Le spine di Monti: ora la Fornero soffre di gelosia

Caduto Malinconico, il governo dei tecnici è imbarazzato da altri casi che non collimano esattamente con l’immagine di rigore e di trasparenza costruita a tavolino dai media fin dal suo insediamento. Per carità, al momento non c’è all’orizzonte nessuna inchiesta giudiziaria, ma sull’esecutivo guidato dal professor Monti si addensano ombre che non lasciano presagire nulla di buono. A poche settimane dal suo insediamento il premier ha già perso un sottosegretario. Carlo Malinconico è stato costretto a dimettersi per lo scandalo delle vacanze all’Argentario pagate (a sua insaputa?) da imprenditori chiacchierati. Una vicenda che ieri è finita in farsa. Roberto Scirò, il proprietario dell’hotel “Il Pellicano” di Porto Ercole dove il sottosegretario aveva soggiornato a spese dell’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, ha affermato di aver ricevuto proprio ieri mattina da Malinconico «una somma di oltre 19mila euro con la motivazione soggiorni 2007-2008, ma quei soldi non possiamo accettarli. Quel conto era già stato saldato». Il bonifico sarebbe stato eseguito lunedì scorso, proprio il giorno prima delle dimissioni del sottosegretario, ma è stato restituito al suo mittente che così non è riuscito a salvare neanche la faccia.
Oltre a Malinconico il governo ora deve fare i conti con altri casi alquanto spinosi che rischiano di provocare al suo interno un effetto domino. In cima alla lista c’è il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. Su di lui pesa la storia dell’appartamento al quartiere Monti, vicino al Colosseo, acquistata dall’Inps nel 2008 a un prezzo stracciato (1.630 euro al metro quadrato) come «immobile non di pregio». Lui si è difeso e ha minimizzato dicendo di non essere un “furbetto” e di trovarsi nella stessa condizione di migliaia di cittadini. Ma il caso resta aperto. A imbarazzare Palazzo Chigi c’è anche il caso del viceministro alle Infrastrutture trasporti Mario Ciaccia che da manager ha avviato appalti miliardari che ora gestisce da viceministro, e quello di Guido Improta, che da capo delle relazioni istituzionali di Alitalia è passato a sottosegretario ai Trasporti. Ma Monti deve fare pure i conti con le invidie che serpeggiano all’interno del suo governo. Fa chiacchierare la vicenda di Michel Martone viceministro che scherzosamente viene definito come “mobbizzato” da Elsa Fornero: sulla carta si sarebbe dovuto occupare di lavoro a trecentosessanta gradi. Ieri sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le deleghe al vice ministro. Ma si tratta di deleghe secondarie. A lui vanno le funzioni di indirizzo politico amministrativo concernenti le competenze istituzionali relative alle Direzioni generali per le politiche attive e passive del lavoro, delle relazioni industriali e rapporti di lavoro, per le politiche dei servizi per il lavoro. Martone ha inoltre la delega sulle iniziative di competenza del ministero in materia di occupazione giovanile nonché sui rapporti di collaborazione interministeriali nel settore delle politiche giovanili. Restano, però, al ministro Fornero, i pezzi pesanti, come «le funzioni relative alla disciplina degli ammortizzatori sociali e alla materia della rappresentanza e rappresentatività sindacale» anche se per queste il ministro si avvale «del professor Martone anche attraverso la partecipazione ai tavoli tecnici ed agli incontri con le parti sociali». In sostanza la Fornero ha tenuto per sé le deleghe più importanti. La querelle tra la Fornero e Martone è stata raccontata dal sito linkiesta.it. Nell’articolo si parla dello strapotere della firsty lady. «Dopo le lacrime – si legge – la signora Elsa pare che soffra di un iperpresenzialismo che non accenna a diminuire. In commissione lei non gli lascia mai la parola e lui fa scena muta». Una storia che in pochi giorni ha fatto il giro del Transatlantico e ha provocato ironie e risatine tra i parlamentari. «Trentasette anni – si legge ancora – già professore universitario di diritto del lavoro in diversi atenei italiani, Monti lo ha voluto nella sua squadra per occuparsi della difficile riforma del settore. Peccato che il presidente del Consiglio lo abbia affiancato a Elsa Fornero». Negli accordi pre incarico, racconta Linkiesta, le funzioni del dicastero erano state divise in parti uguali: al ministro il dossier sulla previdenza, al viceministro quello sul lavoro. Eppure dopo aver gestito la difficile trattativa sulle pensioni, sembra che la Fornero non voglia farsi da parte. I maligni della Camera, si legge ancora nel sito, raccontano che alla Fornero «un ruolo da comprimario non va più bene». Da qui le polemiche con Martone per l’assegnazione delle materie di sua competenza. Al ministero hanno confermato che nelle scorse settimane il ministro ha puntato i piedi con l’obiettivo di ridimensianare il suo vice. «Tanto – si legge ancora nell’articolo – da costringere il Consiglio dei ministri ad approvare lo scorso 23 dicembre una misteriosa  delega delle “funzioni particolari”». E che tra Martone e la Fornero ci sia qualcosa che non va è stato raccontato anche dai deputati della commissione Lavoro di Montecitorio. «Il 6 e 13 dicembre – si legge ancora nell’articolo – i due esponenti del governo sono stati chiamati alla Camera per presentare le linee programmatiche del loro ministero. “Nell’arco di due lunghe sedute Martone non è riuscito a prendere la parola nemmeno una volta”, ha raccontato uno dei presenti. “Il presidente della commissione Silvano Moffa – ha raccontato un altro deputato – continuava a chiamarlo sottosegretario. Quando gli abbiamo fatto notare che sul sito del governo Martone risultava già viceministro, è intervenuta la Fornero”. Che con un’occhiataccia, sempre stando a quanto raccontano diversi presenti, avrebbe gelato il suo vice: “Al momento non ha ancora ricevuto le deleghe”». Ergo dev’essere considerato sottosegretario. Ieri Martone ha ricevuto le sue meritate deleghe, ma ha avuto la sorpresa di vedersele ridimensionate. La Fornero è riuscita a spuntarla. Ma fino a quando?