Che guaio, i camionisti ci negano la Coca Cola

L’allarmismo gioca brutti scherzi, specialmente se viene fuori da un’informazione – televisiva e su carta stampata – che per far notizia ingigantisce i problemi finendo per incutere un certo timore nell’opinione pubblica. Lo sciopero dei Tir ha creato e continua a creare disagi, ma da qui a raccontare un’emergenza pari a quella di un terremoto ce ne corre. E invece l’effetto-panico ha avuto la meglio: anche ieri molti distributori di benzina hanno esposto il cartello “tutto esaurito”, dopo le lunghe code degli automobilisti che volevano assicurarsi il pieno. Altri distributori sono stati pizzicati perché vendevano benzina a un prezzo maggiore rispetto a quanto esposto sul cartello all’esterno dell’esercizio (i furbetti non mancano mai). Nei supermercati molti scaffali sono rimasti vuoti e non erano solo le massaie ad essere impaurite dalle notizie dei tiggì: qui finisce che non abbiamo neppure un pezzo di pane da mettere sotto i denti, meglio riempire i carrelli e infilare tutto nel freezer. In varie città c’è stata folla alle iniziative promosse dalla Coldiretti per regalare frutta e verdura, non si sa se perché non occorreva spendere neppure un euro oppure perché c’era da mettere al sicuro qualche scorta alimentare. Avere in casa insalata, radicchio, carote, cavoli e finocchi dà una certa sicurezza. Ma le agenzie di stampa, sempre ieri, hanno diffuso la vera notizia destinata a creare terrore: la Coca-Cola Hbc Italia ha annunciato di essere stata costretta a fermare la produzione negli impianti di produzione di Marcianise (Caserta) e Rionero in Vulture (Potenza) come conseguenza diretta dei blocchi attuati dagli autotrasportatori. Accidenti, rischiamo di restare a secco, di rimanere senza la magica bevanda delle bollicine. E questo è un guaio serio perché, come cantava Vasco Rossi, «bevi la Coca Cola che ti fa bene, bevi la Coca Cola che ti fa digerire». E di questi tempi, tra stangate, pacchetti e spread, di digestivi ce n’è davvero un gran bisogno…