Il Pdl al Colle: ecco le nostre proposte per le riforme

Chi gioca al buio ha le ore contate, chi bluffa forse s’è già tradito nelle segrete stanze del Colle. Chi ha le idee chiare lo ha detto, chiaramente, al Capo dello Stato, mercoledì sera: «Le riforme si possono guidare, subire o boicottare. Presidente Napolitano, noi vogliamo essere traino, locomotiva, vogliamo confermare la vocazione riformista del Pdl», racconta Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, nel giorno in cui si può tirare il primo bilancio tra chi ci sta e chi fa finta di esserci, quando si parla di riforme condivise nell’interesse del Paese. Il Pdl c’è, con un’idea forte: il presidenzialismo, un modello che è possibile declinare in varie forme, da quella più estrema, la soluzione “francese” (caldeggiata dall’ala del Pdl che si riconosce in Calderisi) fino a quella più soft del “premierato”, con l’elezione diretta del presidente del Consiglio e maggiori poteri a discapito del Colle, soluzione che era stata già approvata dal centrodestra nel 2006 e poi bocciata nel referendum confermativo.
Ieri s’è svolto l’ultimo round di consultazioni volute da Napolitano
sulla legge elettorale per comprendere fino a che punto le forze che sostengono il governo Monti e quelle che gli fanno opposizione siano disposte a volare alto su temi istituzionali: molto più in alto delle polemiche velenose e spesso strumentali sul Porcellum, presentato agli italiani come il male assoluto, quasi più del comandante Schettino.
«Noi al Colle abbiamo proposto di andare molto oltre la riforma elettorale, che sicuramente va cambiata restituendo le preferenze ai cittadini. Gli abbiamo detto che per quanto ci riguarda è possibile mettere mano a una riforma costituzionale di più ampio respiro, che parta dal presidenzialismo, un’istanza oggi molto forte nel nostro partito», prosegue Gasparri in una pausa del convegno sul debito pubblico organizzato da Mauro Cutrufo nella sala capitolina del Senato, durante il quale trova anche il modo di strigliare Angela Merkel con una metafora marittima di tragica attualità: «Se la Germania non cambia rotta l’Europa andrà sempre peggio, siamo in emergenza, l’allarme del Fondo monetario è serio, servono misure coraggiose, la Merkel deve prenderne atto». Poi il capogruppo del Pdl torna sui temi interni, descrivendo un clima di grande cordialità con il presidente Napolitano: «È molto impegnato a stimolare le forze politiche anche sul fronte delle riforme istituzionali, oltre che su quelle economiche».

Non limitarsi alle legge elettorale, dunque, ma intervenire su più livelli istituzionali, questa è la linea del Pdl. Come ha spiegato a Napolitano la priorità del presidenzialismo?

Gli ho argomentato che siamo di fatto già in un regime di semipresidenzialismo, questa crisi lo dimostra: come il ruolo svolto dallo stesso Capo dello Stato, gliel’ho fatto notare, ovviamente in modo molto rispettoso. A questo punto tanto vale fare un presidenzialismo di diritto, che confermi la scelta di fondo del bipolarismo e i nostri punti fermi sul modello elettorale.

Quali sono?

L’esigenza di costruire un sistema che sciolga apriori il nodo delle alleanze, perché non ci si può limitare a dare ai cittadini la possibilità di scegliere un candidato, questione peraltro legittima e condivisibile: se gli togli la possibilità di sapere prima per quale governo e su quale programma deve votare, gli togli davvero la libertà di scelta. Per questo lo schema del Pdl proposto al Colle è quello che di riformare le istituzioni, toccando il bicameralismo perfetto, intervenendo sul numero dei parlamentari e sui regolamenti di Camera e Senato per accorciare i tempi degli iter legislativi. Poi passare alla legge elettorale su un impianto bipolare. Noi siamo pronti al confronto con le altre forze politiche, sul presidenzialismo si può aprire un dibattito anche sulla base di diverse proposte del Pdl che già esistono, altri ne faranno, vedremo.

Non sarà un’impresa facile fare insieme le riforme istituzionali e la legge elettorale: pare che anche Napolitano ne abbia preso atto…

Certo è un percorso più complicato, ma se c’è una forte volontà politica si può agire da subito: in una fase cui regna grossa incertezza sul futuro del Paese nessuno può condizionare il dibattito sulla base di convenienze che non siano l’interesse nazionale.

Davvero crede che sia possibile discutere con Pd e Terzo polo di presidenzialismo?

Noi da tempo abbiamo fatto proposte per l’elezione diretta del premier, basterebbe andare oltre le ipocrisie. In Italia in sostanza esiste già l’elezione diretta del presidente del Consiglio, la gente che vota sa già chi andrà a Palazzo Chigi e con quale coalizione. Ma non c’è scritto nulla in Costituzione, che è in ritardo sul grado di democrazia vissuto, percepito e interpretato nel Paese dalla gente. Del resto, l’indicazione del premier c’era già nella riforma che noi facemmo nel 2006 e che la sinistra conservatrice ci fece bocciare.

Lei per quale presidenzialismo propende?

La cosa migliore sarebbe l’elezione diretta di un presidente della Repubblica dotato anche di poteri sostanziali di governo, come da noi più volte proposto anche in passato. Agli altri partiti dico, confrontiamoci, anche sul bicameralismo, sul Senato federale, sulla riduzione dei parlamentari: se c’è volontà politica l’accordo si trova. In Parlamento, ovviamente.

Qual è il più grosso ostacolo al dialogo?

Le tentazioni di restaurazione.

Che intende?

Ciò che Angelo Panebianco ha descritto molto bene, oggi (ieri per chi legge, ndr) sul “Corriere della Sera”. Ha spiegato in maniera efficace le conseguenze negative di un ritorno al proporzionale: gruppi di estremisti abbandonati a se stessi che invece di inserirsi in un polo e quindi provare ad allearsi costruttivamente, sarebbero spinti verso la radicalizzazione delle posizioni.

A Casini staranno fischiando le orecchie. Anche lei ha l’incubo di un’Opa dell’Udc sul Pdl?

No, non ho incubi da Casini. Le Opa le fanno gli elettori, quelli che finora ci dicono che i due principali poli sono stati il punto di raccolta del maggior consenso. E anche oggi che i sondaggi ci parlando di tanti indecisi, il Terzo polo resta largamente terzo.

Ma se pensate alla legge elettorale, vi sarete posti il problema di non fare regali a Casini?

Noi non vogliamo fare riforme elettorali contro qualcuno, vorremmo evitare riforme elettorali contro gli interessi del Paese, contro la trasparenza del confronto, delle dinamiche politiche ed economiche. In queste ore riflettiamo sui meccanismi consociativi che hanno provocato la voragine del debito pubblico e ci convinciamo ancora di più che quelle tentazioni neoproporzionaliste siano un pericolo anche per le scelte economiche. Casini, che parla di nuovo polo, in realtà ha il collo girato all’indietro.

L’obiettivo minimo potrebbe essere quello di modificare il Porcellum?

È l’idea di Nania, di La Russa, per certi versi hanno ragione. Quella legge, al di là delle strumentalizzazioni, ha di positivo che stabilisce prima le alleanze e consente poi di governare con un’ampia maggioranza.

Più o meno…

Be’, se uno tradisce il mandato elettorale passando dall’altra parte non è certo colpa del Porcellum: la Costituzione glielo consente. Il problema è il tradimento, non la legge elettorale.

E le modifiche?

Ovviamente andrebbe introdotto il premio di maggioranza nazionale anche al Senato e il meccanismo delle preferenze. Anche se poi spunterà sempre qualcuno che dirà che le preferenze comportano costi e sono a rischio di condizionamento criminale. Insomma, quando c’erano, non andavano bene, ora tutti le vogliono. Direi che forse qualcuno ha un approccio pregiudiziale sui temi della legge elettorale, pensa oggi cose che ieri non pensava, strano, eh?

È già rassegnato al semplice cambio di Porcellum?

No, la nostra istanza presidenzialista è in cima a tutte le richieste fatte al Colle e alle altre forze politiche. E comunque questo modello non sarebbe incompatibile con una modifica della legge elettorale già esistente, nel modo cui facevo riferimento prima, sempre nel segno del bipolarismo.

Preferenze e uninominale significano far scegliere gli elettori, ma non sono la stessa cosa: lei cosa preferisce?

Non mi nomini l’uninominale, lo trovo demenziale. Si elegge un candidato catapultato nel collegio dai partiti e poi la gente, quando lo incontra sul territorio, gli chiede delle strisce pedonali all’incrocio. E quello gli parla della riforma delle pensioni. Surreale.

Lei è reduce da un pranzo con Berlusconi: che vi ha detto?

È preoccupato per la situazione economica e per le difficoltà che incontra questo governo.

Non per i sondaggi?

Ma no, ci sono tanti indecisi. Noi comunque al governo non firmiamo cambiali in bianco e aspettiamo i risultati promessi in modo così roboante. Certo la crisi ci impone massima responsabilità.

Niente cambiali: ma paletti? Rai, per esempio.

Ci sono sentenze della Corte costituzionale che dicono chiaramente che la centralità del Parlamento il governo non ha poteri, lo abbiamo detto in tutte le sedi, forti delle sentenze del 1974, dell’87, del 2009 e dell’ordinanza del 2008: azioni dissennate del governo, che mi auguro non ci saranno, sarebbero da arresto.

E sulle liberalizzazioni?

Abbiamo presentato le nostre tredici priorità. Le ultime due sono farmacie e taxi…