Il futuro di Sarkozy nelle mani dei le Pen

La storia si ripete? Non sempre. Stavolta è difficile che Marine Le Pen possa ripetere il clamoroso exploit del padre Jean-Marie del 2002, quando a sorpresa il leader del Front National arrivò al ballottaggio con Jacques Chirac, superando l’opaco candidato delle sinistre Lionel Jospin. La storia poi ci racconta come andò a finire: destra, sinistra, centro, associazioni di ogni tipo e persino la chiesa si unirono contro il “mostro” Le Pen per convergere su Chirac che venne puntualmente rieletto grazie ad alleati che sino al giorno prima gli avevano metaforicamente sputato addosso. In quell’occasione intervennero persino l’Unione europea e le chiese di ogni confessione, invitando i francesi a non votare Le Pen, il quale è sempre stato, come sua figlia, un oppositore della costruzione europea così come era concepita. E i fatti, purtroppo, stanno dando ragione a lui.
Comunque sia, fu allora che iniziarono le fortune di Nicolas Sarkozy: sì, proprio così, perché subito dopo il voto il presidente Chirac lo nominò ministro degli Interni e lui, interpretando perfettamente la “pancia” dei suoi compatrioti, si limitò a realizzare punto per punto il programma politico del Front National, ottenendo dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine, risultati e consensi. Ma il “moderato” Sarkozy lo poteva fare, Jean-Marie no. Da allora per lui la strada fu tutta in discesa: fu apprezzato dalla Francia e dopo pochi anni fu eletto presidente con grande consenso.
Oggi, quella stessa situazione gli si potrebbe ritorcere contro: i Le Pen, che furono la levatrice della sua vittoria, oggi potrebbero diventare i suoi becchini politici. È chiaro che Marine Le Pen eroderà voti a lui, e se al ballottaggio dovessero approdare Sarkozy e Hollande, non è detto che il primo avrebbe la meglio, anzi.
Questo almeno dicono i sondaggi, realizzati in Francia in vista delle presidenziali del 22 aprile, che fotografano l’avanzata di Marine Le Pen e di Francois Bayrou al primo turno del voto, e il primo posto di Francois Hollande davanti a Nicolas Sarkozy nel secondo. Secondo l’inchiesta Ifop per Europe 1, Paris Match e Public Sènat, il candidato socialista all’Eliseo – al 28 per cento delle preferenze – è in vantaggio sul presidente uscente di 4 punti percentuali (24 per cento). Hollande resta stabile, mentre Sarkozy perde due punti. La candidata del Front National sale di un punto per attestarsi al 20 per cento, avvicinandosi al capo dello Stato e arrivando a soli 8 punti ormai da Francois Hollande. Dietro il trio in testa alla classifica, il candidato centrista Francois Bayrou, che ritrova l’appoggio di cui godeva nel gennaio 2007 con il 12,5 per cento delle preferenze. Sempre secondo il sondaggio, al secondo turno, Francois Hollande la spunterebbe facilmente su Sarkozy, con il 57 delle intenzioni di voto contro 43 per cento.
Ad aiutare il Front National in questa campagna elettorale, la posizione più o meno filo europeista di tutti i candidati a eccezione di Marine. Hollande, addirittura, vinse le primarie socialiste proprio su questo tema, dichiarando che avrebbe votato «sì» alla costituzione europea mentre la sua rivale Martine Aubry si era detta contraria. Mentre Marine Le Pen, come suo padre prima di lei, ha sempre avuto una posizione fortemente critica verso l’Europa dei banchieri: e se a sinistra si scende in piazza contro Standard&Poor’s (che ha recentemente declassato la Francia, ndr) a destra, la candidata del Fn ha detto a Le Monde che il “downgrade” di Standard&Poor’s è «il primo passo verso il crollo della zona euro». «Nessuna delle proposte di François Hollande, Nicolas Sarkozy o François Bayrou – ha aggiunto – fornisce alcuna soluzione: la soluzione, ha ribadito, è nell’uscita della Francia dall’euro».
E vediamolo, questo “nuovo” fenomeno della politica francese, Marine e il suo partito, che, se non subisse da anni pressioni, discriminazioni, ostracismo, avrebbe oggi ben più del 20 per cento accreditato. Un francese su tre è d’accordo con le sue idee, il 26% vorrebbe vederla arrivare al secondo turno delle presidenziali e il 30% non esclude di votarla. Eppure, Marine Le Pen fatica a raccogliere le 500 firme di eletti locali (consiglieri regionali, dipartimentali e municipali) necessarie per presentare ufficialmente la propria candidatura alle elezioni presidenziali. «Non ci siamo, siamo molto lontani. A meno di 300, più in basso che allo stesso momento del 2007», ha confessato ai microfoni di Canal+ il direttore strategico della campagna della Le Pen, Florian Philippot. E la stessa Marine, prima nei suoi auguri alla stampa di inizio anno e poi con un messaggio inviato ai componenti del consiglio del Front national, ha lanciato un grido d’allarme. La raccolta delle firme, scrive ai suoi collaboratori, dev’essere «una priorità assoluta», vista «l’estrema urgenza che presenta la situazione, e le conseguenze finanziarie e politiche che potrebbe avere la nostra assenza» ai blocchi di partenza per la corsa all’Eliseo.
Una situazione che contrasta fortemente con il quadro tracciato dai numerosi sondaggi su preferenze politiche e intenzioni di voto che affollano, come da tradizione, il periodo pre-elettorale d’Oltralpe. Uno di questi, realizzato da Tns Sofres, dice che il 31% dei francesi, quasi uno su tre, è d’accordo con le idee del Front National, contro il 22% nel gennaio scorso. Inoltre, dice ancora l’indagine, il 36% si aspetta di vederla arrivare al secondo turno, e il 26% si augura che succeda.
Piacciono in particolare le sue prese di posizione sulla «difesa dei valori tradizionali» (approvate dal 40% degli intervistati), quelle su «sicurezza e giustizia» (35%), e «le critiche contro la classe politica» (27%) e contro «gli immigrati» (25%). Crescono inoltre i francesi convinti che il Front National sia «un partito che ha la capacità di partecipare a un governo» (+6 punti percentuali, al 31%), mentre calano quelli che lo ritengono «un pericolo per la democrazia» (-3 punti percentuali, al 53%). Il successo della Le Pen, sottolinea ancora il sondaggio, è particolarmente marcato tra i giovani, gli operai e gli abitanti di sobborghi e campagne, mentre si riduce nettamente tra i dirigenti, e gli abitanti delle grandi città.
Una dichiarazione però che ha fatto certamente riflettere il presidente della Repubblica, è stata quella di Marine sul ballottaggio: «Ci sono molti rischi che Nicolas Sarkozy venga battuto se parteciperò a queste elezioni presidenziali, ma anche la certezza che sarà battuto se io non potrò partecipare a questo voto. La democrazia è in pericolo quando una candidata che rappresenta diversi milioni di elettori non può presentarsi alle elezioni presidenziali». «Tutto è possibile se i francesi lo decidono», ha poi risposto a un ascoltatore che le chiedeva se considerasse verosimile un secondo turno delle presidenziali tra lei e Francois Bayrou. Secondo un sondaggio realizzato invece da Viavoice per conto di Liberation il 30 per cento dei francesi non esclude di votare per la presidente del Front National al primo turno. Tra questi però l’8 per cento delle persone interpellate risponde «Sì, certamente», il 10 per cento «sì, probabilmente» e il 12 per cento «probabilmente no». Hollande da parte sua dà un po’ l’impressione di aver sbagliato questo inizio di partita: prima lasciandosi invischiare in una polemica sul futuro dell’energia nucleare del Paese con gli alleati ecologisti, poi con qualche caduta di tono come l’aver trattato Sarkozy da «mascalzone» in una cena con fedelissimi. Hollande, partito a ottobre con il propellente della vittoria alle primarie e 10 punti di distacco sul presidente uscente, ha rallentato, moltiplicando passi falsi e finendo per andare a tentoni.