Video-marchetta agli indignati: paga il Pd

Sono il 99% della popolazione mondiale, in lotta contro l’1% che detiene il potere economico-finanziario. Chi li abbia contati non si sa, dato che non li ha eletti nessuno. E se anche fosse vero, ci sarebbe comunque da preoccuparsi: perché un tale unanimismo dovrebbe essere sinonimo di oppressione antidemocratica a Pyongyang per trasformarsi in moto spontaneo di popolo nelle piazze occidentali? Domande che probabilmente non sentiremo mai nel documentario agiografico sugli “indignados” Rimetti a noi i nostri debiti, prodotto dalle Officine Tau (mica piazza e fichi…), ovvero da da Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone (come sopra). Ieri il trailer del marchettone ha cominciato a girare in rete ed è tutto un programma: una diciassettenne con un cuore disegnato sulla guancia che ci spiega come fare la rivoluzione, un tizio semisoffocato da una kefiah che vuole dare l’assalto al Palazzo d’Inverno (ah, bei tempi quando i “compagni” leggevano Foucault e ci risparmiavano queste castronerie). C’è un Lech Walesa fresco di riesumazione che vede nei fatti di questi mesi il chiaro segnale che «siamo cinque anni prima lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre». Mi raccomando: cinque anni precisi, né quattro e mezzo né sei. Per i numeri del Lotto, dice, si sta ancora attrezzando. Dalle prime indiscrezioni, invece, sembrerebbe affrontata a volo d’angelo, quasi di sfuggita, la problematica relativa alle violenze del 15 ottobre. Evidentemente le contraddizioni interne al movimento non fanno parte della sfera d’interesse dei registi. Oppure, a voler essere maliziosi, si potrebbe pensare che una visione meno marchettara ed edulcorata degli “indignati” non piacesse ai committenti. Cioè al Pd, dato che il lavoro è stato commissionato dal Forum Nuovi Linguaggi e Nuove Culture del Partito Democratico, di cui è responsabile Pippo Civati, consigliere regionale della Lombardia e membro della segreteria nazionale. Tana!