Blitz-fiction a Cortina: fu vera gloria?

La fiction prende il posto del cinepanettone, in crisi di incassi e spettatori. Niente Christian De Sica, niente Sabrina Ferilli, niente corna e promesse non mantenute, facili risate su borghesucci piccoli piccoli o su personaggi caricaturali: il Capodanno a Cortina è tutt’altra cosa, c’è un attore emergente (Mario Monti) che guida le gesta eroiche dei nuovi giustizieri e, sullo sfondo, ci sono schiere di cronisti plaudenti che riempiono le pagine di titoloni, «Miracolo a Cortina» (l’Unità), «Si può scovare e punire i ricchi evasori» (il Fatto Quotidiano), «Il miracolo della Finanza» (Repubblica). Il tutto, per dare la sensazione –perché la sensazione è più importante elettoralmente delle cifre e spesso della realtà – che con il governo dei tecnici qualcosa stia cambiando, che magari il governo precedente strizzava l’occhio agli evasori e che ci voleva la boccata d’ossigeno dei “professoroni” per liberarci dall’inquinamento berlusconiano.
Non è così. Avere delle perplessità sul blitz di Cortina (che al massimo recupererà cifre da salvadanaio, visto che si tratta di qualche decina di persone coinvolte) non significa affatto difendere chi non paga le tasse. Negli ultimi anni, infatti, c’è stato un forte aumento delle entrate derivanti dalla lotta all’evasione e qualche merito il governo di centrodestra ce l’avrà pure avuto, visti i dati diffusi periodicamente alla stampa e di cui la stampa, chissà per quale misterioso motivo, non ha mai parlato. Nel 2010 gli incassi sono stati superiori ai dieci miliardi, circa il doppio rispetto a tre anni prima, nel 2011 si è superata la soglia degli undici e la strategia – come ha più volte affermato l’Agenzia delle Entrate – ha sempre previsto controlli a tappeto con un occhio particolare ai “ricchi”, dagli yacht ai vip e alle attività balneari, tanto per citare qualche esempio. Ragion per cui la facile demagogia che sta circondando il blitz di Cortina, quella che di solito viene tirata fuori nei discorsi sull’autobus o al bar, davanti a una tazzina di caffè, finisce per svilire l’azione degli uomini impegnati a scovare i furbetti. Nessuno, chiariamoci, è contro i controlli ma è rozza la spettacolarizzazione del blitz usata come arma per gettare fumo negli occhi alla gente, col solo obiettivo di far credere che ora, con Monti, tutto cambia e “anche i ricchi piangono”. Aggiungendo, in questo modo, la telenovela alla fiction.
Il polverone di critiche alle dichiarazioni di chi aveva perplessità sul blitz di Cortina è continuato anche ieri. Con vari botta e risposta. «Ribadiamo – ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto – la profonda convinzione che l’Agenzia delle Entrate non debba assumere una configurazione politica, mediatica e anche propagandistica». Occorre sobrietà. Altrimenti si scivola sulla classica buccia di banana visto che, come ha rilevato il Lef (associazione per la legalità e l’equità fiscale) la stessa Agenzia delle Entrate aveva sostanzialmente abbandonato i controlli su scontrini e ricevute, con un calo del 700 per cento. Scontrini e ricevute che, è bene sottolinearlo, non riguardano le sole località di montagna nei periodi natalizi. Gli albergatori sono andati giù duro, parlando di «dati urlati e non verificati per un’operazione in pieno stile hollywoodiano». Gli accertamenti – ha detto caustico Gherardo Manaigo, presidente dell’Associazione Albergatori Cortina – «sono ancora in corso, al momento sono solo stati estrapolati dei dati da scoop e lanciati facendo di tutta l’erba un fascio». Con il rischio «di ritrovarci a fine indagine di fronte a una realtà completamente travisata. Ma che lascerà comunque un segno indelebile sul territorio. E a pagarne le conseguenze saremo tutti noi che già stiamo rispondendo a disdette sulle prenotazioni». Sulla stessa lunghezza d’onda è Maurizio Paniz: «La spettacolarizzazione di controlli legittimi danneggia Cortina e la laboriosità dei suoi cittadini – ha evidenziato il componente della commissione Giustizia della Camera – mortificando anche il lavoro di chi, tutti i giorni, come la locale Guardia di Finanza, sorveglia gli evasori che vanno certamente sanati, ma non danneggiando la faticosa attività di chi fa del turismo, soprattutto in tempi difficili come quelli attuali, una indispensabile ragione di vita». Tutte questioni superate dal centrosinistra, con il Pd che esulta: «Finalmente siamo un Paese normale», dicono quasi a una sola voce. In ossequio a Monti. Come se poi l’altro Paese, quello «anormale», non sia stato governato anche da loro e per parecchi anni.