Deficit in calo nel 2011. Ma non c’era ancora il Cav?

Effetto Monti retroattivo, miracoloso: il professore si insedia a Palazzo Chigi solo il 16 novembre (quindi agli sgoccioli del vecchio anno) eppure è lui l’artefice segreto della riduzione del deficit pubblico italiano del 2011 diffuso ieri dall’Istat. Il sobrio ex commissario europeo lavorava alacremente per la salvezza nazionale trasformando in oro quello che gli passava sotto il naso. Parola di Corriere on line che ha dato la notizia del miglior rapporto tra deficit e Pil dal 2008 sotto il titolo “Monti: gli italiani hanno fatto sacrifici”. Leggendo frettolosamente, senza cliccare l’articolo il lettore è portato a pensare che la lieta novella sia merito del premier e del governo della provvidenza. Piccoli dettagli? Non proprio, visto che dopo un’oretta dal sito scompare il titolo che viene aggiornato con una più cauta cronaca dell’incontro Monti-Merkel.
Di gaffe in gaffe il più prestigioso quotidiano nazionale si conferma distratto, superficiale o semplicemente fazioso. Si è dimenticato di evidenziare nel titolo che i numeri si riferiscono al periodo gennaio-settembre 2011, in piena stagione berlusconiana, quella descritta dai media che contano come una palude stagnante tutta scandali e bunga bunga. «Il rapporto tra deficit e Pil – leggiamo dai dati Istat –«nei primi 9 mesi del 2011 è stato pari al 4,3%, inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2010 (era al 4,6%). È il miglior dato dai primi nove mesi del 2008». Noi, nel nostro piccolo, lo scrivevamo denunciando gli strabismi dei giornali per i quali Silvio Berlusconi, e non la stasi europea, era il primo responsabile della crisi, gli stessi che oggi scrivono che la tempesta finanziaria è frutto di una congiuntura internazionale che va spiegata con la crisi dell’euro e la debolezza dell’Europa. E che bravo Monti che, dalle colonne del Die Welt, fa sapere che se l’Ue non darà segnali di ripresa e di lavoro saranno guai.
Pare Berlusconi ma attenzione a nominarlo: da un paio di mesi sui quotidiani che pesano regna l’embargo sull’ex premier anche quando le notizie, talvolta positive, riguardano il suo governo, a meno che non si voglia sostenere che l’istituto statistico sia nel libro paga del Cavaliere. Se Corriere e Repubblica non si curano del passatoi, il Codacons si occupa di ridimensionare i numeri, non si sa mai a qualcuno scappasse un po’ di nostalgia («i dati Istat positivi risultano viziati dal fatto che l’Italia continua a non crescere»).
Se a qualcuno venisse voglia di cimentarsi con gli archivi web potrebbe imbattersi nel discorso di Berlusconi al convegno per i cento anni di Confindustria a Parma. Correva l’anno 2010 e l’allora presidente del Consiglio ebbe l’ardire di sostenere che «il Paese non era in declino». E giù commenti velenosi, articolesse grondanti ironia sull’anziano premier a corto di argomenti. Convinto che l’Italia avesse la capacità e le risorse per andare avanti, l’ex premier faceva solo campagna elettorale. «Nel 2010 – diceva al parterre degli industriali – saremo il Paese della vecchia Unione europea con il più basso deficit primario. Da troppe parti si dice che il nostro Paese sta declinando io vorrei dire che nel 2009-2010 siamo stati in grado di presentare il deficit pubblico che è tra i più contenuti. Grandi Paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna hanno un deficit doppio o più che doppio rispetto al nostro».
Panzane? «Abbiamo ereditato dai governi precedenti il più grande debito pubblico d’Europa, soprattutto da quelli del compromesso storico, e da quelli dal 1980 al 1992 che hanno moltiplicato per otto il debito pubblico che noi paghiamo con interessi passivi. Questo debito scade ogni anno, ogni giorno dobbiamo trovare investitori che comprano un miliardo di titoli dello Stato italiano, se non ci fosse grande fiducia questi investitori sparirebbero o ci chiederebbero tassi insostenibili come quelli della Grecia. Noi siamo riusciti a mettere in pratica il rigore e tenere in ordine i conti pubblici». Quelle che si volevano far credere fossero “panzane” sono invece state confermate ieri dall’Istat. A proposito, scartabellando tra le piccole news di giornata, quelle che oggi la stampa laica e pluralista metterà in breve, si trova un altro numero scandaloso. «Nell’anno della crisi il made in Italy sulle tavole mondiali raggiunge il massimo storico di circa 30 miliardi nel valore delle esportazioni, per effetto di una crescita del 9%». Ma è solo uno spot della Coldiretti «sulla base degli andamenti registrati nel commercio estero agroalimentare dall’Istat nei primi nove mesi del 2011».