La via ad Almirante e quell’ipocrisia tardo-azionista

«Sarà un paradosso. Ma forse, vista la compagnia, meglio non figurare nelle vie delle città…». La provocazione viene lanciata da Giancarlo Lehner, parlamentare dei Responsabili, ma soprattutto storico e saggista, autore di un libro che ha chiarito molte verità scomode, La tragedia dei comunisti italiani-Le vittime del Pci in Urss (Oscar Mondadori). Fare una chiacchierata con lui, già socialista ma anticomunista, sulle polemiche al calor bianco suscitate dalla proposta  di intitolare una strada di Roma a Giorgio Almirante è molto costruttivo. La toponomastica legata ai personaggi della politica italiana fa registrare una fibrillazione del sismografo a corrente alternata, in base a strani e inaccettabili meccanismi dai quali un clima politico maturo e intellettualmente onesto dovrebbe emanciparsi. Invece…

Lehner, a fare infuriare è l’Almirante redattore della rivista “La difesa della razza”. Lei a proposito dei peana pronunciati in occasione della morte di Giorgio Bocca, stigmatizzò l’ipocrisia per come dalla retorica ufficiale fosse scomparso il Bocca “razzista”. L’antisemitismo non è una macchia per tutti, allora?

Già. È incontestabile che Almirante sia firmatario del Manifesto della razza. Ma in realtà ad Almirante non si contesta tanto questo, ma il fatto che non sia stato un voltagabbana come altri, come Bocca, Dario Fo e tutta l’intellighenzia comunista che era stata fascista. Lo storico Gabriele De Rosa, anche lui firmatario del Manifesto, saltò sul carro dei Pci, poi della Dc. Bocca nel ’42 su un giornale piemontese scrisse un editoriale in cui sosteneva che la Seconda Guerra Mondiale altro non era che la giusta risposta ariana alla congiura ebraica internazionale, si figuri. Altri come Argan e Guttuso divennero in un batter d’occhio antifascisti. Almirante, ritengo, paghi la sua coerenza ideale, che in Italia non è molto apprezzata….

Lei ha conosciuto Almirante, che giudizio ne conserva?

Lo dico da socialista: apprezzo la fedeltà alle sue idee e la lealtà, i motivi per cui lo stimava Bettino Craxi, che, mi disse, sognava di rifondare una “casa madre socialista” con l’Msi. Lo ammiravo quando lo vedevo girare da solo e senza scorta durante gli anni di piombo. Da ebreo ritengo che aver firmato quel Manifesto sia una macchia. Ma le dico pure che vivo in Italia, dove il primo presidente della Corte costituzionale è stato Gaetano Azzarita, che fu, dopo la promulgazione delle leggi razziali, il Presidente del Tribunale della Razza. Una carriera fulminante grazie a Togliatti, che quando era Guardasigilli lo volle come braccio destro.

Ha fatto un nome chiave: Palmiro Togliatti. Su di lui la storia ha svelato molte “macchie”, eppure persino lui ha piazze e strade ovunque…

Macchie? Dica pure che è stato uno dei grandi criminali. Nel suo periodo sovietico è stato più stalinista di Stalin, con gravi responsabilità nell’uccisione degli stessi comunisti che erano scappati nell’Urss. Era l’organizzatore del sistema della Vigilanza Rivoluzionaria. I suoi misfatti non sono più un mistero.

E allora come mai nessuno si scandalizza a vedere vie e piazze da un capo all’altro della Penisola?

Ci sono anche molte strade dedicate a Stalin se è per questo. Sono i lasciti di una cultura tardo-azionista e di un antifascismo non molto intelligente che si trincera dietro dei dogmi. Permane, poi, il retaggio di molti nostri giornalisti a sentirsi “alternativi”.

Siamo condannati a vedere strade intitolate a “criminali” e ad Almirante no?

Guardi ha persino una strada intitolata a Giulianova Francesco Moranino, partigiano, medaglia d’oro, uccisore di partigiani “bianchi”, uomini e donne. L’Anpi che tanto urla per Almirante, scrisse su di lui un elogio vergognoso che ancora dovrebbe avere nei suoi archivi. Condannato e fuggito a Praga, ottenne la grazia da Saragat, con cui il Pci fece un patto per far confluire i suoi voti per l’elezione alla presidenza della Repubblica… Di che parliamo? Meglio non figurare nelle pubbliche piazza, se la logica è questa… Meglio fare chiarezza sulle verità storiche, a questo punto.