La Vigilanza alla Lei: «I conti non bastano a fare una buona Rai»

Cosa ci si aspetta dalla Rai? I conti in ordine, l’audience vincente, la posizione dominante nel mercato della pubblicità, certo. Ma bastano a dirsi soddisfatti dell’azienda? Per la commissione di vigilanza no. Per questo l’audizione di ieri del dg Lorenza Lei si è risolta in un dibattito sulla qualità del servizio, che poi ha avuto uno strascico anche fuori da Palazzo San Macuto.

I conti in ordine non bastano
La Lei ieri si è presentata davanti alla vigilanza con il prospetto di «un’azienda sana» e su questo ha basato la sua relazione. Ha spiegato che «dopo cinque anni in perdita si tornerà a chiudere in positivo», che «la Rai ha la maggiore quota di mercato televisiva rispetto ai broadcaster pubblici europei», che «è riuscita a rispettare gli impegni dello switch off» e che «prevediamo di chiudere in positivo i prossimi tre esercizi», grazie anche al successo del digitale. Ma gli interventi dei consiglieri sono stati tutti impostati sulla qualità della proposta, sulle garanzie occupazionali, sulla responsabilità rispetto ai sacrifici che l’intero Paese sta compiendo. Sulla necessità, insomma, che la Rai recuperi il senso del proprio valore sociale, a partire dal compito di diffondere la cultura delle istituzioni. Per questo motivo, in una seduta che rischiava di essere molto tecnica, è entrata una discussione sul programma radiofonico Zapping, che ha lanciato una raccolta di firme per il dimezzamento degli stipendi di parlamentari e consiglieri regionali: “Sforbiciamo i costi della politica”. «All’insegna del qualunquismo», è stata giudicata da molti e in modo bipartisan. Da Giorgio Lainati del Pdl a Fabrizio Morri del Pd, tutti hanno avvertito che la campagna è «lesiva delle istituzioni democratiche». «Essere servizio pubblico – ha poi sottolineato il senatore del Pd, Giovanni Procacci – significa essere di sostegno alle istituzioni e quindi alla democrazia, così come disegnata dalla nostra Costituzione. Se il nostro ordinamento lo consentisse, un referendum oggi abrogherebbe il Parlamento. Può – ha chiesto Procacci – un servizio pubblico, pur nella libertà dei suoi operatori, rimanere indifferente o cavalcare questa onda distruttiva?».

La qualità è un dovere
La Lai sarà chiamata a rispondere alla prossima seduta: in aula c’era l’informativa del governo sul caso Concordia e la Vigilanza è stata aggiornata. In compenso a ripondere è stata la redazione di Zapping, parlando di un’iniziativa di «sensibilizzazione» e dicendosi «contraria a qualsiasi forma di qualunquismo». Eppure, quella lettura in negativo è stata condivisa da tutti, compreso il presidente della Commissione Sergio Zavoli. «Conseguito l’obiettivo di un conto economico positivo – ha detto – i vertici della Rai si dedichino a migliorare la qualità dei programmi, sia nell’informazione sia nell’intrattenimento: in definitiva al rafforzamento del servizio pubblico, mai così tanto in crisi nell’opinione di gran parte degli utenti».

Dirigenti pagati più di Napolitano

È rientrata in questo ragionamento anche la sollecitazione a ridurre gli stipendi d’oro dei dirigenti e i contratti stratosferici di conduttori e ospiti. C’è la contraddizione di un’azienda che, attraverso programmi come Zapping, attacca la casta e poi ha «trecento dirigenti con compensi molto superiori a quelli dei parlamentari, o ex dirigenti che – ha rilevato Fabrizio Morri del Pd – percepiscono ancora stipendi di 750mila euro l’anno». Parecchio di più dei presidenti del Consiglio e della Repubblica. Ma c’è anche il fatto che «mai è arrivata comunicazione di sacrifici da parte loro». Anche questo intervento è stato sposato in maniera bipartisan e si è legato a un altro tema caldo in tempi di crisi: la tutela dei livelli e della qualità occupazionale.

Che ne sarà dei lavoratori più deboli?
La Lei ha spiegato che il piano industriale «è in corso di elaborazione», ma ha anticipato che «si sta lavorando per internalizzare alcune produzioni ora realizzate all’esterno, come la fiction». Si chiama valorizzazione delle risorse interne e la Lei ha assicurato che tutto ciò che riguarda i lavoratori sarà frutto di un confronto con i sindacati. In teoria tutto per il meglio, ma in un’azienda come la Rai cosa comporterebbe realmente? I consiglieri hanno sollevato diverse criticità e in particolare Marcello de Angelis ha fatto notare che in pratica a pagare sarebbero le centinaia di lavoratori a contratto che mandano avanti la macchina, ma che percepiscono stipendi stagionali, che spesso si attestano intorno ai mille euro. Va bene valorizzare le risorse interne, ma i lavoratori più deboli che fine faranno?

E intanto le “stelle” viaggiano sul mezzo milione
A fronte di ciò c’è l’altro capitolo compensi d’oro, quello delle “star”. È stato ancora Lainati a sottolineare che 400mila, 500mila euro per i vip di, per esempio, Ballando con le stelle sono cifre che fanno a cazzotti con la situazione economica del Paese e i piani di razionalizzazione dell’azienda. Che sono un paradosso nel momento in cui, tra l’altro, si pensa di tagliare le sedi dei corrispondenti all’estero, «tanto più – ha sottolineato il deputato del Pdl – che non mi risulta ci sia stata una gara per accaparrarsi Vieri o Rivera, che da ex parlamentare dovrebbe anche prendere il vitalizio…»