La birra di Bersani fa discutere i “democrat”

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?». Gira che ti rigira, la sinistra italiana è ancora tutta lì, nei dilemmi morettiani sulla socialità e l’asocialità, sull’impossibilità e la voglia di essere normali, sulla tentazione dell’uomo qualunque e la paura di diventare tale. L’ultimo psicodramma in casa Pd riguarda “il discorso della birra” di Pier Luigi Bersani. Il segretario del partito, infatti, è stato pizzicato da un utente di Twitter in un locale di Campo de’ Fiori, a Roma, mentre con fare assorto rilegge il suo discorso per l’Assemblea nazionale di oggi. Gli occhiali sul naso, una birra sul tavolo, il segretario strapesano ricorda un po’ i poeti esistenzialisti e un po’ le feste emiliane dell’Unità. Postato sul popolare social network con didascalia irriverente («Leader di grande partito del fu centrosinistra cerca compagni di bevute»), lo scatto ha scatenato il dibattito. «No, il dibattito no», avrebbe commentato il solito Moretti, E invece sì, il dibattito sì. Condito con la surreale precisazione che giungerebbe dal quartier generale del partito: «Il segretario è un frequentatore di quel locale perché offrono delle buone birre. E giovedì ha trascorso tutto il giorno da solo per scrivere il discorso per l’Assemblea nazionale, al via venerdì pomeriggio». Ma intanto sui social network impazza la polemica: «Come si fa a non volergli bene?», dicono alcuni. No, è solo un «uomo senza qualità», replicano altri. Per qualcuno è il segno dell’autenticità, di un capo “normale” e vicino alla gente. Per altri è solo un’immagine di mediocrità e solitudine, necessariamente perdente in un’era di leader carismatici. Su tutto, al solito, domina il difficile rapporto dei democrat con la propria immagine. Gli echi della goffa campagna di arruolamento a suon di «Conosci Faruk?» stampato su manifesti affissi un po’ a casaccio in ogni dove non si è ancora spenta, del resto. E che dire dei manifesti di Bersani con le maniche della camicia tirate su fino al gomito, per dare a intendere che il segretario è uno che si dà da fare? Tutti tentativi sonoramente bocciati dalla base, a sua volta spesso composta da nerd con il pallino della comunicazione e quindi ipercritici verso ogni passo falso. Intanto il Pier, per darsi un tono popolaresco, infarcisce i suoi discorsi con espressioni gergali e vagamente contadine, per la gioia di Crozza, che di questo passo avrà materiale per le sue gag fino al 2027. Resta, sullo sfondo, il dramma esistenziale di un centrosinistra sempre in bilico fra complesso di superiorità culturale e complesso di inferiorità politica. Aggiungere un po’ di tafazzismo (la tendenza a darsi martellate sugli attributi) e il gioco è fatto. E poi, insomma, alla fine Bersani ha o non ha il diritto di bersi la sua birra in pace? Interrogato sulla questione, il segretario pare abbia risposto:«Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Pier Luigi vieni di là con noi, dai” ed io “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo».