E perfino l’Onu ci chiede chiarezza sul disastro

Dopo la rabbia collettiva e l’individuazione del capo espiatorio (il comandante Francesco Schettino, sottoposto agli arresti domiciliari) il naufragio della Costa Concordia è finito in Parlamento.
Ieri il governo ha riferito a Montecitorio attraverso un’informativa e ha trovato l’eroe bipartisan. Attraverso il viceministro alla Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia, rivolge «un encomio solenne a Gregorio De Falco», il comandante della Capitaneria di porto di Livorno «per l’impegno profuso». Al nome di De Falco è partito un prolungato applauso bipartisan. Come ha osservato l’ex ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, «la tragedia della nave naufragata dovrebbe costituire l’allarme per la coscienza collettiva nazionale, per la mancanza di rigore. Un rigore che è semplicemente senso del dovere, come ha testimoniato il comandante De Falco».
In aula Corrado Passera ha parlato di «un evento tragico frutto di errori umani gravissimi e del non rispetto delle norme», ma il ministro dello Sviluppo e dei Trasporti, ha parlato anche di una «ottima prova delle strutture dei ministeri e dello Stato a livello centrale e locale». Sull’allarme ecologico e lo svuotamento dei carburanti «si tratta di un piano complesso: è un intervento su 15 serbatoi con la possibilità di un preriscaldamento del carburante» per consentirne l’aspirazione. Così il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ricordando «il piano consegnato martedì dalla compagnia per lo svuotamento dei serbatoi» della nave naufragata.  «Le operazioni dovrebbero durare perlomeno due settimane – ha aggiunto Clini – si tratta di un tempo relativamente lungo» ed è per questo che «si sta cercando di capire quali sono le condizioni per tenere la nave in stabilità». Secondo il ministro «le evoluzioni delle condizioni meteo-climatiche potrebbero, infatti, determinare lo spostamento e l’inabissamento della nave». Se questo dovesse avvenire, prosegue, «non possiamo prevedere nè i danni alla nave nè i danni ambientali». Dall’altra parte, conclude Clini, è necessario «completare la ricerca ancora in corso per il ritrovamento di eventuali superstiti». Di sicuro, «mai più “inchini” da parte di un comandante, nè all’Isola del Giglio nè da nessun’altra parte»: lo ha chiesto Mario Valducci del Pdl dopo l’informativa del governo. «Il rispetto delle regole – ha detto Valducci – e la nostra cantieristica valgono più di qualsiasi “inchino”».  Una prassi pericolosa, un omaggio ad alto rischio, in ogni caso «una consuetudine che non può più essere tollerata», per dirla con il ministro dell’Ambiente.
Sul fronte delle indagini, il Gip, Valeria Montesarchio, ha disposto i domiciliari per il comandante Francesco Schettino nella sua casa a Meta di Sorrento. Lui si è difeso: «Ho fatto il mio dovere, c’è stato un errore nella manovra, ma non è vero che sono scappato». Nell’ordinanza, il gip sostiene che Schettino abbandonò la nave mentre a bordo c’erano almeno un centinaio di persone e che, durante l’interrogatorio, il comandante ha detto di essere stato obbligato a scendere dalla nave mentre altri ufficiali erano rimasti a dirigere i soccorsi. Il comandante Schettino («Il capitan Coniglio» lo ha definito il New York Post per una tragedia che ieri teneva banco tra le news principali anche delle tv giapponesi) è l’unico responsabile del naufragio del Costa Concordia? Intanto saltano le prime teste: per un’intervista di troppo si è dimesso Gianni Scerni, presidente del Rina, la società che ha certificato sistemi e procedure di sicurezza della Costa Concordia. Al Secolo XIX in articolo dal titolo «Ma l’armatore non poteva non sapere», si legge che «qualche dubbio a Scerni viene solo sul fatto che la società non fosse conoscenza della pratica dell’“inchino”». Una frase che l’organismo Rina ha contestato. «Il contenuto dell’intervista attribuita al signor Scerni – si legge nella nota del Rina – non risponde alla realtà dei fatti e alla posizione del Rina in questa vicenda. Il gruppo conosce le procedure che Costa Crociere applica e può confermare che le rotte sono programmate dalla società e rispondenti a tutti i criteri di buona navigazione». Da qui le inevitabili dimissioni di Scerni. Chiede un’indagine approfondita anche l’Onu. «Vorrei esortare l’amministrazione dello Stato di bandiera a condurre l’inchiesta coprendo tutti gli aspetti dell’incidente, fornendo al più presto i risultati all’Omi, conformemente alle disposizioni Solas». Così il segretario generale dell’agenzia Onu responsabile della sicurezza del trasporto marittimo,  Koji Sekimizu, precisando che «occorre attendere i risultati delle indagini senza pregiudizi e speculazioni in questa fase».
A livello nazionale, non si accontentano della versione di un solo uomo responsabile, anche le associazioni dei consumatori: «Il naufragio non può essere imputato solo all’incapacità del comandante della nave, ma deve essere estesa ai responsabili della Compagnia armatrice atteso che nave Concordia già in precedenza aveva tenuto la medesima rotta pericolosa navigando non a quattro miglia come previsto ma ad una distanza minima analoga a quella del giorno del naufragio, come documentato da pubblicazioni su Facebook e da foto di cui i mass media hanno dato ampio risalto». A scriverlo in una nota l’associazione “Avvocatideiconsumatori”.
Intanto, all’Isola del Giglio, si combatte ancora su due fronti: la ricerca dei dispersi e la messa in sicurezza per la nave. Con l’identificazione di una delle 5 vittime trovate martedì mattina sulla Costa Concordia, l’ ungherese Sandro Feher, membro dell’equipaggio, e la conferma che una delle persone disperse è viva, rintracciata in Germania (la signora Gertrud Goergens), scende a 21 il numero delle persone di cui ancora non si hanno notizie dopo il naufragio. Degli 11 cadaveri trovati fino ad ora, quattro sono ancora senza nome. Un movimento improvviso dell’imbarcazione ha fatto sospendere tutte le ricerche. Mentre fanno paura le 2.400 tonnellate di carburante che potrebbero finire in mare, anche se per ora sono saldamente contenute nella nave come ribadisce, Filippo Marini portavoce della Guardia Costiera. «Si sta velocemente valutando un piano per la rimozione, al momento non ci sono stati sversamenti».
Polemiche sono sorte anche sulla diffusione in rete delle conversazioni tra la capitaneria di porto e Schettino.  «Per diffondere la telefonata di un uomo in evidente stato confusionale ed altrettanto evidentemente in torto per aver abbandonato la nave ha sputtanato la marineria italiana nel mondo intero. Chi pensa di aver fatto un buon servizio non sa di che parla». A parlare così della diffusione della telefonate tra la Capitaneria di Porto di Livorno e il comandante della Costa Concordia è il comandante di lungo corso Antonio Nesi, 80 anni, di cui 61 passati ad occuparsi di navi, prima a bordo e poi da consulente di importanti armatori e originario di Piano di Sorrento (il paese accanto a Meta di Sorrento, dove Schettino vive ed è tornato agli arresti domiciliari). «Era giusto renderlo pubblico e diffonderlo a tutto il pianeta, screditando la tradizione di una marineria ammirata in tutto il mondo, per avere un buono (Gregorio De Falco) e un cattivo (Schettino) da offrire alle prime pagine?»