Parlamento.

Tempi?

Un accordo bipartisan sulla correzione del “Porcellum” si può trovare anche in un mese.

La decisione della Consulta come può influenzare la ricerca di un accordo politico?

Se la Corte approva i referendum, la strada è obbligata: di fatto sarebbe una bocciatura dell’attuale sistema ed è chiaro che si dovrebbe andare nella direzione dei collegi, in un’ipotesi più vicina al Mattarellum. Se la Consulta dicesse no, invece, alle forze politiche resterebbero margini di manovra più ampi.

Vi siete posti il problema di appoggiare una legge elettorale che favorisca le alleanze future? In pratica, che non di dispiaccia a Casini…

Uovo o gallina, dice? Be’, sul sistema elettorale si rischia di commettere errori anche clamorosi, come fecero Psi e Dc che appoggiarono il Mattarellum credendo che li avrebbe salvati, invece furono massacrati nelle urne. Io credo che lo scenario politico sia sempre in movimento, per questo ritengo che si debba prima scegliere una legge elettorale e poi pensare alle alleanze.

Lei teme un errore, in particolare?

Sì, che si possa proporre una legge elettorale per limitare i danni di una sconfitta. L’obiettivo del Pdl deve essere sempre quello di vincere.

C’è un disegno per frenare le ali estreme che ora sono all’opposizione, Lega e Idv?

Parlo solo sulla Lega, per ricordare che quando corse da sola, col Mattarellum, fece il pieno di voti, quindi… Noi del Pdl ragioniamo sempre nell’ottica di un’alleanza che includa Udc e Carroccio: non sarà facile, lo so, ma guai a immaginare una legge elettorale che sia punitiva per qualcuno.

A proposito di Lega, il voto su Cosentino segna un  cambio di marcia nella rottura col Pdl?

No, è un ritorno alle origini, alla ricerca del consenso: per loro votare contro un napoletano accusato di camorra è una mossa che considerano gradita al proprio elettorato.

E la guerra intestina Bossi-Maroni?

In questo caso arriva dopo, è chiaro che nella Lega se uno dice che Cosentino non va salvato, è difficile trovare un altro che lo contraddica su questo. Fermo restando che, anche a prescindere dal merito, è assurdo votare l’arresto di Cosentino: nella storia del Parlamento solo per Papa s’è votato in favore del carcere, in tutti gli altri casi abbiamo detto sì all’autorizzazione ma non alla galera, se non per fatti di sangue, anche in periodi più drammatici come Tangentopoli. E poi mi dite come fa a sussistere il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove, dopo tanto tempo, per Cosentino?

È vero che nel Pdl aumentano le riserve su Monti?

Io all’inizio ero convinto che occorresse andare a votare e mi ero lasciato convincere dalla propaganda avversaria che senza il governo Berlusconi sarebbe migliorata la situazione dello spread e dei mercati. Oggi dico che abbiamo fatto benissimo a sostenere la nascita del governo tecnico, perché così è chiaro a tutti che la crisi dipendeva da fattori internazionali e non da noi.

Monti intanto non parla più di spread, neanche da Fazio.

Strano, fino al mese scorso la mattina gli italiani si svegliavano chiedendo alla moglie: “Hai fatto il caffé?”. “Sì”. “E lo spread come va?”.

Il malessere del Pdl?

Credo che luna di miele in politica duri non più di cento giorni. Alla scadenza, fine febbraio, dobbiamo fare la verifica dello stato dell’arte e decidere cosa fare col governo.

Ci sarebbe il tempo per andare alle urne, in caso di bocciatura di Monti?

Sì, c’è tempo per votare, non ho fatto un numero a caso. Se a marzo, entro una ventina di giorni, non decideremo di mettere fine all’esperienza del governo Monti, è ovvio che andrà avanti fino a scadenza naturale di legislatura.

Su quali esami sarà valutato Monti?

In primis sulla necessità di ricordare sempre agli italiani che questo è un governo tecnico, legittimato dal Parlamento, ma pur sempre una parentesi democratica.

Cosa non le piace dell’approccio dei tecnici?

A me non dà assolutamente fastidio la loro visibilità mediatica, è normale, mica se ne possono stare rincantucciati a casa… Il punto è se vogliono aiutare l’Italia, con il nostro supporto responsabile, a tirarsi fuori dai guai, oppure se puntano a costruirsi un futuro politico con soggetti diversi. Quello sarebbe un grave errore. Come quello di entrare su temi prettamente politici come la legge elettorale, l’immigrazione o gli equilibri della comunicazione, Rai in testa.

Un altro errore potrebbe essere quello di utilizzare i decreti per fare le liberalizzazioni?

Il punto centrale è un altro. Noi non vogliamo avere posizione di retroguardia sulle liberalizzazioni e non vogliamo prendere lezioni da una sinistra che ha appoggiato il referendum sull’acqua. Il punto è che non ha senso scatenare la guerra tra poveri tra i tassisti, fare i favori alle Coop sulle farmacie o ai sindacati contro i professionisti. Noi vogliamo fare le liberalizzazioni nei settori strategici, come l’energia, ma anche iniziare la dimissione del patrimonio immobiliare per abbattere il debito, come ho iniziato a fare io quando ero ministro della Difesa con gli immobili militari.

Malinconico dimissionario è un primo pezzo del governo Monti che collassa?

No, la sua è una vicenda più personale che politica, è chiaro che sconta il peso di un’immagine che si è voluto dare al governo Monti. Mi verrebbe da dire, chi di sobrietà ferisce…

Uno della “casta” se lo sarebbero mangiato, i giornali.

A proposito di casta: al di là del fatto che non è giusto che i politici abbiano privilegi, a mio avviso la campagna demagogica che si è scatenata trova un alibi importante proprio nella legge elettorale. In altri tempi, a chi ci accusa, avrei risposto: la prossima volta non votare chi si comporta male. Per questo oggi il miglior modo per combattere l’antipolitica è restituire le preferenze ai cittadini.