Caro Borgonovo, hai ragione: la nuova caccia al fascio fa paura

«Generali golpisti fascisti / formaggini ombrellai nazisti / bersaglieri ciclisti fascisti / è tutta una festa!». A leggere i giornali di questi giorni sembra che la festa di cui parlava la Compagnia dell’anello in una vecchia canzone non sia affatto finita. Leggere, per credere, l’articolo di Francesco Borgonovo su Libero di ieri, significativamente intitolato: “Non c’è più Silvio, giornali a caccia di fascisti immaginari”. «A che pro – si chiede il giornalista – sventolare lo spauracchio dei camerati? Semplice, caduto Silvio e sepolto, almeno per ora, l’antiberlusconismo, è indispensabile costruire un nuovo nemico». È tutto vero. Ma è anche tutto dannatamente pericoloso.

Scoop e allarmi sociali

E vediamole, allora, le tappe di questa deriva allarmistica. Chi si sia recato in edicola in questa settimana, per esempio, avrà avuto l’impressione di vivere in una sorta di incubo totalitario. Copertina di Sette, inserto del Corriere della Sera: “L’onda nera”, con tanto di pittoreschi naonazi americani e allusioni a una «misteriosa struttura europea» stile Il codice Da Vinci. Venerdì di Repubblica: copertina dedicata a piazza Fontana. C’è un film in uscita, ok. Ma l’intento non sembra esattamente innocente. Il Fatto Quotidiano: da giorni non si parla d’altro che di una rissa fra quindicenni, risalente a 31 mesi fa, per la quale non c’è una denuncia né un referto medico e che riguarderebbe ragazzini nella assoluta totalità… di destra (niente raid politico, quindi). Su L’Unità, invece, Mariagrazia Gerina non conosce tregua e si dà un gran da fare per imputare ad Alemanno ogni sorta di complicità oscura. E stiamo parlando solo di questa settimana. Che dire, poi, dello psicodramma sul concerto del console Vattani, di Forza Nuova che infiltrerebbe i Forconi, delle campagne stampa contro CasaPound, dei blitz (assurdi giuridicamente, per quanto possano essere indifendibili politicamente le vittime) contro Militia, degli scoop di Marco Pasqua su Repubblica e di quelli di Saverio Ferrari su Liberazione? Fascismo, nazismo, razzismo, ovunque trame, ovunque pericoli. La democrazia ha le ore contate, bisogna vigilare. E dare tutto il potere alle elite morali, per farci liberare dal male. Detto, fatto…

Essi vivono
Già da qualche anno, del resto, le librerie sono piene di saggi sull’avanzata dell’estrema destra. Che è da una decina d’anni che avanza, a sentir loro, tanto che non si capisce come mai non abbia ancora preso il potere. Ma l’importante è creare allarmismo, il resto viene da sé. Facciamo una panoramica relativa agli ultimi anni: nel 2008 esce il surreale Nazirock – Come sdoganare la svastica e i saluti romani, film-documentario di Claudio Lazzaro. Pochi mesi dopo ci si mette Repubblica, pubblicando il video-reportage Fuori dalle fogne, delirando di “50mila neofascisti” che abiterebbero nella sola capitale. Il capolavoro, tuttavia, è Bande nere. Come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti, di Paolo Berizzi (Bompiani 2009), che sbaglia gli articoli della Costituzione in copertina e pubblica foto di carabinieri spacciandoli per mafiosi. Bompiani dovrà ritirare il libro dal commercio. Andiamo avanti: L’orda nera, di Fasanella e Grippo (Rizzoli 2009). La copertina parla, placidamente, di un estremismo che «dilaga nelle periferie urbane, nei centri sociali, nelle curve degli stadi, nel web e nei gruppi studenteschi». E come non citare l’ineffabile Saverio Ferrari (controllare la biografia sul web, please…) e le sue perle: Le nuove camicie brune. Il neofascismo oggi in Italia e Fascisti a Milano. Da Ordine Nuovo a Cuore Nero, entrambi editi da Bfs rispettivamente nel 2009 e nel 2011?

Nemico e stato d’eccezione
Si badi al tono: è sempre emergenziale. Loro sono qui, sono tra noi, la democrazia è in pericolo, presto la peste bruna dilagherà. Non c’è nulla di politologico o di sociologico, è propaganda di guerra: si sta individuando un nemico che, per essere tale, deve anche essere pericoloso. E sfuggente, annidato nei posti di potere, onnipervasivo. L’esame dell’estrema destra prevede la sospensione dell’analisi, in un tripudio di «dilagano», «ritornano», «avanzano», «sono tra noi». Prima di Borgonovo, del resto, già Carl Schmitt aveva capito l’importanza della designazione del nemico in politica. Con una postilla: è nello stato d’eccezione (Ernstfall) che individuare l’hostis diventa necessario. E se lo stato d’eccezione non c’è, lo si crea. Trovare un bersaglio facile è allora cruciale per la sopravvivenza del potere. E i fascisti, si sa, sono non facile ma facilissimo bersaglio, nonostante tutto il fantasioso gossip sulle protezioni e le connivenze delle “bande nere”. Da Hobbes in poi, l’importanza della paura per il consolidamento dell’autorità è nota. E i fascisti fanno paura. Talvolta ci mettono del loro, molto più spesso il mostro si crea a tavolino. La relativa esiguità dei militanti dell’estrema destra e l’assoluta disinformazione sulle loro iniziative, del resto, sono perfetti per costruire l’immagine sulfurea. I neofascisti non sono persone normali, ma abitanti di un altrove metafisico, inquilini di un cattiverio. Fanno paura, ma finché sono lontani e se ne stanno nel ghetto non c’è granché da preoccuparsi. Se invece si dimostra che vivono tra noi, che potrebbero essere i migliori amici di nostro figlio, le cose cambiano. Questa deriva forcaiola, paranoica, demonizzante, ovviamente, può trovare solo nella politica un argine reale. Quando la politica va in soffitta e ci si affida alle oligarchie (leggi: i tecnici) c’è invece il “tana libera tutti” e il confronto ridiventa faida. Sicuri che l’Italia del 2012 se lo possa permettere?