E il governo va sotto sugli italiani di Libia

Quando meno te l’aspetti, il governo con la più larga maggioranza parlamentare della storia repubblicana va sotto sull’argomento meno gettonato dai giornali, quel trattato di amicizia tra Italia e Libia che il governo Berlusconi aveva siglato con il raìs Gheddafi e che adesso il governo Monti ha intenzione di riproporre ai nuovi vertici del Paese. Nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera è passato un emendamento al Milleproroghe che stanzia 150 milioni in tre anni in favore degli esuli italiani cacciati da Gheddafi dalla Libia nel 1970. Il governo aveva dato parere contrario, ponendo dubbi sulla copertura, ma il tandem Marco Marsilio (Pdl) e Amedeo Ciccanti (Udc) è riuscito nell’impresa di creare un fronte bipartisan davvero insolito, dal Pdl al Terzo polo, all’Idv fino alla Lega e ad alcuni deputati del Pd- La norma era stata inserita dal Parlamento nella Ratifica del Trattato di amicizia con la Libia del 2009. «Allora – ricorda Marsilio – il governo previse un finanziamento per tre anni, con l’impegno di rinnovarlo a fine 2011, cosa che poi non è stata fatta. La copertura è un piccola aliquota (2 per mille) a carico delle grandi imprese che operano in Libia, e non è un caso che l’Eni si sia opposta a questa misura». Marsilio sottolinea che «è una misura che ha più un valore di risarcimento morale che economico». Il “nemico”, però, a quanto pare non è il governo, ma quella cinghia di trasmissione che lo lega all’Eni, tra e grandi aziende che dovrebbe aprire i cordoni. Una posizione, quella del colosso degli idrocarburi, che Marsilio giudica indecente”: «Per 40 anni non abbiamo difeso le ragioni degli esuli cacciati dalla Libia per realismo economico, per difendere i buoni rapporti che consentissero la penetrazione nel mercato libico dell’Eni e di altre nostre grandi aziende: se le si chiede qualche spicciolo a fronte di enormi guadagni mi sembra giusto».