Un’Europa che risponda

Una delle formule come al solito anodine, che circola tra il Parlamento europeo, quello nazionale (ormai trasformato in un bivacco di zombie) e i luoghi dove c’è la gente che conta (cioè le redazioni della Repubblica e del Corriere) è: “Serve un’Europa forte, che risponda ai mercati”. Come tutte le banalità suona intelligente e quindi va per la maggiore. Il problema è che può significare due cose opposte: una, che è quella che sosteniamo noi da sempre, e un’altra, che è invece quella auspicata e realizzata dalle centrali antipolitiche e antinazionali. Quello che vorremmo noi sarebbe più politica o una politica più forte, quindi un’Europa (ma soprattutto un’Italia) che non si fa camminare in faccia dagli speculatori che ti si comprano e rivendono a loro piacimento e quindi risponde ai mercati, ma gli risponde per le rime. L’altra è un’Europa (ma soprattutto un’Italia) che si fa imporre tutto dalle centrali speculative o meglio dai suoi impiegati, si fa prendere per le orecchie ogni volta che cerca di affermare l’interesse dei cittadini, si fa fare dai loro giornali la lista di chi è degno e di chi non lo è e insomma risponde, certo, ma agli ordini, ai condizionamenti e agli aut aut che capricciosamente e di continuo piovono sulla nostra “classe dirigente” di venduti, prezzolati o semplicemente ignavi. Insomma, c’è un’Europa e un’Italia che risponde “sissignore”. Noi ancora sogniamo che ce ne possa essere un’altra che al signor Mercati risponda: “vaffan….”.