«Io, Cosentino e gli sciacalli da fermare…»

Passa Maroni e dal divanetto del Transatlantico Alfonso Papa lo segue con lo sguardo: «Eccolo, guarda là, tutto fiero…». Poi gli indirizza epiteti quasi infantili, che l’altro non sente o non raccoglie. Anche Papa, ieri al suo primo giorno alla Camera dopo oltre 100 giorni di carcere e 60 di domiliciari, considera l’ex ministro leghista il principale responsabile di un eventuale voto favorevole all’arresto di Nicola Cosentino, questa mattina, in aula. Ieri il parlamentare campano è tornato a Montecitorio anche e soprattutto per provare a dare una mano al collega del Pdl, che oggi rischia di fare la sua stessa fine. Ecco perché, tra un abbraccio con Nicola e con altri parlamentari amici, l’ex magistrato napoletano spende con tutti una parola in favore del collega, soprattutto nel campo avverso: «Oggi mi hanno salutato in tanti, anche del Pd e dell’Idv. Se si sono scusati per il voto che mi mandò in carcere? Certo, ma non faccio nomi». Alfonso Papa ha voglia di intervenire, questa mattina, per spiegare all’aula quanto sia ingiusto arrestare un parlamentare senza che esista un reale pericolo di fuga o di inquinamento, per raccontare la sua esperienza in carcere – “drammatica e inutile” – e per chiedere al Carroccio (e al forcaiolo Maroni) che senso ha votare oggi per l’arresto quando nel 2009 la Lega si  era opposta al carcere per lo stesso Cosentino e la medesima inchiesta. Ma forse starà zitto. Parlare potrebbe essere controproducente.

Perché voterà contro l’arresto di Cosentino?

Perché non esistono i presupposti per un suo arresto e Cosentino ha diritto ad avere un processo, più rapidamente possibile, da uomo libero.

Da magistrato, che idea s’è fatto di quella vicenda?

È una via crucis giudiziaria che dura da anni. Immaginare che oggi, con il clamore mediatico della vicenda, Cosentino possa pensare di poter fuggire prima del processo, è un’assurdità. Anche perché lui ha sempre chiesto di essere sentito dai magistrati e ha sempre collaborato con loro: un suo arresto sarebbe addirittura più ingiusto che il mio, visto che ha chiesto per ben cinque volte nel corso degli ultimi tre anni di essere ascoltato dai magistrati, e la sua richiesta non è mai stata accolta.

Lei che ricordo ha del giorno prima del voto che la condannò al carcere?

Ricordo la mia serenità interiore, ero convinto della mia innocenza e mai avrei immaginato come sarebbe andata a finire.

Vuol dire che non s’era preparato neanche il pigiama per la cella?

No, nulla. Dopo il voto mi sono costituito e mi hanno portato in carcere, dove i detenuti mi hanno dato il pigiama, mi hanno preparato da mangiare e mi hanno dato una bottiglia d’acqua. Fino a poche pre prima neanche mi ero posto il problema di dove sarei finito.

A Cosentino ha detto qualcosa?

No, nessun consiglio: solo gli auguri.

Com’è cambiato il contesto politico rispetto al voto sul suo arresto?

È cambiato, ma il punto è una altro: su una decisione che riguarda la vita di un uomo e la possibilità che finisca dietro le sbarre, trovo impensabile che ci possano essere speculazioni e sciacallaggi politici. Non è possibile giocare partite politiche sulla pelle di un essere umano.

Si riferisce a Maroni?

Mi riferisco a chi nella Lega non deciderà di ragionare con la sua testa: in generale spero che in tutti i gruppi i parlamentari facciano i conti con la propria coscienza sulla decisione di mandare in carcere una persona che al momento non è colpevole di nulla e che vuole solo avere un processo da uomo libero, senza dover ammuffire chissà per quanto tempo in un carcere.

Pensa davvero – come sostiene Cicchitto – che un eventuale arresto di Cosentino sia da valutare politicamente anche in relazione al governo?

Sì, Cicchitto ha ragione: se nel 2009 la Lega votava contro l’arresto di Cosentino, con Maroni ministro degli Interni, e oggi vota a favore, mi chiedo: cos’è cambiato? È che ora c’è Monti, quindi…