Gli studenti con la “forza d’urto”: noi siamo presenti in tutti i presidii

Si chiama “movimento studenti siciliani in lotta” e si è schierato al fianco dei “forconi”. Agricoltori, pescatori, autotrasportatori, che per cinque giorni hanno protestato contro il governo regionale e contro Monti per i rincari e la manovra vessatoria ieri, dopo essere stati ignorati e snobbati dai sindacati e dai partiti, hanno trovato nuovi sostenitori: gli studenti. In tutta l’Isola – da Palermo a Catania, da Siracusa ad Agrigento, da Ragusa a Messina – si sono svolti vari cortei, ma la loro presenza è stata più forte e visibile nei vari presìdi dislocati in tutta la Sicilia. Una protesta a cui ha aderito la Giovane Italia, il movimento giovanile del Pdl. «Siamo – ha spiegato Piero Adamo, presidente del circolo della Giovane Italia messinese “Quo usque tandem” e dirigente nazionale di Azione universitaria – al fianco di quella che definiamo una “rivolta di popolo” e, precisamente, una rivolta “nazionalpopolare”. Siamo presenti nei presìdi dislocati in tutta l’Isola e siamo più di tremila. La partecipazione massiccia di tutta la popolazione è l’ennesima dimostrazione della crisi dei partiti e del sindacato. Chi protesta ha infatti preferito scendere in piazza piuttosto che rivolgersi alle categorie di appartenenza, perché non ritiene che partiti e sindacati siano più deputati a rappresentare gli interessi della gente. E, purtroppo, anche il Pdl si trova in questa situazione».
Per Adamo, infatti, «tutti i partiti, dopo averla ignorata, ora sono a rimorchio della protesta. Nessuno è riuscito a governarla e a impedire che la Sicilia venisse messa in ginocchio. A questo punto la giusta protesta dev’essere regolamentata. Bisogna evitare che il sostegno dei cittadini, che fino a oggi è stato forte e spontaneo, venga meno a causa dei disagi che i blocchi stanno causando». Peraltro, ha sottolineato, «il Pdl, che è il partito di riferimento in Sicilia, deve tornare a capire le esigenze reali della gente». Le proteste, ha poi detto, «dipendono dall’incapacità del presidente della Regione Raffaele Lombardo a mantenere gli impegni assunti durante la campagna elettorale. Primo fra tutti la defiscalizzazione della benzina perché la Sicilia sopporta i costi ambientali della raffinazione del petrolio a Priolo, Milazzo e Gela. Uno dei punti fondamentali del programma era l’applicazione dello Statuto della Regione siciliana che consente la defiscalizzazione della benzina. Le imprese petrolifere dovrebbero pagare le tasse al governo regionale, invece, la pagano a quello nazionale. La Regione, se riuscisse a incassare questa enorme somma di denaro, potrebbe avviare azioni di sviluppo senza dover battere cassa a Roma». C’è anche un altro aspetto e riguarda gli agricoltori. «Le stringenti normative Ue li penalizzano e non rappresentano un’occasione di sviluppo. Per esempio, i produttori di arance lamentano che i loro pregiati prodotti arrivano alla grande distribuzione a soli cinque centesimi al chilo». Adamo ha, poi, preso le distanze  da quanto accaduto a Palermo, dove un gruppo dei centri sociali ha bruciato il Tricolore: «Un’azione gravissima. Pochi attivisti dei centri sociali vogliono mettere il cappello sulle proteste e tutti gli studenti siciliani prendono le distanze da questo ignobile gesto». Il presidente di “Quo usque tandem” è stato anche critico con Confindustria Sicilia sulle infiltrazioni di personaggi malavitosi all’interno del movimento: «Chi ha un punto di osservazione privilegiato come Confindustria indichi quali sono le zone grigie per dare l’opportunità alle forze dell’ordine di indagare  e allontanare queste persone  che rappresentano una minaccia, in primis, per il movimento stesso». Cortei e presìdi anche a Palermo. «Un movimento identitario come il nostro – ha detto Mauro La Mantia, presidente della Giovane Italia della regione Sicilia occidentale – non può che condividere l’opposizione di questa gente al libero mercato selvaggio che uccide l’economia locale basata sull’agricoltura e la pesca, alle vessazioni della Serit e al folle aumento della benzina che colpisce tutti. Riteniamo pretestuose e attualmente infondate le accuse di presunte manipolazioni e infiltrazioni mafiose in questa protesta. Qualora ci fossero vanno prontamente isolate perché tale protesta, oltre ad essere giusta, coinvolge per lo più persone pulite e perbene». Durissima la sua reazione contro il Tricolore bruciato: «Noi eravamo a un altro corteo davanti a Palazzo d’Orleans. È stato un atto vile che ha trovato la ferma contrarietà degli studenti palermitani che hanno preso pubblicamente le distanze. I centri sociali palermitani, quali l’Anomalia, tentano di strumentalizzare una protesta che non gli appartiene in quanto non risponde al superato cliché della contrapposizione tra imprenditore e lavoratore. Le sigle di sinistra non sono capaci di comprendere e guidare questa rivolta perché animata da quel ceto medio, tradizionalmente lontano da ideologie progressiste e marxiste, colpito mortalmente dalla crisi economica». Da Palermo a Vittoria dove c’è il più grande mercato ortofrutticolo d’Europa. Anche qui i ragazzi del movimento “studenti siciliani in lotta” sono scesi in piazza in un corteo. «Abbiamo  coinvolto – ha spiegato Alfredo Vinciguerra, presidente provinciale della Giovane Italia a Ragusa –  tantissimi studenti delle scuole superiori e dell’università. Noi della Giovane Italia siamo stati i principali referenti del movimento dei “forconi” e  rispettando le volontà degli organizzatori ci stiamo muovendo senza esporre le nostre sigle politiche».
Anche Avanguardia Studentesca, il movimento degli studenti identitari, si è schierato col “movimento dei forconi”: «Siamo dalla parte – ha dichiarato Vincenzo Cicero, coordinatore regionale di As – dei piccoli imprenditori, dei lavoratori e dei disoccupati in rivolta. Riteniamo doveroso che anche gli studenti delle scuole superiori si uniscano ai propri genitori per dar vita una ribellione sociale, ormai necessaria a causa delle politiche del governo Monti e del governo Lombardo dichiaratamente a favore dei poteri forti e non delle comunità locali. Siamo pronti a proseguire la mobilitazione ad oltranza insieme ai “forconi”».