Il Pdl vuole Monti libero in Italia e cattivo in Europa

Sono giorni di fermento, per il Pdl, a dispetto dell’apparente calma piatta che i maggiori partiti ostentano, in attesa che Monti entri nel merito delle scelte da fare in tema di sviluppo, lavoro e liberalizzazioni. Il Parlamento riaprirà la settimana prossima e solo giovedì 12 gennaio alla Camera si rivedrà il premier, per una seduta di comunicazioni politiche, ma è chiaro che i giochi si fanno in altre stanze, quelle europee, dove il professore è impegnato in questi giorni, e in quelle italiane, dove Monti si riunirà in via informale con i segretari dei due maggiori partiti che lo sostengono già a inizio della settimana prossima. È chiaro che se il Pd ha il problema di trovare una posizione univoca, e non troppo ostile alla Cgil sul fronte del lavoro, il Pdl vuole guidare gli interventi sul fronte delle liberalizzazioni dando loro un respiro non punitivo nei confronti di alcune categorie.

Liberalizzazioni, la proposta Pdl

Orientare, indirizzare, condizionare, dunque. Ne è la prova il documento che i vertici del Popolo della libertà stanno preparando sul fronte delle liberalizzazioni, annunciato ieri dal vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera Maurizio Lupi: «Siamo disponibili non solo a sostenere il piano che il governo ci presenterà, ma anche a fare proposte. Dopotutto questo è il compito di un grande partito che rappresenta la maggioranza relativa del Parlamento. Lunedì ci incontreremo per fare il punto e lanciare le diverse idee cui i colleghi parlamentari del Pdl stanno già lavorando». Secondo Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, «sulle liberalizzazioni bisogna agire a 360 gradi, come proporrà un documento del Pdl». «Niente sconti ai potentati dei servizi pubblici locali o dei trasporti. E fine totale dei privilegi per Coop e grande distribuzione. Ma non accetteremo attacchi unilaterali a professioni o taxi», dichiara. In particolare, sulle liberalizzazioni il Pdl vuole “misure vere”: dalle categorie professionali alle corporazioni di riferimento della sinistra, cioè le confederazioni sindacali, il mondo accademico e universitario, la magistratura, le aziende municipalizzate, i servizi locali.

Alfano e le scelte decisive
 Il Pdl non è fermo sulle gambe, nè in panchina, lo dimostrano i fatti, assicurano dalle parti di via dell’Umiltà, secondo fonti e rumors raccolte dalle agenzie. Certo, fanno notare, gennaio sarà un mese importante. In poche settimane, infatti, Angelino Alfano dovrà fare delle scelte decisive in vista delle amministrative sul fronte organizzativo, senza contare il puzzle delle candidature e il nodo delle alleanze. Per ora Silvio Berlusconi tace: sta trascorrendo gli ultimi scampoli di vacanza natalizia in Sardegna con la famiglia e rientrerà a Roma dopo la Befana. Pur restando dietro le quinte, l’ex premier non tarderà a farsi sentire quando sarà necessario (non vuole rubare la scena al suo “delfino” che sta mantenendo i contatti con palazzo Chigi e gli altri leader politici in vista delle prossime scadenze parlamentari). Alla ripresa, infatti, Alfano incontrerà Mario Monti per ribadire le condizioni del Pdl in materia di crescita e sviluppo. Il faccia a faccia tra i due sarà preceduto da un vertice a palazzo Grazioli con lo stato maggiore di via dell’Umiltà. Sul fronte interno, l’ex Guardasigilli dovrà ufficializzare il nuovo organigramma del partito annunciato prima di Natale al vertice del Ppe di Marsiglia.

Pdl di lotta o di governo?
È soprattutto la linea del “partito di lotta e di governo” a destare forte perplessità in molti esponenti azzurri, che considerano questa posizione un «atteggiamento ambiguo». In tanti, infatti, secondo voci raccolte nel partito, attendono indicazioni più precise dai vertici di via dell’Umiltà sulla rotta da seguire. Per scongiurare spaccature e nuove emorragie di consensi, la parola d’ordine resta sempre più quella del radicamento sul territorio e della trasparenza. Da quando si è insediato in via dell’Umiltà, Alfano ha investito molto sui congressi (ha scritto per l’occasione una circolare sul nodo delle incompatibilità che costringerà molti big del partito a optare tra la guida del partito a livello locale e incarichi di rappresentanza locale e nazionale) e sulle primarie (è pronto un nuovo regolamento per la scelta dei candidati sindaci e presidenti di Regioni in vista delle amministrative che sarà testato a Frosinone con elezioni a fine mese). Il 18 dicembre scorso Alfano a Reggio Emilia ha aperto la stagione dei congressi provinciali del partito, e in quell’occasione ha anche chiuso la porta alle suggestioni di voto nel 2012 avanzata da alcuni esponenti pidiellini («Meglio proseguire con Monti che andare subito al voto, c’è la crisi»). Voto quindi nel 2013, con l’anno prossimo come strada di avvicinamento, per recuperare il distacco dal centrosinistra rilevato dai sondaggi. Alfano punta al rilancio del partito che sta attraversando una fase difficile, con maldipancia e divisioni interne, ma forte di oltre 1 milione di iscritti, molti di più della somma degli aderenti ai partiti che hanno fondato il Pdl. Ma sul tesseramento è polemica, dopo che sono emerse tessere intestate a uomini di altri partiti. Il responsabile adesioni, Gregorio Fontana, assicura che si farà chiarezza con la massima trasparenza.

Linea dura con Monti
Fino ad ora, spiegano dalle parti di via dell’Umiltà, Monti «ha esibito con gli italiani eloquio forbito, ma decisioni spicce in fatto di tasse e accise, in parte temperate da noi che abbiamo impedito che l’Imu sulle case fosse un vero e proprio saccheggio e le pensioni basse fossero bloccate a prescindere dall’inflazione». Ora, però, «aspettiamo il passaggio dal dire al fare a proposito di sviluppo, tenendo gli occhi bene aperti». Mi sono dimesso per senso di responsabilità nel bene del Paese, ma dopo il rigore pretendiamo la crescita, avrebbe spiegato ai suoi il Cavaliere, che punta a misure autenticamente liberali ed europee (sulla stessa linea è il segretario Angelino Alfano). Per il Pdl una questione decisiva è anche l’atteggiamento e la forza che Monti mostrerà nei confronti dell’Europa. Se cioè, spiegano, «saprà far valere dinanzi al duo Merkel-Sarkozy, che si pongono come una sorta di diarchia imperiale, le ragioni forti dell’Italia e di un ideale d’Europa che non puo» finire sotto i piedi di questa coppia sovrana».