Ecco i tredici punti del Pdl per liberalizzare (davvero)

Liberalizzazioni? Parliamone. Ma senza false piste e scappatoie. Insomma, non saranno più farmacie e più licenze per i tassisti a salvarci dal baratro finanziario, tanto che per il Pdl le due questioni sono in fondo alla graduatoria delle priorità. È questo il succo del “Piano per lo sviluppo” presentato ieri da Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa al Senato  tenuta insieme ai capigruppo, Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto e il suo vice Massimo Corsaro e gli ex ministro Brunetta e Romani. Un piano in cui, ovviamente, la parte del leone spetta alle liberalizzazioni di cui tanto e a sproposito si parla in questi giorni. Oggi, del resto, se ne riparlerà fin nel Consiglio dei ministri che si terrà alle 10 a Palazzo Chigi.

Il “Piano per lo sviluppo”

Il documento presentato dal Pdl parte dalla constatazione della difficile congiuntura e della scarsa presa dei provvedimenti sin qui adottati: «Rileviamo infatti – si legge – che le manovre sin qui registrate non hanno affrontato compiutamente il tema dello sviluppo e della crescita; in particolare l’ultimo decreto “salva Italia” ha registrato un ulteriore aumento della pressione fiscale diretta ed indiretta, con potenziali effetti recessivi a loro volta forieri di verosimili riduzioni del Pil». Al contrario, secondo il Popolo della libertà, bisognerebbe concentrarsi, oltre che sul doveroso abbattimento del debito pubblico, su fondamentali strategie di sviluppo e crescita. In particolare, il Pdl prevede sei strade per ridare impulso all’economia: investimenti in infrastrutture, accesso al credito e patrimonializzazione delle imprese, revisione del mercato del lavoro, internazionalizzazione, semplificazione normativa e infine, appunto, liberalizzazioni. Ma sula questione bisogna fare chiarezza. La strategia deve porsi «il problema di aprire al mercato nuove opportunità di investimento e di svolgimento di servizi di pubblica utilità, lungi tuttavia dall’apparire un intervento vendicativo e vessatorio verso questo o quello». Bisogna anche evitare, si precisa, «il mero spostamento di quote di fatturato da una categoria all’altra senza alcuna ipotizzabile crescita di margine produttivo». Si deve, inoltre, aggredire «i nodi di carattere strutturale, introducendo nei vari settori il principio della libera concorrenza».

Taxi e famarcie? Per ultime

Il Pdl individua tredici settori in cui intervenire e lo fa stilando una vera e propria classifica delle priorità da affrontare. Il “podio”, per così dire, è conquistato da energia, trasporti e servizi pubblici locali. Seguono, in ordine decrescente di importanza, banche e assicurazioni, poste, telecomunicazioni, benzinai, giustizia civile, privatizzazione dell’Inail, la qurestione dei diritti d’autore e le professioni. In coda, significativamente, farmacie e taxi, in controtendenza rispetto al governo che invece delle liberalizzazioni in questi settori ha fatto una priorità. Tante, ovviamente, le proposte messe sul tavolo. Si fanno notare, per esempio, le tesi sull’energia, dove il Pdl chiede innanzitutto la semplificazione delle normative e l’agevolazione del passaggio da un cliente da un operatore ad un altro. Sul trasporto ferroviario c’è la proposta di separare la rete da Trenitalia per incrementare la concorrenza o l’idea di vendere le grandi stazioni a nuovi investitori. Nei servizi pubblici locali si critica l’eccessiva presenza dello Stato e in relazione alla questione idrica si invita a «consentire la presenza dei privati nella gestione del sistema, derogando, laddove sussistano particolari ragioni, all’obbligo di gara, che comunque deve restare il meccanismo preferenziale». Relativamente alle banche si chiede di «rafforzare il divieto di cumulo di incarichi nel settore finanziario attraverso l’introduzione di opportuni obblighi di informativa nei confronti dei regolatori di settore», nonché di «evitare il ricorso a convenzioni, tra gli operatori del settore e associazioni di operatori concorrenti, per la definizione coordinata di variabili importanti per la spinta concorrenziale nell’offerta di servizi bancari e di pagamento». Per quanto riguarda le poste si chiede di ridefinire i confini del servizi limitandolo ai soli servizi che non possano essere erogati su tutto il territorio da competitor. Nelle telecomunicazioni si vuogliono rimuovere gli ostacoli alla realizzazione delle reti da parte degli operatori ed in particolare dei nuovi entranti. E ancora: diffondere il self service ai distributori,anche nelle ore di servizio; nella giustizia rafforzare la prevenzione del contenzioso e completare il progetto di  riforma avviato dal ministero. Per quanto riguarda le professioni occorre garantire il “diritto alla difesa” e ad un “giusto processo”. Il Pdl intende poi privatizzare l’Inail e superare il monopolio Siae sui diriti d’autore. Giungiamo infine alle farmacie. Il Pdl, a tal proposito, è dell’idea che «in nessun caso si debba prevedere la vendita fuori dalle farmacie di prodotti per i quali è prescritto l’obbligo di ricetta medica». Detto questo, si suggerisce, fra le altre cose, di intervenire favorendo «l’apertura di circa 2.000 nuove farmacie» e l’istituzione «di farmacie in deroga al criterio demografico, nei centri commerciali con superfici superiori a 10.000 mq, nelle grandi stazioni, nei porti e negli aeroporti civili a traffico internazionale, purché sia rispettata una distanza minima di 1.500 metri tra il confine perimetrale della struttura e la soglia della farmacia più prossima». Per quanto riguarda i taxi, per il Pdl «al fine di efficientare il sistema e l’offerta al consumatore è necessario provvedere ad una revisione che tenga conto delle differenti realtà locali delegando l’Autorità competente e con il coinvolgimento delle associazioni di categoria».

Niente trappole a Monti

Insomma, per il Pdl le liberalizzazioni non possono essere rimandate, quel che conta è concentrarsi sui «veri mercati capaci di liberare forze di sviluppo e di interesse economico, quali l’energia, i trasporti, i servizi pubblici locali ecc.», senza «operazioni di facciata, realizzate a misura su circoscritte categorie». Il concetto è stato ribadito da Alfano in conferenza stampa, precisando a chiare lettere anche l’intento costruttivo della proposta. «Noi – ha detto il segretario del Pdl – abbiamo presentato un piano di liberalizzazioni in 13 punti. Sono le proposte del Pdl, non ci illudiamo che il governo le accolga tutte ma speriamo che la nostra visione sia recepita. Non siamo a caccia di pretesti per mettere in difficoltà il governo o farlo cadere. Il governo se ritiene può intervenire. Leggeremo il decreto e ci renderemo conto se il provvedimento seguirà una logica organica e gerarchica, se invece ci rendiamo conto che si pensa di convincere le agenzie di rating aumentando il numero delle farmacie o delle licenze dei taxi, lasciamo libertà di crederci ma noi non lo faremo. Il governo intervenga per aumentare la concorrenza ma non per sfasciare il sistema Italia».