Torna il Pd “di yacht e di governo”

“Anche i ricchi piangano”: quel manifesto che Rifondazione fece stampare nel 2007 per convincere il “suo” governo a stangare i ricchi diportisti, resta una delle pagine più divertenti di quell’allegra armata Brancaleone che con Prodi provò a governare l’Italia per un paio d’anni. Erano i tempi dell’offensiva comunista contro la deriva moderata di quell’esecutivo, che secondo i Ferrero e i Diliberto una cosina “di sinistra” proprio non voleva farla. Anche perché il partito dei “marinaretti”, nel Pd, è stato sempre ben rappresentato, con Massimo D’Alema in prima fila a respingere gli assalti del fisco al settore della nautica. Oggi la storia si ripete, come al solito sotto forma di farsa. C’è un governo di tecnici che ha fatto una cosa “di sinistra”, introducendo una tassa sul lusso che stanga tutti coloro che approdano nei porti con barche da diporto o yacht, e che succede? A sinistra riesplode lo psicodramma della barca.

Chi difendere: pensionati o skipper?

Quelli di Rifondazione plaudono alle misure di Monti mentre i governatori del Pd “di yacht e di governo” scendono sul piede di guerra. Sia chiaro, ognuno per un motivo legittimo (il turismo, i cantieri) anche i presidenti di centrodestra protestano, ma certo questo non rappresenta una sorpresa, dal punto di vista politico. Ma assistere alle polemiche dei vari Errani (Emilia) o Burlando (Liguria) contro la misura stanga-barca-di-lusso del governo Monti, crea un profondo imbarazzo nella loro area politica. Anche perché è difficile spiegare agli elettori del centrosinistra come sia possibile difendere contemporaneamente i lavoratori di Termini, alle prese con la fuga della Fiat, e i pensionati, alle prese con la la stangata di Monti. E al contempo attaccare gli evasori fiscali, su cui – dice il Pd – non è stato fatto abbastanza. Piccolo particolare: la tassa sui diportisti di lusso che stazionano nei porti ha proprio lo scopo di stanare gli evasori, quelli che intestano gli yacht a società off-shore e così sfuggono alla morsa dell’erario. Solo “colpendoli” quando attraccano si può sperare di spillargli qualche quattrino. Giusto o sbagliata che sia, su questa misura per il Pd è imbarazzante fare la guerra in Parlamento.

Dal primo maggio son dolori
“Dal primo maggio 2012 le navi e le imbarcazioni da diporto nazionali ed estere, che stazionano in porti marittimi nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche anche se in concessione a privati sono soggette al pagamento della tassa per ogni giorno o frazione di esso”, è scritto nella manovra. Il pagamento è così suddiviso: 7 euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 10,01 metri a 12 metri; 12 euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 12,01 metri a 14 metri; 40 euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 14,01 a 17 metri; 75 euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 17,01 a 24 metri; 150 euro giornalieri per le navi da diporto di lunghezza da 24,01 metri. Una misura simbolica, che però un po’ di feno in cascina, a Monti, ne porterà. Un esempio? Per una settimana a Ponza D’Alema e il suo Ikarus pagherebbero oltre 500 euro.

I dalemiani in campo
Ed ecco che scendono in campo i governatori: «La tassa di stazionamento degli yacht di lusso finirebbe per danneggiare l’economia del turismo nautica in Liguria, significherebbe spostare la nautica di lusso in Costa azzurra, metterebbe i bastoni tra le ruote all’industria nautica e al turismo», dice il presidente Burlando. Gi fa eco Vasco Errani, presidente dell’Emilia Romagna: «Il tema della tassa di stazionamento rischia di essere un elemento che mette in discussione la competitività dei sistemi dei porti. Altra cosa invece è una tassa sulla proprietà che avrebbe un significato diverso, cioè una sorta di patrimoniale». Sarà un caso, ma sono entrabi dalemiani. Anche se, a onor del vero, il popolare Baffino pare che se abbia venduto la sua barca a vela di lusso, Ikarus, anche se non ha perso l’hobby della navigazione. Hobby che coltiva talvolta anche con un grande velista, Giovanni Soldini, con cui s’è anche intrattenuto a dibattito in occasione di una festa dell’Unità di qualche anno fa.

L’offensiva di Soldini

Sarà un’altra coincidenza, ma anche il velista di fama mondiale s’è scagliato contro la tassa sullo stazionamento delle barche, che avrà come unico effetto la «fuga all’estero degli scafi», con conseguente «chiusura dei porti». «Premesso che sono felice che ci sia questo governo, ho stima in Monti e se l’Italia ha qualche chance di salvarsi è con lui – ha detto Soldini – però sulla nautica mi hanno deluso. Non hanno capito di cosa si sta parlando: equiparare una barca a vela a un elicottero è una follia. Non si può chiedere 7 euro di tassa al giorno ha chi ha una barca di 10 metri che vale 35.000 euro. Non ha senso: quello che otterranno è che tutti porteranno le barche fuori dall’Italia e i porti falliranno». Secondo il velista solitario, che si prepara ad una serie di record in nordatlantico, è giusto che tutti partecipino al risanamento, però. «È vero, chi possiede una barca non è sul lastrico, ma non capisco come mai chi possiede una seconda casa di 200 metri quadri paga 800 euro di Ici e 3000 euro chi ha una barca di 10 metri. Normale che poi tutti le prendano e le portino via. Si continua a sottovalutare che il turismo nautico è una risorsa del Paese, un potenziale business che andrebbe curato con maggiore competenza. Direi che questa non è la strada giusta per sviluppare la nautica. Quanto alla manovra in generale, certe misure andavano adottate dieci anni fa: la situazione è drammatica e, speriamo, ci hanno ripreso per i capelli». Solita solfa: è giusto fare i sacrifici. Ma è più giusto se li fanno gli altri, soprattutto se ci sono di mezzo i propri Soldini.