La videocrazia montiana ha fatto flop

Doveva essere il campione dell’understatement, della sobrietà al potere, il servitore dello Stato schivo e lontano da lustrini e paillettes mediatiche. Tutti buoni propositi evaporati in due mesi. Ormai è un vero e proprio giro delle sette chiese televisive quello di Mario Monti: dopo le ospitate da Vespa e Fazio, nel week end è stato prima nella trasmissione di Lilli Gruber e domenica pomeriggio da Lucia Annunziata. L’economista della Bocconi ci ha preso gusto a fare la star televisiva, sguazza nei salotti televisivi come un pesce rosso nell’acquario. Chi il gusto non l’ha preso, anzi, l’ha perso, è il telespettatore. Non date retta ai titoli a effetto sul trionfo degli ascolti. Sono leggeremente dopati, come Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul, appena appena ritoccati come le labbra di Alba Parietti.

Feltri e Rampini fanno più audience
Un esempio di commento adulterato? Quello riservato al «successo di ascolti» per il premier nel corso della puntata di venerdì sera su La7. Si legge: «Record Auditel del 2012 per Otto e mezzo in occasione della puntata con Monti». Notare l’anno citato: con un calendario a portata di mano si può tradurre la notizia, in un molto meno entusiastico: «È il miglior risultato delle ultime tre setttimane». Il che suona come una presa per i fondelli, all’altezza delle definizioni date alle misure del governo, decreto Salva-Italia (la maxi stangata lacrime e sangue) e decreto Cresci-Italia (se tutto va bene duecento euro annui di risparmio a famiglia)
Segno che l’’“inchino” non è una procedura di esclusiva attinenza della Costa Crociere. Quando si tratta del premier la gara a chi è più ossequioso, genuflesso ed entusiasta annovera più partecipanti della maratona di New York. Nel caso in questione, l’enfasi offerta sui dati Auditel è significativa. Basta un raffronto semplice semplice. Si dice che Monti abbia fatto sfracelli dalla Gruber? A leggere il comunicato de La7 si apprende che il premier a Otto e mezzo  è stato visto da 2 milioni e 815mila spettatori, pari al 9,61% di share e toccando picchi di oltre 3,1 milioni di telespettatori. Un’alluvione di cifre che il lettore si beve per non affogare. Eppure basterebbe tornare indietro di un paio di mesi nella lettura dei dati Auditel per scoprire il bluff. Lunedì 7 novembre, stessa trasmissione, stessa ora, identica conduttrice, ospiti due giornalisti: Vittorio Feltri, editorialista de Il Giornale e Vittorio Rampini, inviato di Repubblica. 9.82% di share media, con 2.842.578 telespettatori con picchi di oltre 3,3 milioni di telespettatori. Più telespettatori, ma qualcuno ha registrato commenti enfatici su questi dati? Si dirà: era in piena crisi di governo. Allora torniamo indietro al 15 giugno 2011: ospiti di Otto e mezzo Vittorio Sgarbi e Marco Travaglio. Anche loro sono stati più seguiti del premier. Oltre l’undici per cento di share con 2,8 milioni di spettatori. Che un premier in tv abbia un minimo garantito di spettatori è fisiologico. Persino Romano Prodi, che era l’incarnazione del torpore televisivo, riusciva ad avere una soglia minima di audience tv.

Dalla Annunziata andò meglio in giugno
Si dirà: ma La7 non è la Rai. Bene, prendiamo allora i risultati del presidente del Consiglio ospite di Lucia Annunziata domenica 22 gennaio. In mezz’ora è stato seguito da due milioni 144 mila spettatori e uno share 10,78. Risultati molto buoni, assicurano i plauditores della propaganda montiana.
Eppure è lo stesso Monti, indirettamente, a smentirli. Puntata del 19 giugno 2011, come ospite della Annunziata non c’è il presidente del Consiglio, ma un un semplice economista, privo di qualsiasi carica istituzionale, ex commissario europeo. Sta per iniziare l’estate e molti sono al mare. Eppure il semplice economista fa registrare quasi un punto in più di share. Chi è l’ospite in quell’occasione? Mario Monti, il professore che da lì a sei mesi diverrà premier. E se persino il Monti economista in quanto ad appeal mediatico batte il Monti statista, forse a Palazzo Chigi qualche domanda dovranno cominciare a porsela. A voler essere perfidi, si potrebbero riprendere i dati di ascolto del predecessore del professore. Stessa poltrona, non nella puntata del 12 marzo 2006, quella famosa dell’abbandono plateale dello studio in aperta polemica con la conduttrice. In quel caso il boom fu da partita della nazionale ai mondiali. Prendiamo un’intervista con la Annunziata del marzo 1996, anche in quel caso il Cav vinse nettamente sfiorando i due milioni e mezzo di telespettatori.   

E Zaccaria non cronometra più…
A proposito di domande da porsi, in molti si chiedono se l’orologio dell’ex presidente della Rai, Roberto Zaccaria, funzioni ancora. Quando Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio il senatore del Pd registrava con minuziosa solerzia la durata degli interventi del Cavaliere sulle tv pubbliche e private per poi denunciare la sovraesposizione mediatica all’Agcom. Un cronometraggio certosino di tutti gli interventi del premier nei telegiornali e nelle trasmissioni di approfondimento politico. Ora dal Pd e da Zaccaria non un solo commento sulla videocrazia montiana: si sarà rotto il cronometro?